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Sconfiggere il cancro non è un merito.
Non dipende dalla volontà, non dipende dalla tenacia e neanche dal sorriso.
Semplicemente capita, e ad altri no.
Rispetto per chi vorrebbe vivere allo stesso modo con tutte le forze ma non è altrettanto fortunato.
In queste ore la destra ha trovato un nuovo nemico da mettere alla gogna: Tomaso Montanari.
Il motivo?
Queste parole qui, pronunciate due giorni fa da Montanari sul Referendum.
“Volete avere ancora come padri e madri costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Terracini, Nilde Iotti o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida? Comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi? Io no, ed è per questo che voto ‘no’”.
Di tutta questa (sacrosanta) analisi, l’unica cosa che ha piccato e offeso la destra è essere stati definiti da Montanari “banditi”.
I giornali di destra si sono scatenati contro di lui.
Fratelli d’Italia ne ha chiesto con la bava alla bocca le dimissioni immediate da rettore dell’Università per stranieri di Siena.
Addirittura il Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa lo ha appena minacciato di querelarlo se non si scuserà, fingendo pure goffamente di non conoscerlo, classica delegittimazione ad personam di chi ormai ha esaurito ogni argomento.
Poi, poco fa, per fortuna, ci ha pensato Montanari stesso a replicare per filo e per segno alle accuse di La Russa e soci.
E sono parole di rara potenza e cultura storica, a certi soggetti totalmente sconosciuta.
“Tutta la fascisteria – dai camerieri nei giornali, fino ai federali della provincia e ora financo l’orgoglioso proprietario del busto del ‘funesto ciarlatano iracondo’ – insorge, insulta, chiede dimissioni e minaccia querele. Immagino che tutto questo nervosismo si debba al ‘Sì’ in svantaggio.
Loro non si sono mai riconosciuti in questa Costituzione e in questa Repubblica. Nel suo primo discorso da presidente del Consiglio Meloni dice di sé: ‘Provengo da un’area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica’
Ecco il punto: i fascisti sono stati banditi dalla Costituzione, e lo dicono. Banditi, messi al bando, messi fuori legge, estromessi. Loro chiamavano ‘banditi’ i partigiani: ma i banditi, dal primo gennaio 1948 e finché questa Costituzione dura, sono loro. Ed è esattamente per questo che si impegnano tanto per farla cadere.
E poi i banditi sono quelli che agiscono fuori dalle regole e contro le regole: ed è del tutto evidente il banditismo politico di chi si impegna così tanto per distruggere la regola delle regole, la Costituzione della Repubblica.
Che la seconda carica dello Stato trovi tempo e parole per una cosa del genere ormai non stupisce, visto che si occupa perfino dei comici di Sanremo e si intrattiene maschiamente sull’avvenenza fisica delle giornaliste.
Che la seconda carica dello Stato minacci un cittadino per una opinione liberamente espressa e argomentata in una campagna referendaria, questo invece è grave: e ci dice a che punto siamo.
E cosa ci giochiamo con questo referendum: la Costituzione antifascista, che per sempre li ha banditi”.
Solidarietà totale all’amico Tomaso Montanari per quello che sta subendo.
E stima profonda.
Resistere! Resistere! Resistere!
Come su un’irrinunciabile linea del Piave.
Lorenzo Tosa
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Oggi inizia l'ultimo torneo della carriera di Rafa Nadal, la fase finale della Coppa Davis. Poco fa Roger Federer ha pubblicato una lettera dedicata al suo rivale di una vita. È una lettera straordinaria che travalica i confini dello sport. È una lezione di sport, di rivalità, di amicizia, di rispetto. Uno dei più grandi atleti nella storia dello sport parla così di uno dei più grandi atleti nella storia dello sport:
"Vamos Rafa!
Mentre ti prepari per il tuo ultimo torneo, ho un paio di cose da condividere prima di commuovermi.
Cominciamo con l'ovvio: mi hai battuto, tante volte. Più di quante io sia riuscito a battere te. Mi hai sfidato in modi in cui nessun altro avrebbe potuto. Sulla terra rossa mi sembrava di entrare nel tuo giardini di casa, e mi hai fatto lavorare più duramente di quanto avrei mai pensato di poter fare. Mi hai fatto lavorare molto sul mio gioco, arrivando persino a cambiare le dimensioni della mia racchetta, nella speranza di ottenere un vantaggio.
Non sono una persona molto superstiziosa, ma tu l'hai portato a un livello superiore. Tutti i tuoi rituali... Sistemare le tue borracce come soldatini in formazione, sistemarti i capelli. Tutto fatto con la massima intensità. In un certo senso amavo tutto. Perché era così unico, era così tuo.
E sai cosa, Rafa, mi hai fatto amare ancora di più il gioco.
Ok, forse non all'inizio. Dopo l'Australian Open del 2004, ho raggiunto per la prima volta in classifica il numero 1. Pensavo di essere il migliore al mondo. E lo ero, finché due mesi dopo sei sceso in campo a Miami con la tua canotta rossa, mostrando i bicipiti, e mi hai battuto in modo incredibile. Tutto quel clamore che avevo sentito su di te, su questo fantastico giovane di Maiorca, un talento generazionale, che probabilmente un giorno avrebbe vinto uno Slam, non erano solo chiacchiere.
