@GianricoCarof Essere presenti, proporre una lettura più ampia di ogni singolo fatto proposto dalla loro propaganda, minarne la presupposta emblematicità. Rompere l'aurea di unanimità che trasforma le notizie farlocche, gli slogan in verità evidenti.
Senza il dubbio non c'è comunicazione.
Siete i 4 dell'appocalisse: mettete paura a chi è di centrosinistra, figuriamoci gli altri. Se non si include un forte centro (non certo quello di Bettini) ci teniamo la Meloni un altro giro con La Russa PdC. Povero il mio (?) PD: che brutta fine
Dov’è l’Anm di fronte agli attacchi del Fatto contro la procuratrice Nanni? Dove sono i comunicati? Dove sono le note sull’attacco all’autonomia della magistratura? L’Anm interviene su tutto, spesso con ammirevole tempestività. Se un giornale come il Foglio critica la procura di Torino o quella di Firenze, magari per un comunicato sopra le righe, per una conferenza stampa troppo teatrale, per un’indagine raccontata come una catechesi civile, scatta subito l’allarme: delegittimazione, clima pericoloso, attacco alle toghe. Ora invece no. Silenzio. Anche di fronte a un giornale il cui direttore ha minacciato di portare in tribunale un magistrato, il quale magistrato aveva contestato come non corrispondenti al vero le ricostruzioni del Fatto sul caso Minetti.
Il caso Nanni-Minetti, al netto della grazia e delle polemiche, racconta dunque una piccola ipocrisia italiana. Ci sono magistrati difesi per principio e magistrati lasciati soli per convenienza. Gli avvocati, stavolta, hanno ricordato una cosa semplice: il garantismo non si applica solo a chi ci piace. L’Anm, tacendo, ha fatto capire il resto. ⬇️
@AugustoMinzolin Chiamare inchiesta un’accozzaglia di elementi ricchi di suggestione ma irrilevanti (come l’avvocato carbonizzato) e di dichiarazioni (prive di riscontro), non rende un buon servizio al giornalismo.
Chiamare notizia, una diceria in corso di verifica, è propalare il falso.
@smenichini@pdnetwork Beh, però non è che Schlein sia costretta a stare con un partito filo-Putin perché non c’è altro. La politica non è solo allearsi, è progettare. La verità è che lei con i populisti di Conte e l’estrema sx è in sintonia.
Vedo che stenta a capire il problema (deontologico). Dovrebbe essere il primo a sapere che la verifica delle fonti è uno degli aspetti più importanti del suo mestiere. In teoria, soprattutto quando un’accusa può danneggiare la reputazione di persone, occorre verificare l’attendibilità della fonte, cercare riscontri indipendenti, distinguere fatti accertati da semplici dichiarazioni. L’errore è scambiare una testimonianza per una prova. Un errore comprensibile, nel giornalismo serio succede raramente, in quello militante molto meno.
Caro @SPatuanelli, sei stato Ministro dello Sviluppo Economico, vigilante su Sogin, da settembre 2019 a febbraio 2021, mentre Ministro dell'Ambiente era il tuo collega di partito @SergioCosta_Gen. La carta delle aree idonee per la costruzione del Deposito Nazionale è pronta da giugno 2014 (la preparammo, molto bene, in Sogin). E la firma sul decreto di Pubblicazione sarebbe spettata a te e Costa, con il benestare di Conte, tutti e 3 autorevoli rappresentanti dello stesso partito 😩.
Invece per tutta la durata del governo Conte 2 ve ne siete ben guardati dal farlo. Solo gli ultimi giorni avete pubblicato tutto, quasi come petardo gettato tra i piedi di Draghi.
Sono io che ora chiedo a voi, dove pensavate di tenere i rifiuti radioattivi? Quanto è costato il pezzo di ritardo attribuibile a voi?
#TafazziLoScrivevaMeglio
Ci tenevo che al Senato fosse ricordato il nome di Alex Pineschi e di tutti gli italiani che combattono per la nostra libertà, la libertà europea, al fianco degli ucraini
Toc toc Ranucci, chi ride adesso? 👇
Caro Ranucci, visto Minetti? La tua “fonte da verificare” poteva dirtelo: era tutta una bufala
https://t.co/JjOKk1odAY
Invece che inseguire Vannacci e frenare sull’Ucraina in Europa, il governo dovrebbe cercare di approfondire in cosa consista esattamente l’operazione Futuro Nazionale. @GiorgiaMeloni@GuidoCrosetto
Presidente Mattarella: …“Una tendenza regressiva dell’ordine internazionale che ha avuto un acceleratore preciso: l’ingiustificabile invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa. Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv.”
@ErmesAntonucci@reportrai3 Molto grave che i PM siano andati dietro alla fuffa di Ranucci senza alcuna verifica. Più grave ovviamente dell'operato di Ranucci stesso.
