Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club sono vicini con affetto alla famiglia Riva nel ricordo di Gigi Riva, uomo d'altri tempi, campione straordinario, figura esemplare del nostro calcio, dapprima in campo poi come dirigente della Nazionale.
Ciao, rombo di tuono.
Lewis Hamilton scuote la testa procedendo lentamente nel giro di rientro dopo l’ultima gara dell’anno.
Ha appena perso un titolo che sente suo, sfuggito in un solo giro, l’ultimo, in quella che gli sembra una congiura.
Parcheggia la sua Mercedes tra le altre monoposto, lontano dalle telecamere, lontano dal mondo che festeggia un altro campione.
Lontano da tutti, come uno qualsiasi, resta nell’abitacolo seduto a fare i conti con un sogno rotto in mille pezzi tra le mani.
Le ha dovute affrontare tutte, in carriera.
Dalle prese in giro per la tuta troppo larga e il kart di seconda mano alle offese per il colore della pelle.
Suo padre Anthony gli diceva sempre di rispondere in pista facendo l’unica cosa che alla fine conta: vincere.
Lewis ha fatto molto di più.
Ha scalzato Fernando Alonso, il suo primo compagno di squadra in F1, è diventato campione tra le pozze d’acqua del Brasile, ha reincarnato la passione del suo idolo Ayrton, replicandone la grazia sul bagnato e le traiettorie immacolate.
Ha appreso la freddezza robotica di Lauda(uno degli uomini del suo destino), inseguito la costanza di Vettel e riscritto la grandezza quasi divina Michael Schumacher.
Ha tenuto fede alla promessa fatta al secondo uomo della provvidenza, quel Ron Dennis al quale confidò all’orecchio il sogno di voler guidare in Formula Uno.
Glielo disse sottovoce perché lui, Lewis, era solo un bambino del borough dell'Hertfordshire che correva forte sui kart supportato da papà Anthony, il terzo uomo del suo destino.
Prima di quell’atto finale di Abu Dhabi ha scritto sui social che quel bambino sarebbe stato fiero di lui.
Seduto con gli occhi lucidi e il respiro corto, questa notte Lewis può dire basta.
Che le vittorie sono sufficienti, che la sua bacheca non ha bisogno d’altro.
Ma tocca a lui, in questo momento, rendere fiero il bambino che era e che gli chiede di rimettersi in piedi.
Non sa ancora cosa lo aspetta nei 20 mesi successivi, tra macchine capricciose, scettri che si allontanano sempre più e un lungo digiuno, spezzato solo dal lampo e dalle lacrime di Budapest.
Esiste uno stato di vittoria nel divieto della sconfitta: Lewis si slaccia le cinture e scende dalla macchina.
Ha saputo rialzarsi, ancora una volta.
Buon compleanno.