Io continuo a non capire: se un lavoratore definito esperto non si è assicurato adeguatamente ai dispositivi di sicurezza , che cosa c’entrano il Governo, lo Stato, il Sindacato, il Padreterno…? Lo vogliamo dire che il “rischio zero” non esiste? E’ nell’ordine delle cose.
Qual è il colmo per @SalisIlaria?
Rifugiarsi dalla polizia per sfuggire alle domande di una giornalista.
N.B. Il centro sociale, dove militava l’europarlamentare, aveva organizzato un “corso di base sull’abolizione della polizia”.
🤬🤬🤬🤬🤬🤬
A #Salerno può accadere che la Curia ed il vescovo permettano che i filoterroristi pro Pal trasformino anche San Matteo in un arabo palestinese e il Duomo in uno strumento di propaganda antisemita.
I salernitani hanno già dimenticato le monache stuprate e i monaci decapitati proprio sopra quell'altare durante l'invasione dei saraceni?
#Hamas incassa e ringrazia!
@David Patrick Amodio
Ops… 😂😂😂
Elisa Garfagna
Francesca Albanese indossa un capospalla Loro Piana.
A parte l'idiosincrasia profonda di posare per un magazine di moda con un capo che costa svariate migliaia di euro... adesso arriva il bello.
Loro Piana compare nella lista delle aziende da boicottare poiché non si è espressa contro il "genocidio " palestinese.
E con questa è ufficiale: manco alla Albanese frega un cazzo dei palestinesi.
Ma voi continuate a farvi prendere per i fondelli.
Mi raccomando.
Ogni giorno che il Signore manda in terra piovono missili sulle vite dei civili ucraini. Ogni giorno. Da anni. Morti. Feriti. Distruzione. Per mano dei russi. E con un popolo che si difende. E da noi arriva uno e va in giro a dire queste cose? In tv?
Non ho difficoltà a rispondere alla sua cortese domanda. L’Italia non sta finanziando alcuna guerra tra paesi stranieri. Con decisioni democratiche del Parlamento, su proposta del Governo (prima Draghi, ora Meloni) sta aiutando l’Ucraina a difendere la sua libertà e la sua indipendenza dall’aggressione russa. Diversi esponenti del Governo (come @GiorgiaMeloni , @Antonio_Tajani, @GuidoCrosetto ) e dell’opposizione (come @ellyesse , @CarloCalenda , @PaoloGentiloni , @matteorenzi ) hanno peraltro espresso la convinzione che questi aiuti non siano solo il prodotto di una scelta etica (sostenere chi è vittima di un’aggressione) ma rispondano anche a un interesse nazionale primario, da una parte perché l’aggressione russa mette a rischio le regole del diritto internazionale che tutelano la libertà e l’indipendenza anche del nostro paese , dall’altra poiché l’Ucraina costituisce l’avamposto europeo nei confronti dell’espansionismo russo. Opinione che Lei può certo non condividere, sottovalutando alcuni dati preoccupanti (come le diverse aggressioni ibride condotte dalla Russia contro di noi e altri paesi europei o le dichiarazioni televisive di esponenti russi, Medvedev in testa). Ma su cui vale , secondo la Costituzione, l’opinione della maggioranza espressa nelle decisioni del Parlamento.
#Conte “L’Italia è in ginocchio”.
Lui, che con il suo movimento ha sfasciato i conti dello Stato con superbonus e reddito di cittadinanza.
La vergogna non la conosce proprio.
#Realpolitk
Dopo il 110, i banchi a rotelle, il reddito di nullafacenza e 1,25 mld di mascherine cinesi farlocche, il premio Nobel per la devastazione dei conti pubblici Giuseppe #Conte oggi spiega agli italiani che “l’Italia è in ginocchio”.
Ha la faccia come il culo. E pure lo spessore.
Vi prego, credetemi: i sacrifici dell’onorevole Piccolotti mi commuovono profondamente.
Alzarsi addirittura alle sei del mattino, e per di più inutilmente.
Una prova che pochi sarebbero disposti a sostenere.
Vergogna a chi la costringe a tanto.
Medaglia al valore subito.
Le modalità con cui hanno aggredito e messo in fuga la giovane collega Giulia Presutti, fanno capire quanto siano un branco di animali pericolosi, un gruppo di persone losche, pronte a tutto, senza etica e senza morale.
Caro Ranucci, capisco che la forza della disperazione giochi brutti scherzi.
Sappi che oggi qualcuno potrebbe farti notare che il vero scandalo furono le quattordici archiviazioni e la condanna subita da Tosi
Forse all'epoca dei fatti avevi molti santi in paradiso, mentre oggi...
Ad oggi, un fatto resta fermo: #Ranucci è vittima di un attentato.
Eppure c’è chi si prodiga nel garantismo selettivo: innocenti gli indagati, colpevoli le vittime.
Curioso trovare in prima fila proprio chi non digerisce le inchieste di #Report.
