Sai perché le persone non riconoscono quello che fai per loro?
Perché la prima volta che tu fai qualcosa per qualcuno tu generi in lui la gratitudine.
La seconda volta che tu fai o dai a qualcuno generi l’anticipazione.
La persona si aspetta di ricevere di nuovo.
La terza volta hai già generato un’aspettativa.
La persona si aspetta di ricevere ancora quello che gli avevi dato.
La quarta volta tu generi un merito.
La persona sente di meritare quello che gli stai dando e vuole continuare a ricevere.
La quinta volta hai già creato una dipendenza.
Quella persona sente di non vivere più bene senza quello che tu gli stai dando.
É già viziata.
La sesta volta percepisci che non c’è reciprocità, tu non ricevi nulla in cambio e smetti di dare.
E allora la persona viziata che tu hai creato è risentita con te perché gli stai negando quello di cui ha tanto bisogno e allora finisce per odiarti, perché hai smesso di dare quello che tu gli hai fatto credere di meritare.
Per questo bisogna sapere qual è il limite nel dare.
Perché l’altro non conosce limiti nel ricevere.
Oltre 30 anni fa Natalia Ginzburg, ebrea atea, scrisse per L’Unità un articolo sul crocefisso che merita, oggi, di essere riletto.
“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
Tace.
È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.
La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”.
O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano.
La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.
Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.
Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.
È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.
Come mai li rappresenta tutti?
Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura.
A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.
Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto “ama il prossimo come te stesso”.
Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana.
Sono la chiave di tutto.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo”.
Pubblicato su L’Unità del 22 marzo 1988
Sul punto di morte Alessandro Magno convocò i suoi generali e disse loro le sue ultime tre volontà:
1) Che la sua bara fosse trasportata sulle spalle dai medici del tempo
2) Che i tesori che aveva conquistato (oro, gioielli ) fossero sparsi sulla strada verso la tomba
3) Che le sue mani fossero lasciati penzolare fuori dalla bara alla vista di tutti
Uno dei generali scioccato da queste insolite ultime volontà chiese ad Alessandro: " Qual è il motivo?"
Alessandro gli rispose:
"Voglio che siano proprio i medici a trasportare la mia bara per dimostrare che non hanno potere di guarigione davanti alla morte.
Voglio il suolo ricoperto dei miei tesori per far ricordare che i beni materiali qui conquistati qui restano.
Voglio le mie mani al vento perché la gente veda che veniamo in questo mondo a mani vuote e a mani vuote andiamo via…"