"Serve investire di più nell"istruzione, tempo pieno nelle scuole e insegnanti pagati meglio per combattere la dispersione scolastica e la delinquenza dei minori. E chi sbaglia ha diritto a una seconda opportunità,minorenni e adulti. Il ponte sullo Stretto di Messina è uno spreco di risorse,almeno 14 miliardi, che potrebbero essere usate meglio nella formazione di forze dell'ordine con competenze informatiche per indagare nel "dark web" diventato il vero supermercato della criminalità organizzata. Si trova di tutto ormai e si compra con crypto valute,ma bisogna sapere come cercare. Servono nuove competenze per combattere la criminalità attuale." Grande serata a Lido di Camaiore con il procuratore Nicola Gratteri che si è concesso con generosità alle mie domande e a quelle di un numeroso e attento pubblico presente all'incontro all'interno della rassegna Lido Cult curata da Laura Muzzupappa e Marco Aureli con la consulenzadi GessicaGiglio. "Tra due anni andrò in pensione" ha detto il procuratore "e sogno di tornare in campagna nel mio podere a Gerace a occuparmi dei miei ulivi." Io resto convinta che Gratteri troverà il modo di rendersi ancora utile al nostro paese al quale ha dato tanto,sacrificando anche la sua vita privata.Da 37 anni vive sotto scorta e non si concede neanche una passeggiata sul mare.Scrive libri di successo con l'amico professore Antonio Nicaso,e gira per le scuole incontrando ragazzi e ragazze ai quali dice che stare dalla parte della legalità si può, rompere la cultura mafiosa si può. Ai genitori consiglia: " non fate gli amici dei vostri figli,hanno bisogno di avere dei modelli di riferimento solidi e coerenti.Grazie e a presto Procuratore Gratteri!
#Mafia #Gratteri #Camaiore #Lidocultofficial
E buona santa domenica ai vari cristiani che continuano a tacere e contestano pure il cardinale Pizzaballa perché racconta la verità.
#Israel_Is_The_Enemy_Of_Humanity
Si, ma quanto costano la benzina e il
Gasolio in Spagna?
Benzina €1.71 ( in Italia 1,990 €/litro)
Gasolio € 1,8 ( in Italia 2,084 €/litro)
E la crescita? Quanto è in Spagna?
2,7 su base annua.
( in Italia lo 0,3)
Perché poi....le chiacchiere le porta via il vento..
Siamo costretti a smentire l’articolo uscito oggi sul Corriere della Sera, dal titolo “Soldi dal magnate vegano, un nuovo caso Report”. Nell’articolo vengono riportate diverse falsità che riguardano Food For Profit, il documentario diretto e prodotto da Giulia Innocenzi, che dopo aver riscontrato un enorme successo di pubblico nelle sale cinematografiche, essere stato distribuito in tantissimi paesi in tutto il mondo e aver ottenuto prestigiosi premi internazionali, è stato trasmesso a Report.
Secondo il Corriere della Sera, “tra le soluzioni proposte nel servizio mandato in onda da Report, si sponsorizzava il maggior consumo di cibi a base di insetti e la carne sintetica”. Questa notizia è falsa. Food For Profit denuncia come gli allevamenti intensivi in Europa vengono finanziati con i soldi pubblici, e il legame fra le lobby, l’industria della carne e i politici. Non parla mai di carne a base di insetti né di carne a base cellulare.
Per saperlo sarebbe bastato la visione del docufilm, ma perfino una veloce ricerca su Google. Report continuerà il suo lavoro di denuncia: grazie alle inchieste portate avanti in questi anni, a firma di Giulia Innocenzi, sono stati chiusi allevamenti, macelli e lanciate allerte alimentari di carne scaduta rimessa in commercio. Un vero e proprio servizio pubblico per i cittadini, che Report continuerà a portare avanti anche nella prossima stagione.
https://t.co/b4pxN6QrWB
Delmastro?
Il padre di Giorgia Meloni è stato condannato in Spagna nel 1995 per narcotraffico. Millecinquecento chili di hashish su un veliero fermato a Minorca. Questo sta negli atti.
Che fosse un corriere al servizio di Michele Senese lo dice il collaboratore di giustizia Nunzio Perrella, a Report e a verbale. Resta una sua dichiarazione, non un fatto accertato. Lei ha risposto in aula che il padre è morto e che non lo vedeva da quando aveva undici anni. Vero, e un padre non si sceglie. La questione finirebbe lì, se il nome Senese non tornasse ogni volta.