L’intervista di oggi del ministro Crosetto al Corriere della Sera, in cui il Governo italiano - ovviamente addebitando ad altri la responsabilità e l’ineluttabilità di questa scelta - chiude sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE, è la misura esatta della miserabile mediocrità delle classi politiche dell’Italia bipopulista, visto che anche la sinistra ha i suoi Salvini e Vannacci e pure i suoi Crosetto, tali e quali.
Nessun senso della tragedia, nessun senso della storia. Le orchestrine sul ponte del Titanic.
Immagini storiche! C'è il popolo, c'è il popolo per @eczozgurozel, una folla oceanica spontanea è accorsa a #GüvenPark per sostenere il presidente deposto del #CHP Özgür Özel.
Non si vede né l'inizio né la fine di questo immenso popolo. "Congresso, Congresso, Congresso" Grida il popolo di #Ankara.
Seguitemi, sono storici, questi in #Turchia.
@RadioRadicale
Lesen!
Die Geschichte von Taryn Thomas klingt fast zu filmreif, um wahr zu sein. Jahrelang war die Studentin der Elite-Universität Stanford das Gesicht der pro-palästinensischen Bewegung auf dem Campus.
Sie trug Kufiya, schlief im Protestcamp, organisierte Megafon-Demos und war felsenfest davon überzeugt, auf der richtigen Seite der Geschichte zu stehen.
Nach dem 7. Oktober 2023 stieg sie endgültig in die Führungsebene der Aktivisten auf.
“Schon am 8. Oktober stand für alle fest, dass in Gaza ein Völkermord stattfindet“, erinnert sie sich heute. Professoren, Dozenten, Kommilitonen – niemand zweifelte. Es gab nur eine Wahrheit.
Im Juni 2024 gipfelte der Protest in der gewaltsamen Besetzung des Stanford-Präsidentenbüros.
Die Aktion hinterließ massive Sachschäden und Parolen wie „Death to Israel“ und „Death to America“ an den Wänden. Rückblickend erkennt Taryn darin den Moment, in dem die Bewegung kippte: „Es ging längst nicht mehr um die Palästinenser. Die waren nur noch Nebensache. Wir richteten uns gegen den gesamten Westen und wurden zu einer Art politischer Sekte.“
Der Wendepunkt:
Ein Kinobesuch aus Spott
Der radikale Bruch mit ihrer Ideologie kam unerwartet – und begann mit einer Provokation. Im Herbst 2024 besuchte Taryn die Ausstellung über das Massaker beim Nova-Musikfestival in Los Angeles. Ihr Plan: sich über die vermeintliche „zionistische Propaganda“ amüsieren. Doch sie verließ die Räume als ein anderer Mensch.
Die unzensierten Bilder der abgeschlachteten Festivalbesucher, die letzten, verzweifelten WhatsApp-Nachrichten an ihre Familien, die nackte Angst der Fliehenden – all das ließ ihr mühsam konstruiertes Weltbild in Sekundenfeindschnelle in sich zusammenbrechen.
„Ich fühlte mich, als wäre ich ein Jahr zu spät zu einer Beerdigung gekommen“, sagt sie.
Besonders tief traf sie die Tonaufnahme eines Hamas-Terroristen, der seinen Vater aus Israel anrief, um stolz zu prahlen, wie viele Juden er gerade eigenhändig ermordet hatte – während der Vater am Telefon weinte vor Glück. Es war der Moment der schmerzhaften Erkenntnis: Genau diese Menschen wurden in Taryns Universitäts-Blase als heroische „Widerstandskämpfer“ glorifiziert.
Um Antworten zu finden, traf Taryn eine radikale Entscheidung: Sie reiste nach Israel.
Dort wurde sie prompt von der brutalen Realität des Landes eingeholt. Während eines iranischen Raketenangriffs heulten die Sirenen. Als sie sich schutzlos auf den Asphalt werfen musste, während über ihr der Eiserne Dom explodierte, schossen ihr wieder die Opfer des Nova-Festivals in den Kopf.
„Noch vor Kurzem hatte ich gefordert, dass Israel komplett entwaffnet wird. Und in diesem Moment betete ich darum, dass Israels Raketenabwehr mein Leben schützt.“
Nach ihrer Rückkehr in die USA postete sie ein Foto aus Israel. Die Reaktion ihrer alten „Szenefreunde“ war vernichtend.
Die Cancel Culture traf sie mit voller Härte:
Soziale Isolation: Langjährige Freunde brachen von heute auf morgen den Kontakt ab.
Hass-Kampagnen: Sie wurde als „Genozid-Unterstützerin“ beschimpft, öffentlich diffamiert und bedroht.
Dialogverweigerung: Niemand wollte wissen, was sie vor Ort gesehen hatte. In einer radikalisierten Welt, die nur in Schwarz und Weiß denkt, gilt das Zulassen von Zweifeln bereits als Hochverrat.
