È morta.
Dopo cinque giorni di viaggio della speranza su un barcone, una bambina di sei anni era finalmente arrivata a Lampedusa. Qualche ora fa, è morta.
Morte cerebrale. Perché? Perché durante quell’odissea nel Mediterraneo non aveva né mangiato né bevuto. Diciamolo senza giri di parole: è morta di fame e di sete.
La madre l’aveva portata con sé dalla Guinea. Perché non era rimasta nel suo Paese? Perché in Guinea il 52% della popolazione sopravvive con appena tre dollari al giorno.
Eppure la Guinea è una terra ricchissima. Primo esportatore mondiale di bauxite, possiede enormi giacimenti di oro, diamanti, ferro, uranio, cobalto, nichel, rame, platino, manganese, grafite, calcare e granito. I suoi fiumi potrebbero generare un immenso potenziale idroelettrico. Le acque custodiscono abbondanti risorse ittiche. Le terre fertili potrebbero nutrire milioni di persone con caffè, cacao, banane, agrumi, olio di palma, riso, mais e patate dolci.
Un paradiso naturale. Eppure, per chi ci nasce, spesso è un inferno.
Un Paese saccheggiato dalle multinazionali, umiliato da governi corrotti, piegato da un sistema economico che arricchisce pochi e condanna milioni. Le miniere brillano per gli stranieri; al popolo restano la polvere, la miseria, la fuga.
Così, una bambina di sei anni, che avrebbe dovuto correre e ridere nei cortili della sua scuola, è morta di fame e di sete nel cuore del Mediterraneo. Nel silenzio complice di un mondo che si definisce “civilizzato”.
Questa non è una tragedia. È un crimine. Un crimine che porta il nostro nome, le nostre economie, i nostri silenzi.
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Leggo i soliti servi sostenere che la svendita dell’#Ucraina alla #Russia da parte di Trump andava fatta prima, dato che Ucraina stava perdendo.
Memo: nel 2022 Russia era a Kyiv e controllava il 30% del Paese, oggi circa il 20% (ma ne vuole più del 30, bambini compresi).
Povero Maurizio Belpietro, notoriamente censurato e imbavagliato. Non lo invitano mai in televisione a dire la sua. E se il suo giornale non vende centinaia di migliaia di copie è solo per colpa degli edicolanti comunisti