QUERIDINHA ANTIWOKE
Cansada de apanhar nas quadras, Sophie Cunningham, jogadora da WNBA -Associação Nacional de Basquete Feminino dos EUA- resolveu sair em defesa de sua companheira, Caitlin Clark, agredida pela jogadora Alyssa Thomas na quadra.
Os juízes ignoraram, mas Sophie não.
Sophie partiu para cima da agressora, sem dizer uma única palavra, e durante mais de 20 segundos apontou para DeWanna Bonner, companheira de Alyssa, ameaçadora, impondo respeito.
O gesto viralizou imediatamente em todo o mundo, por se tratar de uma jogadora branca reagindo contra uma negra, coisa inadmissível na cartilha woke da esquerda.
O dedo em riste da menina brava do time Indiana Fever se espalhou rapidamente pelo mundo, a esquerda surtou e Sophie virou a estrela anti woke dos EUA, a queridinha da América.
Os canhotos se deram mal, muito mal: Caitlin Clark e Sophie são as duas maiores estrelas comerciais da liga, responsáveis por impressionantes 71% das vendas das camisas (jerseys) da WNBA.
Sophie é uma pimentinha, de personalidade forte, branca, do Missouri, conservadora e chamada por muitos de 'Maga Barbie.'
Ela mesma já se autodefiniu, modestinha, como 'centro/moderada'.
Por essa personalidade, já foi multada várias vezes por críticas a arbitragens e tem fama de não levar desaforo para casa.
Sophie chegou a processar o Suns por acusá-la -através de um ex funcionário- de ter tido um caso extra conjugal com o CEO casado Josh Bartelstein quando jogava no Mercury.
Sophie é uma estrela destes novos tempos, em que o woke vai derretendo.
Sou fã.
No.
No es una película fascista.
Si dices eso, no tienes pájara idea de qué es el fascismo.
Podría ser cualquier película de Liam Neeson.
El problema es que pone el dedo en la llaga del wokismo cobarde, y aborda un tema del que Europa no quiere hablar.
Built around a hypnotic bassline and an atmosphere that became central to The Cure's identity, "A Forest" was the song that helped establish the band's darker musical direction. Their appearance at Belgium's Rock Werchter Festival in July 1981 came during the Faith era, with the group emerging as one of the most distinctive acts of the post punk generation.
🚨🇬🇧 ¡TERRIBLE ESCÁNDALO!
Acaban de publicar nuevas imágenes de la cámara corporal de uno de los policías, que estuvo presente el día del asesinato de Henry Nowak y que entrevistó al criminal Vickrum Digwa.
Digwa: "He sufrido un ataque racista".
El Policia: "Lo sé, amigo, lo sé", y añade: "No estoy diciendo que hayas hecho nada, amigo".
Finalmente Digwa se quejó de estar cansado, y que las luces del patrullero le molestan los ojos.
En ese momento la Policia esposó a Nowak moribundo, y dejó libre a Digwa. La sumisión de la Policia con esta gente es una absurda locura.
There’s something deeply moving watching this listening to Michael Jackson’s lyrics to they don’t really care about us
It brings home the pain and sadness and makes you realise your not alone in feeling that
That all across the world we’re hurting
Across Europe, people are taking to the streets to honour Henry Nowak.
No riots. No looting.
Just peaceful gatherings demanding an end to anti-white racism and paying tribute to a student killed for his skin colour.
Großbritannien. Der Trend des „Niederknien“ breitet sich explosionsartig aus.
Tausende Menschen knien für Henry Nowak nieder, begleitet vom ikonischen Song von Michael Jackson „They Don’t Care About Us“.
CI SIAMO ANCHE NOI
ITALIA 🇮🇹
Arrivano sempre più video dall’Italia.
La consapevolezza dilaga!
Questo è il lavoro di tutti voi, che fatte ogni giorno su tantissimi temi, non ultimo questa vicenda drammatica.
Il sistema ci vuole censurare per questo motivo.
HANRY VIVE!
A one minute silence for Henry Nowak from the English football team in LA later this month is being admirably proposed by fashion designer @jeffbanks_uk. What a wonderful man Jeff so surely is. Please re-post this far and wide. Copy in @Keir_Starmer!!
🚨ACTU :
La tendance du genou à terre explose en Grande-Bretagne.
Des milliers de personnes s’agenouillent en hommage à Henry Nowak sur le titre de Michael Jackson :
« They Don’t Really Care About Us ».
La gauche est en pleine panique.
Nous n’avons besoin ni de financement de Soros, ni de personne pour rendre hommage.
Nous n’avons pas besoin d’être payés, nous avons un cœur : c’est ça, notre force ♥️💪
“Combatteresti per la Germania?"
"Non farei un bel niente per la Germania. Ti sposi una tedesca, ottieni il passaporto e sei a posto."
I nuovi tedeschi, i nuovi europei🤦🏻♂️
E parliamo di competere con USA e Cina. Ma dove vogliamo andare con questi alieni?
✍🏻 Roberto Riccardi
Domani sfileranno gli incursori, grideranno “Decima” e prima di sera qualcuno avrà rivisto il fascismo.
Si può scrivere oggi, alla vigilia, senza rischiare la figuraccia. Perché è già successo e succederà di nuovo. Il copione si recita uguale ogni anno.
