Ho 82 anni, quattro figli, undici nipoti, due pronipoti. E una stanza di nove metri quadrati in una casa di riposo.
È qui che trascorro le mie giornate, lontano dalla mia casa, dai miei ricordi e da tutto ciò che per una vita ho chiamato famiglia.
Non mi manca nulla, almeno così dicono. C’è chi mi prepara da mangiare, chi rifà il letto, chi controlla la pressione e si occupa della mia salute.
Eppure mi manca quasi tutto.
Mi mancano le risate dei nipoti, i loro abbracci, i litigi, il piacere di vederli crescere. Qualcuno viene a trovarmi ogni due settimane, altri ogni tanto. Altri non vengono più.
Non preparo più le mie polpette, le crocchette o le uova ripiene. Nessuno me le chiede.
Passo il tempo facendo Sudoku e partecipando alle attività della struttura. A volte aiuto chi sta peggio di me, ma cerco di non affezionarmi troppo. Qui le persone scompaiono all’improvviso, lasciando sedie vuote e nuovi silenzi.
Dicono che oggi si viva sempre più a lungo. Ma a cosa serve aggiungere anni alla vita, se poi manca qualcuno con cui condividerli?
Sul comodino tengo qualche fotografia. Le guardo e, per un istante, torno nella mia cucina, tra le voci dei bambini e il profumo del pranzo della domenica.
Non pretendo grandi cose. Vorrei soltanto che qualcuno trovasse il tempo di sedersi accanto a me. Anche senza dire niente.
Abbiamo trascorso una vita a insegnare ai nostri figli a camminare da soli. Non immaginavamo che un giorno quei passi li avrebbero portati così lontano da noi.
Perché prendersi cura di chi si è preso cura di noi non significa restituire un debito.
Significa ricordarsi di amare chi ci ha insegnato a farlo.
Il ricordo di Andrea Moretti (anni 22), morto sul lavoro proprio nel Colosseo, di @albertoangela all'inizio della puntata dedicata a Giulio Cesare, è stato commovente. Un grande bel gesto, non scontato. Su #Rai1 ora.
Vi aspetto questa sera alle 21.30 su @RaiUno per una serata-evento dal @ParcoColosseo alla scoperta della vita, delle imprese, degli amori e dell’eredità di Giulio Cesare, uno dei grandi protagonisti della storia.
Quello che è successo a Napoli l'aggressione contro il papà che difendeva le figlie mette paura ...io ormai quando mio marito e le mie figlie escono dico loro non litigate in macchina non rispondete a nessuno non litigate qualsiasi cosa abbozzate che ormai la gente è matta
#garlasco: credo che filmare #albertostasi mentre beve un caffè per i fatti suoi e indicare nome del bar da lui frequentato sia non solo una vigliaccata, ma forse addirittura un reato. Lasciarlo vivere tranquillo, no? Ha scontato la pena. Basta!
Oggi, guardando il mio certificato di laurea, mi sono fermato: 20 dicembre 2005.
Università degli Studi di Pavia.
Quel giorno io, Andrea Tosatto, discutevo la mia tesi in Psicologia.
Nello stesso ateneo, nello stesso giorno, nello stesso momento della vita,
Chiara Poggi discuteva la sua in Economia e Commercio.
Non ci conoscevamo.
Non sapevamo l’uno dell’altra.
Eppure eravamo lì, a pochi metri di distanza,
pieni di sogni, di progetti per il futuro.
Lei con il sorriso di chi ha appena conquistato il massimo dei voti.
Io con la soddisfazione di chi ce l’aveva fatta per la seconda volta.
Due strade che quel giorno si sono sfiorate senza toccarsi.
Due vite che il tempo avrebbe portato lontanissimo.
Io a Dubai e lei verso un destino orribile e ingiusto.
Pensare che in quel freddo dicembre pavese
eravamo così vicini, senza saperlo mi stringe il cuore.
Chiara, ovunque tu sia, quel giorno eravamo compagni di viaggio, anche se non lo sapevamo. Riposa in pace.
Ti sarà resa giustizia.
Andrea Tosatto
E Tamberi non va bene
Manco Sinner va bene
E neanche la Curtis
Manco la Esposito
Vi meritate quelle mezze seghe di calciatori della nazionale, fuori dai mondiali di calcio
Il bracconaggio non si alimenta solo con chi cattura gli animali, ma anche con chi li trasforma in una moda, in uno spettacolo o in un mezzo per raccogliere visualizzazioni.
Chi ama davvero gli animali non alimenta un sistema che può incentivare il traffico e lo sfruttamento.
Il condizionatore non è più solo comfort, ormai è un vero presidio sanitario.
Possiamo discutere di consumi, emissioni e uso responsabile, ed è giusto farlo. Ma quando per giorni le massime superano i 35-38°C, le minime restano tropicali e l’umidità impedisce al corpo di disperdere calore, il raffrescamento domestico per molte persone non è un lusso ma una necessità.
Anziani soli, cardiopatici, persone con patologie respiratorie, disabili, bambini piccoli, famiglie a basso reddito che vivono in case esposte al sole o in quartieri molto caldi non possono essere lasciati davanti a estati sempre più pesanti con il consiglio di "bere acqua e tenere le finestre chiuse". Qui dovrebbe intervenire lo Stato, non con bonus confusi o incentivi a pioggia, ma con una misura mirata. Garantire alle persone più vulnerabili un accesso reale a un raffrescamento efficiente. Contributi forti per acquistare climatizzatori moderni o pompe di calore, installazione compresa. Priorità alle abitazioni più esposte, manutenzione garantita, tariffe agevolate per il consumo energetivo durante le allerte caldo ed ovviamente educazione all’uso corretto.
Non significa trasformare il condizionatore nella risposta unica al caldo, la risposta strutturale resta più ampia ma nel frattempo le persone devono vivere adesso, non tra vent’anni. Per una persona fragile, un ambiente raffrescato può significare dormire, respirare meglio, non disidratarsi e non finire in emergenza sanitaria. Non è comodità, è prevenzione sanitaria.
Sono venuto al mare e ho scoperto che su quasi tutto il litorale è vietato far fare il bagno ai cani. È una di quelle cose che faccio davvero fatica a capire. Con 40 gradi li vorrebbero sotto il sole senza possibilità di rinfrescarsi. Per me inaccettabile.