In tutta Italia ci sono segnalazioni di persone che rifiutano di fare i presidenti di seggio o gli scrutatori.
I loro compensi, per circa 30 ore di lavoro (oggi 15-23, domani 7-23 più lo spoglio, e sto parlando solo di elezioni europee) è di circa 140€ per i presidenti di seggio e circa 110€ per gli scrutatori e i segretari di seggio.
Dunque parliamo di un compenso di meno di 5€/ora per i presidenti e di meno di 4€/ora per gli altri componenti, nel weekend e con la sessione domenicale da una ventina di ore consecutive. Ed è un lavoro non solo pagato dal pubblico, ma anche indispensabile per l'esercizio di un diritto democratico fondamentale da parte della cittadinanza.
Ma mi raccomando, il salario minimo non serve e "la gente non lavora perché c'è il reddito di cittadinanza".
Li facciamo studiare in scuole fatiscenti, gli offriamo una Sanità sempre più carente, sempre meno prospettive di lavoro. Li accusiamo di essere passivi e abulici e appena provano a manifestare in nome di un’idea o di un timore li manganelliamo.
Questo Paese i giovani li odia.
@myharrysue Sicuramente non cambierà la mia opinione. Per me questo rincorrere l'eterna giovinezza è ridicolo e controproducente. Diventano mostruose e ridicole.
@myharrysue E infatti che faccia quel che vuole. Io sono libera di pensarla come voglio soprattutto dopo averla vista anche di presenza. Sei il supereroe difensore del bisturi?
#Sinner ha vinto comunque. A 22 anni è arrivato su quel campo, inchiodando davanti agli schermi un Paese che normalmente si occupa solo di calcio . Ne ha di tempo per andare oltre. #AusOpen
Se sei una docente precaria e tua figlia, che ha compiuto 8 anni si sveglia con la febbre, puoi lasciarla a casa da sola perché non hai diritto a chiedere un giorno per la sua malattia. Si possono ammalare solo i bambini dei docenti di ruolo. @CislNazionale@cgilnazionale
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, disse papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’.
Io non capivo. Sapevo che ‘espulsa’ era una parola pesante. Per essere ‘espulsi’ bisognava aver fatto qualcosa di grave. Di molto grave. Chiesi a mio padre che cosa avevo fatto, che cosa era successo. Mi rispose che c’erano delle nuove leggi, che le cose erano cambiate, che noi eravamo ebrei e che dunque non sarei potuta tornare alla mia scuola, la Ruffini di Milano, dove avrei dovuto iniziare la terza elementare. Non sarei più stata in classe con le mie compagne e con la mia maestra Bertani.
Quel giorno scoprii di essere ebrea. La mia era una famiglia laica, anzi di più, assolutamente non religiosa, direi proprio atea. Non avevo mai pensato di essere diversa dalle mie compagne di classe, dalle mie amiche di giochi. Invece quel giorno scoprii di essere ‘diversa’, che tutta la mia famiglia era ‘diversa’ e che questa ‘diversità’, non un mio comportamento, aveva provocato la mia espulsione da scuola. Il mio ricordo è legato alle facce di papà e dei nonni: volti segnati dalla preoccupazione come non li avevo mai visti prima.
Quando la maestra mi disse: ‘non ho fatto io le leggi razziali’, capii che l'indifferenza fa più male di uno schiaffo.
- Liliana Segre questa domenica è ospite della prima puntata di #CTCF sul @nove