Fontecchio resta ufficialmente ai Miami Heat.
Che l’unico giocatore NBA nato in Italia di quest’epoca venga confermato in NBA, venga confermato da uno dei migliori coach di sempre come Erik Spoelstra, che venga confermato in una squadra dove ha dichiarato di essersi trovato benissimo dentro e fuori dal campo, e che possa giocare al fianco di uno come Giannis Antetokounmpo, è una di quelle notizie che fanno provare lo stesso godimento dell’altro lato del cuscino in questo periodo.
#NBAtipo
Queste foto ritraggono una partita del 15 marzo scorso: Cremona-Brescia.
Brescia vince con una tripla allo scadere. Il palasport è gremito per un derby lombardo molto sentito, con una grande presenza di tifosi bresciani.
Tutto questo accadeva appena 3 mesi fa.
3 mesi dopo Cremona e Brescia non esistono più: al posto loro, l'anno prossimo, in Serie A ci saranno due nuove squadre di Roma.
Nel 1998 usciva al cinema un film capolavoro con protagonista Jim Carrey: "The Truman Show". Il film narra la storia di un uomo ignaro che la sua intera esistenza sia in realtà un reality show televisivo planetario.
Guardando oggi le foto di quella partita sembra di rivedere un remake del film, con l'unica differenza che non c'è un solo ignaro protagonista, ma migliaia di persone dentro e fuori quel palasport.
Mentre per la Vanoli il futuro incerto era nell'aria da tempo, per i bresciani la questione è stata molto più irreale.
Due settimane fa la società ha comunicato l'acquisto di un giocatore: due settimane dopo la società ha venduto il diritto sportivo di Serie A.
La compravendita di diritti sportivi, per chi segue poco il basket italiano, è sempre stata permessa dal regolamento e parecchio diffusa: più della metà delle squadre di Serie A di oggi, negli ultimi 20 anni, hanno comprato il diritto sportivo di un altro club a seguito di fallimenti e/o problemi economici.
È una pratica bella? Secondo noi no. È una pratica che andrebbe regolamentata meglio? Secondo noi sì.
Ma è lecita.
E soprattutto, sottolineiamo, che quando c'è qualcuno che compra è perchè c'è sempre qualcuno che vuole vendere.
Delle due nuove squadre di Roma create in queste ore a suon di promesse di investimenti milionari, ad oggi, oltre ai nomi pescati dal libro degli stereotipi romani ("Roma SPQR" e "Maxima Roma") sappiamo poco. Auguriamo loro una vita duratura, e la capacità (per nulla semplice) di crearsi una base di tifosi in una città dove una squadra storica esiste già.
Ciò che però ci preme di più, come abbiamo sempre fatto da 14 anni a questa parte, è il popolo del basket. In particolar modo, oggi, quello bresciano. Quello che ha sempre dimostrato grandissima passione e grande correttezza. Un popolo che questa mattina non ha più una squadra per cui tifare.
Uno degli aspetti più tristi di queste vicende di puro business, è che nessuno spenda mai una parola per i tifosi. I tifosi che sono, e per sempre resteranno, la benzina che tiene acceso il motore di qualunque sport. Fa comodo definirli "il primo sponsor della squadra", fa comodo quando applaudono, fa comodo quando si abbonano, fa comodo quando comprano il biglietto e spendono soldi per il merchandising. Salvo poi dimenticarsi di loro quando smettono di fare comodo.
Vale la pena ricordare che se da domani nessuno seguisse più il basket, in fila a comprare i diritti sportivi delle squadre ci sarebbero lo stesso numero di persone del cognome di quello che canta "I migliori anni della nostra vita".
Abbracciamo singolarmente ogni tifoso bresciano.
Nella speranza che il basket italiano in generale possa crescere, migliorare, aumentare il numero di appassionati, e soprattutto riacquisire un po' di credibilità.
Our astronaut Luca Parmitano is assigned as pilot of NASA’s #ArtemisIII mission.
With Europe powering Orion with the European Service Module, this mission will test the critical operations preparing for humankind's return to the Moon.
A strong step forward for ESA–NASA partnership.
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📸 NASA
Immaginate una bimba palermitana che sogna di giocare a basket.
Immaginate una bimba che, nonostante sia sempre tra le più basse in campo, appare a tutti qualcosa di mai visto prima.
Immaginate a 11 e 12 anni dover fare trasferte anche di 4 o 5 ore, anche infrasettimanali, per andare a giocare a Messina, ad Agrigento, a Ragusa.
Immaginate quanto possa esser difficile sognare per una ragazzina che finito lo sviluppo fatica ad arrivare ad 1 metro e 70 di altezza.
Immaginate quella bimba che esordisce nel Verga Palermo in A3, l'allora terzo livello del basket femminile.
Immaginate una ragazzina di 15 anni che corona il sogno di portare la squadra della propria città in A2, e, in A2, segnare 9 punti di media a partita.
Quella ragazzina, nonostante l'altezza, nonostante i 1500 km di distanza dalle grandi realtà del basket femminile, spicca il volo.
Prima a Battipaglia, poi a Torino, poi al Geas ed infine a Schio.
Un volo che la porta a vincere tutto anche in Nazionale: 3 medaglie a livello giovanile e poi, l'anno scorso, ha trascinato da protagonista l'Italia ad una storica medaglia di bronzo agli Europei, e qualche settimana fa ad una storica qualificazione ai Mondiali di settembre in Germania.
Il suo nome è Costanza Verona, e tra qualche giorno scenderà in campo, contro Venezia, per giocare la sua quinta finale scudetto di Serie A1 @legabasketfem. Se dovesse vincere, a soli 26 anni, avrebbe già messo in bacheca 4 Scudetti, 4 coppe Italia e 4 Supercoppe.
Di recente, in un video girato da FIBA, le giocatrici di varie nazionali, a turno, dovevano dire davanti alla telecamera il loro paese d'origine: "francese", "spagnola", "serba", "belga", "turca", poi, quando è arrivato il suo turno Costanza ha detto "siciliana!".
E allora, proprio come piace a lei, vi diamo una notizia incredibile: le Dallas Wings hanno offerto un contratto non garantito a Costanza Verona (disputerà il training camp e, probabilmente, firmerà un contratto di un anno). Cosa significa?
- sarebbe la seconda italiana in WNBA (c'è anche Cecilia Zandalasini appena confermata da Golden State)
- diventerebbe la nona italiana della storia a giocare nel campionato più importante al mondo
E, soprattutto, la cosa più importante: questa picciridda, partita da lontano, nonostante ogni domenica sia costretta a guardare compagne e avversarie dal basso in alto, potrebbe diventare la prima siciliana della storia in WNBA.
Nel basket l'altezza non è tutto. Soprattutto se ti chiami Costanza Verona.