Dunque se posso , caro Dario , al di là del fatto che ti seguo e quindi sei interessante , perché studi , leggi e soprattutto ragioni , cosa rara , questa guerra è finita da un bel po , secondo me non dovremmo più parlarne da quando ha scritto che la tregua falliva , e senza arroganza alcuna , ho il grande vantaggio di lavorare in borsa da 25 anni , è l’unica cosa che ho imparato e’ la carta di giornale , e’ sempre costantemente in ritardo , specialmente sul macro - politico
TRUMP / MEDIO ORIENTE: CAPITALI VERSO GLI USA, MA IL RESTO DEL MONDO — EUROPA INCLUSA — NON STARÀ FERMO
Per chi pensa — me incluso — che gli Stati Uniti abbiano “perso” un’altra guerra in Medio Oriente, vale la pena fermarsi un attimo e guardare il quadro più ampio:
-- NATO indebolita → dinamica già in atto -- Pressione su Europa e Cina (importatori netti di energia) → margini sotto pressione, competitività in calo -- USA primo esportatore globale di oil & gas → rafforzamento strutturale, con allineamento tattico anche con produttori arabi e Russia in ottica contenimento Cina -- USA primo esportatore globale di armi → Europa costretta a riarmarsi, più cliente che alleato -- Tema domestico → extra-profitti energy che finanziano l’agenda America First -- Dinamica Israele → coerente con gli equilibri politici interni USA
Bottom line:
Quello che a prima vista può sembrare una sconfitta geopolitica è in realtà una riallocazione strategica di potere su energia, difesa e flussi globali — ma soprattutto un meccanismo per attrarre capitali verso gli Stati Uniti.
In un mercato fortemente posizionato short USD / long resto del mondo, questo setup forza un unwind: i capitali tornano sugli asset US, rafforzando il dollaro e la centralità americana nei flussi globali.
Europa: davvero così dietro la cura e sottovalutata?
Il consenso oggi è molto chiaro: l’Europa è vista come incapace di prendere decisioni rapide, frammentata politicamente e strutturalmente in ritardo rispetto agli USA.
Ma questo non è affatto scontato.
Storicamente, l’Europa tende a reagire in ritardo ma con forza quando sotto pressione. E questo contesto — energia, difesa, competitività — è esattamente il tipo di shock che può forzare una risposta coordinata.
-- Stimolo fiscale più probabile (difesa, infrastrutture, industria) -- Maggiore integrazione forzata su temi chiave -- Possibile accelerazione su politiche industriali e supporto alle aziende
In altre parole, mentre il mercato prezza un’Europa “ferma”, il rischio è che l’Europa sorprenda al rialzo, proprio perché parte da aspettative molto basse.
👉 Se così fosse, potremmo trovarci in uno scenario in cui:
•gli USA attraggono capitali nel breve
•ma il resto del mondo reagisce
•l’Europa in primis, con più stimolo e coordinamento nel medio termine
Il tutto con implicazioni macro molto chiare: un contesto più espansivo è intrinsecamente inflazionistico, implica una forma di monetary debasement ed è quindi costruttivo per i real assets, in primis le equities.
Non così scontato come sembra.
La borsa è come la fisica quantistica:
non esiste una verità unica ma probabilità, l’osservatore influenza il risultato, il futuro muove il presente, i prezzi saltano invece di muoversi in modo continuo e l’incertezza è strutturale, non eliminabile.
Non premia chi prevede, ma chi ragiona in termini probabilistici.
La competizione USA–Cina non è mai stata così intensa.
È diventata il principio organizzatore della politica globale e dei mercati. Gli Stati Uniti non reagiscono più: modellano attivamente l’ambiente per contenere l’ascesa cinese tramite controlli tecnologici, politica industriale, alleanze e sanzioni. La Cina risponde puntando sull’autonomia in tecnologia, energia, finanza e catene di fornitura.
Non è una nuova Guerra Fredda: i due sistemi sono intrecciati, quindi la rivalità è permanente e instabile. Ogni crisi regionale è anche un segnale in questo confronto.
La geopolitica non è più un rischio di coda: è il macro stesso.
CAOS QUANTISTICO:
1) L’economia del click:
Gli algoritmi non premiano ciò che è vero, ma ciò che fa reagire.
Paura, rabbia, indignazione, complotti e shock producono più traffico dei fatti.
Quindi il web seleziona estremi, non realtà.
2) La distruzione delle gerarchie:
Un premio Nobel e uno youtuber complottista oggi hanno la stessa visibilità nel feed.
Non esiste più filtro di competenza: conta solo l’engagement.
Questo è epistemologicamente devastante.
3) L’IA che moltiplica il rumore:
Bot, testi automatici, fake siti, video deepfake:
ora il web genera contenuti più velocemente di quanto l’uomo possa verificarli.
Il rapporto segnale/rumore sta collassando.
Risultato:
Siamo entrati nell’era dell’anarchia informativa.
Non vincono i migliori argomenti.
Vincono quelli che sfruttano meglio il cervello umano.
La verità non è scomparsa.
È solo sommersa.
E questo ha un effetto perverso:
le persone non diventano ignoranti — diventano ciniche.
Se tutto sembra manipolato, allora niente sembra affidabile.
Il caos del web non è un bug.
È il modello di business.
Ed è per questo che oggi pensare lucidamente è diventato un atto contro-corrente.
INDICE AZIONARIO ITALIANO: Non avevo mai visto un bull market come questo.
Ho iniziato nell’agosto 2001: un mese dopo l’11 settembre, poi il bear market.
È arrivato il grande toro, distrutto dalla GFC.
Poi la crisi del debito sovrano e quindici anni di palude.
Il Covid ha rotto l’equilibrio.
L’inflazione ha fatto il resto.
La lezione è semplice:
non avevo mai visto azioni e alta inflazione convivere così.
Pensavo che tassi alti, per un Paese come il nostro, fossero una condanna.
Era l’opposto.
Ha vinto l’inflazione.
Perché è l’unico vero modo per dissolvere i debiti.
E l’azionario è l’asset inflation-linked per definizione.
Morale: non so quando arriverà il prossimo crollo, ma so che governi e banche centrali difenderanno l’inflazione almeno al 2% in qualsiasi modo.
Perché l’inflazione è la rete di sicurezza del sistema.
E il sistema, in fondo, siamo noi.
Il Venezuela non è il problema. È il sintomo.
La vera frattura del mondo passa tra chi controlla i flussi e chi è diventato autosufficiente.
La Cina oggi non dipende più da nessuno: produce, finanzia, consuma, si alimenta da sola, ed è nettamente più sostenibile degli Stati Uniti.
E un sistema che non ha più bisogno dell’Occidente è un sistema che l’Occidente non può più dominare.
Per questo gli Stati Uniti non colpiscono la Cina al centro, ma ai margini.
Venezuela, Taiwan, Mar Rosso, Ucraina: non sono crisi separate.
Sono crepe nello stesso edificio globale che si sta rompendo.
Il Venezuela serve a ricordare una sola cosa:
che nessuna regione del pianeta può diventare una zona economica cinese senza pagare un prezzo.
Non è una lotta per il petrolio.
È una lotta per chi decide come funziona il mondo dopo la fine dell’ordine americano.
@fdragoni@claudioborghi Dico ma Borghi e tifosi vari ce la fate ? Giorgetti sta facendo quello che nessuno ha mai fatto , quello che avete combattuto in ogni campagna elettorale , quello che la Germania ha sempre voluto : austerity .
Me lo sarei aspettato da chiunque ma non dalla lega . Bene così