I Ministeri: servono ancora? https://t.co/gPthCe9aRK
Condivido una mia "riflessione-provocazione" che però on è senza fondamento e che (mi auguro) possa fare scaturire qualche importante riflessione e qualche utile iniziativa di ridefinizione del nostro modello amministrativo
AUTOMOMIA DIFFERENZIATA: CIÒ CHE NON SI DICE.
Premetto che sono convinto che uno Stato unitario “serio” non abbia bisogno di differenziazioni nella gestione dei servizi. E che l’attuale dibattito deriva dalla sciagurata decisione della sinistra dell’epoca (2001) di rincorrere la Lega sul terreno del “federalismo”, invece di cogliere le ragioni di un malcontento fondato.
Perché ciò che oggi viene chiamato “autonomia differenziata” ha una radice di malcontento che è fondata. In pratica, una soluzione sbagliata rispetto a un problema reale.
La questione reale non è il divario o il conflitto tra nord e sud (che c’è, ma non si risolve così) ma il continuo trasferimento di risorse dalle periferie verso il centro. Risorse sempre più cospicue, senza alcuna responsabilità di gestione o di risultato e senza vincoli.
Mentre tutto il resto del Paese (fuori dalla ZTL romana) ha il compito di acquisire risorse e trasferirle con l’aggiunta di vincoli nella gestione.
Così abbiamo Comuni con forti carenze di personale al di sotto della soglia strutturale della sopravvivenza e Ministeri o autorità che assumono dirigenti con retribuzioni esorbitanti. Sedi periferiche accomodate (ci sono prefetture in palazzi condominiali) e sedi di uffici centrali nelle zone del salotto romano con affitti da capogiro. Sindaci che non riescono a disporre delle somme per la manutenzione delle scuole, mentre Ministeri allestiscono costosi stand propagandistici nei meeting o nei forum.
Protremno continuare all’infinito. E troveremmo solo conferma nel fatto che ci troviamo a trattare della cosiddetta “autonomia differenziata” solo perché il nostro Stato non ha mai voluto riconoscere la semplice “autonomia locale” che è prescritta nella nostra Costituzione e nella Carta europea.
Se ogni territorio (al nord e al sud) potesse disporre delle proprie risorse, riconoscendo al centro solo ciò che serve al coordinamento e alla rappresentanza, senza quella serie di antichi privilegi e balzelli anacronistici, saremmo un Paese più giusto.
È pur vero che non sarebbe risolto il “centralismo regionale” che non è migliore di quello statale. Ma servirebbe a creare responsabilizzazione nella spesa.
La riforma che serve è proprio quella che definisca criteri di responsabilità e risultato in relazione alle disposizioni di spesa.
Non è lecito adottare formalismi e aggressività nella raccolta delle risorse private e poi leggerezza e superficialità nella spesa pubblica.
Non si tratta di nord e sud, ma di centro e periferia.
E ancora una volta la Lega, partita per prima su questi temi, si è perduta, quando ha assaporato il piacevole gusto della gestione delle risorse pubbliche.
Sarebbe bello avere luoghi in cui ciascuno possa meditare e pregare singolarmente senza dovere aderire ad alcuna confessione o sottomettersi ad alcuna gerarchia religiosa
LA SCELTA DI CAMPO: ODIARE CHI?
Ci siamo arrivati. Abbiamo attraversato tempi caratterizzati da rivoluzioni per l’affermazione di valori universali, propositi di fratellanza, impegno al rispetto dei diritti umani. Ed è durato finché è stato possibile. Finché, nella scelta tra investire nei valori della civiltà e della collettività o in quelli dell’interesse personale o di parte… ha prevalso quella più vicina alla nostra natura animale. Che vive nella ricerca del branco, nel dominio di territori, nell’’annientamento del nemico. Che è nemico solo perché non fa parte del branco.
La sola libertà concessa è la scelta del branco a cui appartenere.
Non è consentito scegliere la difesa di valori universali, di istanze orientate alla solidarietà o all’uguaglianza, di proposte per la pacifica convivenza.
La sola scelta possibile, come accade nelle tifoserie è quella di “stare con noi o con loro”, qualunque cosa facciano “noi o loro”.
E ogni tema si riduce banalmente nel solito copione in difesa di una parte, qualsiasi cosa accada e nell’accusa dell’altra, qualsiasi cosa accada.
Non serve avere studiato. Non servono esercizi di intelligenza o coscienza. Basta solo la liturgia della ripetizione degli argomenti. Che sono gli stessi.
Ogni parte accusa l’altra di essere ciò di cui viene accusata, senza mai analizzare le questioni reali. E c’è sempre più cibo per alimentare la rabbia degli odiatori.
Non si tratta di stare con i più deboli o con i perseguitati, ma con i “potenti di una parte”.
Se un popolo viene invaso e privato della terra, la notizia accende fino alla protesta solo se l’invasore è “occidentale”, altrimenti … che il popolo muoia in silenzio e senza difendersi.
Se un leader politico o un giornalista viene perseguitato per le sue idee viene difeso anche nelle piazze, ma a condizione che a perseguitarlo non sia la Russia o l’Iran ecc… altrimenti … che muoia come merita nel silenzio generale.
Potremmo andare all’infinito. E avremmo solo la prova di avere venduto la coscienza all’ammasso, alla propaganda, all’odio, alla mistificazione della realtà…. al caos totale, fino a vedere schede di intellettuali simpatizzare per personaggi autistici o malati di protagonismo o invasati di dottrine religiose… perché “non occidentali”.
E si tratta di promotori di odio che non trovano pace e contestano lo stesso sistema che consente libertà di espressione, circolazione, impresa, ecc.
Mi sembra lo storia di quello che contesta la moglie che ha cucinato la pasta scotta, ma non impara a cucinare, nè lascia la casa, solo continua brontolando.
A volte viene da sperare che l’Occidente applichi lo stesso standard di censura dell’est…. Così magari provano che si può fare un uso migliore della libertà di espressione.
Con tutto il rispetto per la mamma (che non si tocca) “risus abundat in ore stultorum” é una locuzione proverbiale latina. Magari, prima di lanciare giudizi sugli statisti del pianeta, non sarebbe male avere un spettro di conoscenze un tantino più ampio … rispetto alle raccomandazioni dei genitori