La fine di un bellissimo Giro d'Italia meritava qualche ora di riflessione per realizzare questo post.
Il Giro d'Italia lo conosco fin da bambino. E lui conosce me. L'ho sognato, l'ho corso, l'ho vinto, ci sono tornato da dirigente di un team sontuoso. Il Giro d'Italia devi immaginare e pensare di non conoscerlo, per conoscerlo benissimo: più prendi distanza da ciò che è stato, più lo vedi meglio.
Il racconto di questo Giro è arrivato puntuale ogni giorno grazie alle prestazioni di una Polti VisitMalta che ha saputo superare una prova di maturità mai superata prima.
Abbiamo completato con tutti gli 8 corridori tre settimane da 3469 chilometri complessivi per 48700 metri di dislivello. Siamo andati in fuga in ben 16 tappe e abbiamo vinto la classifica delle fughe, con un corridore che ha pure trascorso le prime 6 giornate con la maglia azzurra degli scalatori. Abbiamo ricevuto due volte il premio alla combattività di giornata e abbiamo ottenuto 7 piazzamenti in top-10, tra cui il 2° posto di Maestri a Milano e quello di Lonardi a Roma.
Ma la squadra è anche quella delle 25 persone che hanno lavorato ininterrottamente per rendere possibile tutto questo. La squadra, dagli atleti allo staff, è stata brava nel fare le cose bene ed è stata ancora più brava nell'errore, nella correzione di esso in tempo reale: quella è la vera forza.
Una forza che genera ispirazione per i tifosi, per gli sponsor, per i colleghi. Una forza che alza il livello della squadra al Giro e di quella che non è al Giro.
Questo Giro l'abbiamo pensato bene, abbiamo scelto e agito bene. L'abbiamo costruito da lontano e continueremo a scrivere il bellissimo futuro che la squadra ha creato davanti a sé.
@teampolti
Recap #ArnaldiTiafoe
Potremmo cercare in mezzo a un elenco sterminato di aggettivi, nessuno basterebbe a raccontare quello che è successo ieri notte: Matteo Arnaldi è diventato il nome di un sentimento popolare.
Come tutti i sentimenti ne racchiude altri in proporzione variabile: tenacia, follia, caos, Supradyn potassio e magnesio.
Non è importante.
A fine match Matteo dirà che a un certo punto non è stato più tennis, ma una cosa diversa. Ed è vero. Quando ciò accade si avverte, perché una forma familiare d’un tratto assume significati più profondi. Come i campanelli che Magritte dipingeva qua e là: sembravano fuori posto ed effettivamente lo erano. Proprio per questo simboleggiavano la variabile impazzita che fa parte dell’esistenza, che lui amava definire una pianta ai margini degli abissi. I surrealisti erano un tantino drama queen, ma avevano anche dei difetti.
Comunque.
Ai margini dell’abisso di questo match Matteo ci si ritrova nel quarto set. Già avanti di due, Tiafoe sale 4-1 e in cuor nostro pensiamo sia finita. A quel punto un gruppetto di ragazzi italiani si carica sulle spalle Matteo, il match, il cuore nostro e la Repubblica. Sugli spalti il tifo assordante è tutto per l’americano, loro urlano senza sosta che ci credono e allora ci crediamo pure noi. Soprattutto continua a crederci Matteo e dal terreno sbuca una foglia: controbreak. Poi un’altra: parità. La pianta su quel margine la chiameremo Satana.
L’inerzia si ribalta: Tiafoe piove di sudore e Matteo arriva ovunque come se fosse fatto per il 70% di elastane. Si va al quinto, un capitolo di fantascienza post-apocalittica che saprebbe scrivere solo Douglas Abrams.
Dopo cinque ore e mezza Arnaldi vince. Risponde incredulo alle domande di Alex Corretja che lo intervista con gli occhi lucidi.
Poi corre ad abbracciare quei ragazzi.
È solo sport, dicono.
#tennis #rolandgarros
Per questo gesto gli avrei consegnato il Pallone d'Oro direttamente in campo.
Un cuore grande.
Prima ancora di esultare va a consolare il connazionale Gabriel disperato per l'errore decisivo.
Capitano vero ❤️ @marquinhos_m5
Ho visto gente su IG che ti spiega come "ammollare" il biscotto nel latte per avere il giusto risultato. Io ve lo dico: state allevando generazioni di ritardati.
"Devi imparare ad ascoltare il tuo corpo!"
IL MIO CORPO: "Lascia il lavoro. Ritirati dalla società. Parti per le terre più a Nord della Scozia. Abbandona tutto e diventa tutt'uno con la natura."
Come tutti sapete la Vanoli Cremona ha cessato la propria attività al termine di questo campionato. Quello di cui ci si dimentica troppo spesso in questi casi, è che oltre alla prima squadra, una società è composta anche da tanto altro, come ad esempio il settore giovanile.
Il settore giovanile di Cremona è sempre stato di ottimo livello, ma ora 250 ragazzi, e 250 famiglie, sono rimaste senza squadra.
Andrea Trinchieri è nato a Milano ma vive da anni a Cremona, quella Cremona a cui è legatissimo perché ai tempi della Triboldi Soresina fu la prima panchina da capo-allenatore (in A2) della sua vita nel 2004.
È notizia di queste ore che è molto vicino a salvare l’intero settore giovanile di Cremona, ridando di fatto a 250 ragazzi la possibilità di giocare nella propria città.
Andando personalmente porta a porta, è riuscito a coinvolgere delle aziende del territorio e il patron Aldo Vanoli, per concretizzare il suo obiettivo. Non solo, vuole creare una vera e propria Academy di Basket con visione, struttura e metodologie di allenamento simili a quelle che ha visto da vicino nelle sue esperienze all’estero, soprattutto allo Zalgiris: uno dei migliori settori giovanili al mondo.
Un grandissimo allenatore che sta per concretizzare uno straordinario gesto: per il basket, per Cremona, e non solo.