Eravamo entrambi all'inizio del nostro viaggio e alla fine lo abbiamo fatto insieme. Vent'anni dopo, Rafa, lo devo dire: che carriera incredibile hai fatto... Inclusi 14 Slam in Francia, storici! Hai reso orgogliosa la Spagna... hai reso orgoglioso l'intero mondo del tennis.
Continuo a pensare ai ricordi che abbiamo condiviso. Abbiamo promosso lo sport insieme. Giocare quella partita su metà erba e metà terra. Battere il record di spettatori giocando di fronte a più di 50.000 tifosi a Città del Capo, in Sudafrica. Ridevamo un sacco insieme, poi ci sfiancavamo a vicenda in campo per poi doverci sorreggere durante le premiazioni.
Sono ancora grato per avermi invitato a Maiorca per aiutare a lanciare la Rafa Nadal Academy nel 2016. In realtà, mi sono quasi invitato da solo. Sapevo che eri troppo educato per insistere perché fossi lì, ma non volevo perdermelo. Sei sempre stato un modello per i bambini di tutto il mondo, Mirka e io siamo così contenti che i nostri figli si siano allenati tutti nelle tue accademie. Si sono divertiti un sacco e hanno imparato tanto, come migliaia di altri giovani tennisti. Anche se ho sempre temuto che i miei figli sarebbero tornati a casa giocando a tennis da mancini...
E poi c'è stata Londra, la Laver Cup nel 2022. La mia ultima partita. Per me significava tutto averti lì al mio fianco, non come mio rivale ma come mio compagno di doppio. Condividere il campo con te quella sera, e condividere quelle lacrime, sarà per sempre uno dei momenti più speciali della mia carriera.
Rafa, so che sei concentrato sull'ultima sfida della tua epica carriera. Ne parleremo quando sarà finita. Per ora, voglio solo congratularmi con la tua famiglia e la tua squadra, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel tuo successo. E voglio che tu sappia che il tuo vecchio amico tifa sempre per te, e tiferà con altrettanta forza per tutto ciò che farai dopo.
Rafa! Ti auguro sempre il meglio.
Dal tuo grande fan,
Roger."
Da leggere…
Il monologo di Edoardo Prati, un ragazzo di 20 anni.
Lo ha tenuto oggi, a Cagliari, in presenza del Presidente della repubblica Sergio Mattaralla alla cerimonia inaugurale del nuovo anno scolastico.
“Gli studenti meritano un discorso pensato. Sono uscito da poco dalle aule scolastiche e mi sono trovato a fare un bilancio. Di vent’anni che ho, tredici li ho passati a scuola.
Ho pensato di dirvi una cosa tipo ‘siate voi stessi’. Poi mi sono accorto che tutti i discorsi così mi stanno antipatici, vi invitano a essere qualcosa di unitario che io non sono.
Quando abbiamo cercato di creare una lingua unitaria nel ‘500 ci siamo resi conto che non esiste alcuna lingua senza una tradizione letteraria. E non esiste un me stesso senza un insieme di tessere. Ecco cosa ho capito della scuola. Io sono stato Lorenzo Valla, un umanista del ‘400, ho copiato i grandi. Poi sono stato Poggio Bracciolini, un altro umanista.
Ho cercato al di fuori di ciò che mi veniva proposto. La scuola è il luogo sacro della disubbidienza, soprattutto verso sé stessi. Poi sono stato Lorenzo Il Magnifico, ho rivendicato la novità.
Poi sono stato Ariosto, Tasso, ho assecondato la malinconia, il dolore. Sono stato Pascoli e Leopardi. Ho anche mentito a me stesso, e sono stato D’Annunzio.
Poi sono stato onesto, sono stato Saba. Poi sono stato Pirandello: la scuola ci permette di essere il contrario di quello che eravamo prima. Mi sono visto indietro e ho visto tutti questi anni costellati di persone in questo laboratorio dell’ascolto. Ho visto i docenti che sono ancora lì in un mondo che sembra non riconoscere la loro importanza.
Professori con pregi e difetti che tuttavia rimangono, ai quali spero arrivino le nostre scuse prima o poi.
E noi, che ci apprestiamo ad iniziare questo nuovo anno, non siamo solo il futuro del Paese, siamo il presente. Con le nostre battaglie, e la polvere non peserà sulle nostre spalle finché saremo Michela Murgia e avremo ben chiaro che il mondo ci deve sapere”.
Noi a Napoli usiamo molto il verbo "Arricreare" per dire che qualcosa ci piace enormemente,che ci sta regalando una gioia immensa. " Mi sono arricreato ".
Sono stato creato di nuovo. Sono tornato a nuova vita.
Sono rinato.
La domenica sera, quel momento magico in cui si è contemporaneamente propositivi, disperati, isterici, assonnati, carichi a pallettoni, concentrati e totalmente incapaci di ricordarci il nostro nome e che dobbiamo fare domani per vivere.
Apprendiamo che @carlorovelli non sarebbe più degno di rappresentare l'Italia, come ospite d'onore, alla Fiera di Francoforte nell'autunno 2024: un evento che si svolgerà fra un anno e mezzo.
Il motivo? Ha espresso libere opinioni in una manifestazione pubblica.
Ci preme dichiarare che l’autocensura da parte dell’Associazione Italiana Editori – e di chi la rappresenta – è una pratica imbarazzante in ogni paese che si definisca libero.
Un episodio grave e una decisione dalla quale non possiamo che dissociarci, esprimendo tutta la nostra vicinanza all’autore.
Teresa Cremisi e Roberto Colajanni