Halt fand sie ausgerechnet dort, wo sie es am wenigsten erwartet hatte: bei jüdischen Studenten auf dem Campus. „Sie wussten genau, wer ich war. Sie kannten meine lautstarken Anti-Israel-Parolen. Und trotzdem reichten sie mir die Hand, diskutierten auf Augenhöhe mit mir und luden mich zum Schabbat-Essen ein.“
Im Mai 2026 steht Taryn erneut in der Nova-Ausstellung – dieses Mal in London, als Unterstützerin.
„Ich bin keine Jüdin. Ich bin Afroamerikanerin“, erklärt sie einem Reporter mit fester Stimme. „Aber in Israel habe ich Dinge begriffen, vor denen ich vorher die Augen verschlossen habe. Und genau deshalb kann und werde ich jetzt nicht mehr schweigen.“
https://t.co/6Q2N1aoP8h
Con la preghiera di ascoltare e leggere. Grazie!
Fate girare, diffondete, per favore!
"Cari amici,
@RadioRadicale è stata imbavagliata in #Turchia.
Il governo turco ha deciso di silenziare Radio Radicale.
Gli ha messo la mordacchia, nel silenzio assordante dei media italiani, tranne pochissime eccezioni, e nel silenzio assordante di una Unione europea e del mondo democratico in generale, tutti impegnati a celebrare i droni turchi e le esportazioni di armamenti.
Radio Radicale è silenziata in Turchia e silenziata in #Italia.
Il suo corrispondente in Turchia, da 16 anni, ha contribuito quotidianamente con le sue cronache a far conoscere agli italiani e agli europei lo spaventoso arretramento dello stato di diritto e della democrazia in questo paese con il tramonto della giustizia e della libertà di espressione; arretramento in corso da tempo, ma oggi con il brutale attacco della polizia alla sede del principale partito di opposizione e con la destituzione del suo presidente, siamo all’atto finale che sancisce definitivamente la fine dell'inganno dell’esistenza di un barlume di democrazia in questo Paese.
Molti di voi e vi ringrazio, mi avete espresso solidarietà anche per avermi pubblicamente riconosciuto il merito di aver tenuto acceso il faro dell’informazione sugli orrori compiuti dalla Repubblica islamica contro la sua popolazione civile.
Ora il mio profilo X è stato oscurato per decisione del governo turco proprio mentre la magistratura turca veniva denunciata, da me e dai media dell’opposizione, come eterodiretta dalla presidenza della Repubblica che ha destituito il leader dello storico partito laico, socialdemocratico, fondato da #Atatürk, che aveva sconfitto, per la prima volta nel 2024 - seppur nelle elezioni locali - la macchina da guerra dell’Ak Parti di #Erdoğan.
Il mio profilo X è stato oscurato proprio mentre il presidente Recep Tayyip Erdoğan sta ridisegnando un'opposizione a lui leale, addomesticata, insediando un “perdente cronico elettorale” come capo dell'opposizione: un personaggio innocuo che gli permette di dormire tranquillo e di prepararsi a vincere le prossime presidenziali che molti prevedono che saranno anticipate.
Aspettarsi elezioni libere in Turchia oggi è pura fantasia. Resistere a questa recita meticolosamente orchestrata, trasmessa quotidianamente in diretta dai media filogovernativi, è un diritto di tutte le organizzazioni di massa, le organizzazioni della società civile, le persone che difendono la democrazia e naturalmente anche dei giornalisti che hanno il dovere deontologico di smascherare tale recita.
E io continuerò a smascherarla.
È noto che utilizzo i social esclusivamente per veicolare la mia attività di corrispondente per Radio Radicale conducendo la mia rigorosa e quotidiana attività di corrispondente senza alcuna pavida autocensura mettendo appunto in rilievo lo spaventoso arretramento dello stato di diritto in Turchia, attività, come spesso mi viene riconosciuto, svolta con rigoroso equilibrio e completezza di informazione, supportata sempre da una adeguata quantità di fonti qualificate e autorevoli.
Non chiedo e non mi aspetto solidarietà dai media di informazione in Italia, non mi aspetto solidarietà per la mia attività di corrispondente in Turchia, per la mia dignità e la mia stessa incolumità personale, ma mi aspetterei, soprattutto dal mondo dell’informazione radio-televisiva una mobilitazione che chieda che sia posto fine al bavaglio dei giornalisti nell’esercizio della loro preziosa e indispensabile attività di informazione, soprattutto per coloro che operano sul campo in condizioni estremamente difficili e rischiose con mezzi e risorse spesso molto precari e in regimi fortemente autoritari.
Mi rivolgo in particolare ai colleghi giornalisti e ai loro direttori:
È in gioco la libertà di tutti noi e il diritto dei cittadini ad essere informati; è in gioco la libertà del giornalismo indipendente non disposto a piegarsi alla propaganda dell’autocrate di turno."