La faccia dell'undicenne di origine marocchina che esce da un negozio di via Dante con le cinture rubate l'abbiamo vista tutti. Il nome pure. Perfino i parenti.
Piantedosi lo ha dato per arrestato, a undici anni. Meloni lo ha infilato nel video sul decreto sicurezza.
Dei due ragazzi della minicar nera di Roma sappiamo l'età, il quartiere, poco altro. Hanno mandato un uomo in terapia intensiva, per noia. Uno è figlio di un carabiniere. Nessuna foto, nessun nome. Giusto così, la legge protegge i minori.
Tutti i minori, però.
Anche quelli che al governo fanno comodo per la propaganda.
Uno stronzo pubblica su X il volto del bambino di 11 anni in chiaro. Lo segnalo a X. X risponde che non è stata riscontrata nessuna violazione. La legge italiana dice che non si possono pubblicare foto di minori di 14 anni senza il consenso dei genitori. X viola la legge.
È incomprensibile la decisione del Ministro Salvini di non incontrare i trasportatori prima del 27. Quali interessi ha nel fare aggravare la crisi alimentare, energetica ed ambientale nel Mezzogiorno?
#inaltreparole un grandissimo Michele Riondino svela il bluff di questa barzelletta di Penisola che Paese unito NON È. P.s. un piccolo Fazio balbettante e tutto tremante @MaxGramel dice:".. se la Sindaca @silvia_salis vorrà intervenire..."
Ha fatto benissimo Maria Terranova, la sindaca di Termini Imerese a rifiutarsi di patrocinare i festeggiamenti dove avrebbe partecipato un tizio che in passato si è vantato di aver cantato per i superboss della mafia e di essere in buoni rapporti coi Casamonica.➡️
Accolgo con soddisfazione la decisione della Corte d’Appello di Milano (Sezione Lavoro), che ha dichiarato nulla la sentenza di primo grado nell’ambito della controversia con due ex collaboratori.
Come ho sostenuto fin dall’inizio, non ero stata posta nelle condizioni di venire a conoscenza del procedimento e, di conseguenza, di esercitare il mio diritto alla difesa.
L’intero giudizio di primo grado si è svolto in mia totale e incolpevole assenza, senza alcuna possibilità di contraddittorio.
Una situazione surreale.
Questa sentenza di primo grado (quindi nemmeno definitiva) pronunciata in assenza di contraddittorio è stata al centro di una vergognosa campagna mediatica, orchestrata dalla solita macchina del fango che prende sistematicamente di mira, anche con metodi sleali, chi si batte a sinistra e non abbassa la testa.
Ma nessun attacco potrà mai fermarmi.
Continuerò a dedicarmi con ancora più determinazione al mio lavoro e alle battaglie politiche per cui sono stata eletta.
Il mio mandato appartiene alle oltre 176.000 persone che mi hanno dato fiducia e a tutte quelle che condividono i valori e gli ideali per cui ci battiamo ogni giorno.
✊❤️
I giovani di oggi studiano. I giovani di oggi assistono sui social al genocidio in diretta, non guardano il TG1 o Rete4. I giovani di oggi hanno salvato la Costituzione. I giovani di oggi vogliono un futuro, non essere complici di un genocidio o finire come carne da cannone.
Non si può intercettare un parlamentare senza l'autorizzazione delle camere.
Ma questo vale solo per la Santanchè .
La RAI sta usando un intercettazione del deputato
Carotenuto dei 5 stelle e @SigfridoRanucci senza autorizzazione nella causa per il suo licenziamento.
@Dario5S
Guardatela bene. Mentre in Commissione si parla di #transfobia e vite reali, la Garante dell’Infanzia Marinella Terragni risponde con smorfie e insofferenza.
Nomina politica senza competenze sui minori, ma il pugno duro ideologico premia sempre. Che imbarazzo.
Video @nomfup
Apprendo con estremo stupore da un articolo pubblicato stamattina dal Fatto Quotidiano, che una mia conversazione privata con Sigfrido Ranucci viene citata nelle contestazioni disciplinari con cui l'azienda minaccia di licenziare il giornalista. Non ho mai detto alcunché sui contenuti di quel dialogo, né contestato la loro pubblicazione. Questo perché, come si evince facilmente dalle trascrizioni, non ho assolutamente nulla da nascondere.
Non posso però tollerare un uso eventualmente strumentale da parte del Servizio Pubblico di quelle intercettazioni.