Il problema è proprio questo: la difesa a oltranza del metodo. Ti serve la scorta? Eccheccevo'? Mi mandi una lettera anonima, poi un'altra con un proiettile dentro (così sono sicuro che venga bloccata alle poste con adeguata pubblicità). E se non basta ancora? Fate voi.
Posso capire la difesa di un programma giornalistico di inchiesta libero e non condizionato dal governo e dalle forze politiche di maggioranza ( come era Report, anche se non sempre obiettivo e esente da faziosità). Non capisco però la difesa a oltranza di Sigfrido Ranucci. Ognuno di noi risponde delle sue amicizie non occasionali. Avere un rapporto continuativo di amicizia e frequentazione con un personaggio come Lavitola (mandante dell’attentato a Ranucci, quali che ne fossero le finalità, e responsabile tra l’altro della compravendita di senatori che causo’ la fine prematura del Governo Prodi II) dovrebbe bastare a giustificare la sostituzione di Ranucci con altro conduttore. Sbaglio?
Io non ho mica capito che è successo.
Lavitola voleva favorire l’ascesa di Ranucci a premier e quindi avrebbe organizzato un finto attentato, così #Ranucci sarebbe passato per il giornalista eroe che fa inchieste scomode e che, proprio per questo, qualcuno voleva mettere a tacere.
E Ranucci dice che non ne sapeva nulla.
Vabbè.
Lavitola confessa: ha organizzato il finto attentato a #Ranucci “per aumentargli la scorta” (e con essa la popolarità e le incontinenti ambizioni di carriera politica). Non sono sorpreso, la scorta in Italia è purtroppo da tempo diventata uno status symbol, il progetto aveva un senso. Ma cinque ore per una confessione alla fine così banale e scontata, mi sembrano davvero tante. Troppe.
Sigfrido Ranucci era ignaro. Ignorava che Lavitola progettasse addirittura una bomba per accrescerne la popolarità. Ignorava le intenzioni dell’amico e ignorava, naturalmente, di essere il beneficiario designato di una simile follia.
Lo dice la Procura e non abbiamo alcuna ragione per sostenere il contrario. Anzi: siamo garantisti, e dunque Ranucci per noi era ignaro ieri, è ignaro oggi e resterà ignaro finché non emergerà qualcosa che dimostri il contrario.
Il problema comincia subito dopo.
Facciamo infatti il caso che quello che è successo a Ranucci fosse capitato a uno qualunque di noi. O, meglio ancora, a uno qualunque di quelli che Report ha messo sotto inchiesta in questi anni.
Immaginiamo che un politico venga intercettato mentre parla ripetutamente con un personaggio poi accusato di progettare reati gravissimi. Immaginiamo telefonate, confidenze, informazioni riservate, richieste di aiuto, conversazioni sulla carriera politica, magari qualche suggerimento su chi colpire e chi risparmiare. Immaginiamo infine che quel personaggio, all’insaputa del politico, progetti perfino un attentato per trasformarlo in vittima e regalargli consenso.
Secondo voi quale sarebbe il titolo di Report?
«Il politico ignaro»?
Naturalmente no.
Avremmo una puntata di due ore, il plastico delle telefonate, le frecce rosse fra i protagonisti, la voce fuori campo che domanda inquietante: «Possibile che non sapesse?». E soprattutto la frase immortale del giornalismo giudiziario: «Noi non accusiamo nessuno, poniamo soltanto delle domande».
Ecco, la questione è tutta qui.
Ranucci ha diritto a essere considerato estraneo ai progetti criminali di Lavitola perché non esiste alcuna prova che ne fosse a conoscenza. Punto. Ma sarebbe magnifico se da domani lo stesso principio venisse applicato anche agli altri.
Perché frequentare una persona indagata non significa essere indagati. Parlare con un delinquente non significa essere delinquenti. Ricevere una confidenza non significa condividere un progetto criminale. E soprattutto un’intercettazione non è una sentenza, un’amicizia non è un concorso di colpa e una suggestione non è una prova.
Sembrano banalità. In Italia sono quasi avanguardia culturale.
Per anni abbiamo costruito carriere giornalistiche e politiche sulla teoria opposta: dimmi con chi parli e ti dirò di che reato sei sospettabile. Poi, quando la macchina del sospetto arriva davanti alla porta di casa nostra, scopriamo improvvisamente la prudenza, il contesto, la distinzione fra fatti e illazioni, la presunzione d’innocenza.
Benvenuti.
Non c’è nulla di cui vergognarsi. Le conversioni tardive sono sempre preferibili alla perseveranza nell’errore.
Anzi, la vicenda Ranucci potrebbe avere persino un lieto fine. Non quello immaginato da Lavitola, per fortuna. Un altro: che il principe del giornalismo d’inchiesta scopra sulla propria pelle quanto sia facile finire dentro una storia senza aver fatto nulla, quanto sia devastante trasformare una frequentazione in un’accusa e quanto sia comodo insinuare lasciando agli altri l’onere impossibile di dimostrare di non aver mai saputo.
Sarebbe una gran bella puntata di Report.
Titolo: Ignaro.
E, per una volta, senza punto interrogativo.