Andò così nel 2023. Michela Murgia (la defunta ideatrice del pregevole e invidiato da tutto il mondo test “Il Fascistometro”) montò il video di una compagnia del Comsubin che sfilava ai Fori Imperiali.
Ci scrisse sopra “entra in parata col saluto romano” e annunciò che la Repubblica normalizzava il fascismo sotto gli occhi di Mattarella.
Saviano, che all’epoca ancora non era stato condannato per aver dato della bastarda a Giorgia Meloni, colse l’occasione al volo e rincarò lo stesso giorno. Paolo Berizzi completò il terzetto.
Tre nomi che dalla caccia al fascismo hanno tratto un lavoro e un’identità. La tesi fu univoca: quel braccio alzato era un saluto romano, quel grido “Decima” un inno a Salò.
La Marina smentì nel giro di poche ore. Il braccio alzato è il comando con cui l’ufficiale avverte il reparto che lo segue. Quando scende, la colonna gira la testa verso la tribuna e rende onore alle autorità.
Lo stesso gesto, identico, lo eseguirono quel giorno altri reparti, altre armi, altre uniformi.
Il grido “Decima” è il motto del Gruppo Operativo Incursori, erede della Decima Flottiglia del Regno, quella rimasta fedele al Re, non della Decima Mas di Borghese che aderì alla Repubblica di Salò e impiccava i partigiani.
Due unità diverse e distinte, che l’8 settembre 1943 separò per sempre. Bastava studiare, come suggerì asciutto il portavoce del Presidente del Senato.
Tutto chiarito, dunque. E invece no. Nel 2024, per non dare altro fiato alla polemica, gli incursori sfilarono muti. Ma un reparto inquadrato non tace per timidezza: tace per ordine.
Qualcuno, lungo la catena di comando, evidentemente decise che la storia di quegli uomini era diventata impronunciabile.
La sinistra festeggiò come per una vittoria. Servì un anno perché il reparto si riprendesse la propria voce e nel 2025 il grido tornò. Domani si ascolterà ancora.
Fermiamoci qui, perché il punto non è la parata. È un altro. Una bufala smentita dalla Marina Militare e dal ministro della Difesa, nel giro di poche ore, ha continuato a marciare per anni tra gli adepti della sinistra e ha fatto ammutolire uno dei reparti più decorati d’Italia.
Come è possibile?
È possibile per via di una parola.“Fascista” è l’unico aggettivo che in Italia sospende la verifica dei fatti.
Qualunque enormità, se etichettata fascista, viene creduta prima di essere controllata, perché verificarla sembra già un atto di complicità.
Capovolge l’onere della prova. Di norma chi accusa dimostra. Con “fascista” deve discolparsi l’accusato e chi prova a difenderlo finisce nel mucchio dei sospetti.
Per questo la bufala vola e la smentita arranca con le pezze d’appoggio in mano.
Provate a immaginare un reparto accusato di inneggiare a Stalin. Qualcuno chiederebbe il video, la fonte, il contesto. Ma di’ che fa il saluto romano e parte la condivisione a pioggia, senza che nessuno guardi davvero quel braccio.
La stessa cultura che pretende sfumature, contesto e cautela per ogni cosa, davanti alla parola “fascista” smette di pensare. L’aggettivo non informa. Assolve chi lo pronuncia dall’obbligo di verificare.
E non cadde a caso sugli incursori. Cadde su di loro perché erano militari. Per la stessa area di sinistra che li vorrebbe braccianti al posto di soldati, che non vuole un euro speso in difesa.
Che chiama guerrafondaio chiunque parli di difendere la patria, che davanti a ogni divisa fiuta una minaccia, così l’uomo in uniforme è già condannato in partenza.
Gli arguti osservatori non scambiarono per errore un comando di marcia con un saluto romano. Lo fecero perché il fascismo, in un militare, lo davano per scontato. L’uniforme era la prova.
Sono andati a cercarlo dove avevano deciso in anticipo di trovarlo.
Con un paradosso che li inchioda. Brandiscono, meglio stiracchiano a piacere, la Costituzione, utilizzando l’articolo 11, il ripudio della guerra, per disprezzare le Forze Armate.
Ma dimenticano, o forse omettono, l’articolo 52: la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Sventolano una metà della Carta per insultare ciò che l’altra metà consacra.
E lo fanno il 2 giugno, contro gli uomini che la Repubblica manda a sfilare in suo onore e a morire quando serve.
Domani, allora, godetevi lo spettacolo. Non quello degli incursori, che sarà impeccabile. L’altro: la gara a chi per primo griderà al fascista.
Vincerà chi pubblicherà più in fretta, non chi avrà guardato meglio. Perché per costoro “fascista” non è un’accusa da provare. È una parola magica che dispensa dal pensare.
E un Paese che fa ammutolire i propri soldati da una parola magica non sta combattendo il fascismo. Sta solo confessando di non avere più nient’altro da dire.
Francesco De Gregori, con la sua solita lucidità e coraggio, ha scelto di non inginocchiarsi al pensiero unico della sinistra e al coro pro Gaza, confermando ancora una volta di essere un artista libero, non un cantautore di regime.
🤝🤝👏👏👏👏👏👏🤝🤝
Caro Francesco, sei un grande, un vero artista e un vero uomo con la sua dignità, diciamo un "pesce fuor d'acqua." Non hai bisogno di slinguettare oppure allungare il cappello come fanno certi pseudo artisti per esibirsi.
Gli italiani veri ti adorano.