Diffido la Rai dal loro utilizzo per qualsiasi fine. È appena il caso di ricordare che le conversazioni di un parlamentare possono essere utilizzate in ogni sede giudiziaria solo previa autorizzazione della Camera. Come noto, ove le si voglia utilizzare con intento probatorio, è necessario il passaggio presso la Giunta per le autorizzazioni.
La Rai non ha alcun diritto di usarle, perché anche se diffuse dalla stampa, non può essere in possesso in via ufficiale di quelle conversazioni. È incredibile che le conversazioni tra Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla giustizia, e un prestanome della Camorra vengano chiuse in una cassaforte e sottratte alla procura di Roma, mentre quelle che mi riguardano non solo siano già oggetto di pubblicazione ma vengano pure usate dalla Rai come clava contro Ranucci. Ribadisco di non avere nulla da nascondere e che, nel rispetto della Costituzione e delle leggi, sarei il primo a consentirne la pubblicazione. Ma c'è un limite a tutto: l'utilizzo di intercettazioni da parte della Rai per provare a licenziare un giornalista scomodo non può e non deve passare sotto silenzio.
Finalmente qualcuno si occupa di questi peracottari, già multati dall'antitrust per pubblicità ingannevole e ossessiva, aggiungo io, perché il servizio non corrisponde alle magnificenze che raccontano.
Thomas MacKinson sul Fatto Quotidiano
Arianna Meloni dice che «l’Istat si sta assumendo una grandissima responsabilità».
L’Istat sta solo facendo il proprio lavoro: applicare le regole europee e aggiornare i dati quando emergono nuovi elementi.
Se il governo reputa che abbia sbagliato, produca le prove, così che Eurostat possa esaminarle. È Eurostat a verificare i dati sul deficit e, se trova errori, può formulare riserve o correggerli.
Contestare errori è legittimo. Mettere sotto accusa l’Istat perché il risultato non piace è un’altra cosa.
È sempre bello quando un Ministro della Repubblica dice ai cittadini "cazzi vostri".
È ancora più bello quando il suddetto Ministro della Repubblica faceva lo smargiasso promettendo l'abolizione delle accise sui carburanti "al primo consiglio dei ministri"
Rexhino Abazaj è nato in Albania, ma è arrivato in Italia quando aveva appena tre anni.
È cresciuto qui, ha frequentato le scuole italiane, parla perfettamente italiano e nel nostro Paese ha costruito la sua vita, le sue relazioni e il suo impegno politico.
Per tutt* è diventato Gino.
Eppure Gino non ha la cittadinanza italiana.
Mentre tutta la sua famiglia riusciva a ottenerla,
lui è rimasto l’unico “straniero.”
Sul suo percorso ha pesato una denuncia ricevuta per aver partecipato a un picchetto contro lo sfratto di una donna che non riusciva a pagare l’affitto, un procedimento conclusosi poi con l’assoluzione.
Ora Gino,che si trova in Francia, è di fronte a un passaggio decisivo.
Il 30 settembre, a Parigi, la Corte di cassazione deciderà se confermare la sua estradizione
in Germania, già disposta dalla Corte d’appello.
La Germania, dove i neonazisti di ADF incalzano sempre di più il governo di centro-destra, lo reclama nell’ambito del procedimento sui
Fatti di Budapest del 2023.
La cosa grave è che le “accuse tedesche” nei suoi confronti nascono da un’indagine condotta dalla polizia del regime di Orbán, disposta a tutto pur di colpire e punire gli antifascisti, persino a distorcere completamente la realtà dei fatti.
E questo, purtroppo, lo so molto bene.
Il pericolo maggiore è che, una volta consegnato alla Germania, Gino possa poi essere
estradato in Ungheria, come è già scandalosamente accaduto a Maja T.
Il 30 settembre a Parigi, è prevista una grande
mobilitazione antifascista organizzata da comite_solidarite_budapest in solidarietà con Gino. E presto circolerà un appello,
firmato da numerosi intellettuali, artisti ed esponenti politici, per chiedere che Gino non venga estradato, e che la Francia si rifiuti di cooperare con questa offensiva internazionale contro il movimento antifascista.
Difendere Gino significa opporsi alla criminalizzazione dell’antifascismo. Prendiamo posizione, uniamoci in resistenza e solidarietà.
"Quando vi chiedete cosa sia la discriminazione, beh: eccola qua. E quando vi chiedete a cosa porti la discriminazione, beh: ecco la storia di Gino".
Che storia allucinante
https://t.co/XM8PLC2swg