Torna con Delmastro, che di Meloni è stato l’avvocato nei processi per diffamazione. Lo stesso Delmastro socio della srl “Le 5 Forchette” con la figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa e ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese.
Torna col selfie del 2 febbraio 2019, hotel Marriott di Milano, prima grande iniziativa di Fratelli d’Italia al Nord in vista delle europee. Meloni da un lato, dall’altro Gioacchino Amico, indicato dagli inquirenti come referente del clan Senese in Lombardia, oggi collaboratore di giustizia nell’ambito del procedimento Hydra. Lei ha parlato di squallidi attacchi e di palate di fango. Una foto non prova niente, d’accordo.
Sul selfie va detto il resto. Un ex parlamentare ha riferito a Report che Amico entrava a Montecitorio senza controlli, come se avesse un tesserino o un accredito speciale. Amico stesso, agli investigatori, ha dichiarato di disporre di un badge per entrare e uscire dal Parlamento quando gli pareva. Sempre secondo quel racconto, nel 2018 avrebbe accompagnato l’ex deputato negli uffici di Fratelli d’Italia alla Camera.
La Camera ha smentito, e ha smentito una cosa sola: che sia mai stato rilasciato un tesserino permanente intestato a lui. Il tesserino permanente lo danno ai giornalisti e allo staff. Chi entra come ospite di un deputato non ne ha bisogno, e uno storico pubblico degli ingressi non esiste. Chi lo abbia invitato resta senza risposta. Lollobrigida, capogruppo all’epoca, fa sapere di non aver mai controllato gli ospiti dei colleghi.
Il 6 giugno 2020, secondo un’intercettazione riportata da Report, Amico esulta perché gli è arrivata la tessera di Fratelli d’Italia.
Arriviamo al 5 agosto. La Camera nega alla procura di Roma l’uso delle chat tra Delmastro e Caroccia, estratte dal telefono sequestrato a quest’ultimo. Duecentosei contro centotrentatré, scrutinio segreto. Ministri precettati in massa, dal titolare dell’Economia in giù. Mancava solo lei.
La sera prima la giunta per il regolamento aveva stabilito che i componenti della giunta per le autorizzazioni non hanno più accesso automatico agli atti trasmessi dalla magistratura. Decide di volta in volta l’intera giunta. Il presidente Devis Dori ha parlato di un paradosso: si vota senza aver visto le carte. Una prassi consolidata cambiata in una sera, con un voto di scarto.
Poi Nordio spiega che nel telefonino c’è tutta la vita di una persona. Le foto, i video, le chat intime, le cartelle cliniche, i conti correnti. Vero. Peccato che quel telefono non sia di Delmastro.
Le chat stanno nel dispositivo di Mauro Caroccia, sequestrato in un’indagine antimafia. La riservatezza che il ministro della Giustizia indica come questione principale è quella di un uomo condannato in via definitiva per reati aggravati dal metodo mafioso. Mi pare un modo elegante di spostare l’attenzione. Trovo difficile credere che un guardasigilli non conosca la differenza tra il telefono dell’indagato e quello del deputato.
C’è di più, e lo racconta lui stesso al Corriere. Delmastro non aveva eccepito alcuna riservatezza, le chat le aveva già consegnate ai pm. A negare l’autorizzazione al loro uso processuale è stata la Camera. Il ministro ha poi telefonato per congratularsi e lo ha tirato su con un bicchiere di buon bianco. Anche questo l’ha raccontato lui, orgoglioso.
Diranno che un partito difende i suoi. Sarebbe una spiegazione, se il conto lo avesse pagato Delmastro. Invece lo hanno pagato tutti: ministri precettati in aula, regolamento cambiato la sera prima, voto segreto. Nessun capogruppo ordina una cosa così per un deputato di provincia.
Non dico che in quelle chat ci sia il suo nome. Non lo so, non lo sa nessuno, ed è il problema.
Dico quello che si sa già. Il selfie con l’uomo dei Senese è suo. La tessera che quell’uomo festeggia intercettato è del suo partito. A Montecitorio, stando a quanto dichiarato da lui e da un ex deputato, avrebbe avuto accesso anche agli uffici di Fratelli d’Italia. L’avvocato che difendeva lei nelle querele è finito socio della figlia del prestanome del clan. Il filo non passa per Delmastro. Passa per Fratelli d’Italia, e Fratelli d’Italia è lei. Questa è una valutazione politica, non un’accusa penale.
Nessuna di queste cose è un reato. Tutte insieme sono un problema politico che si risolveva in un modo solo, aprendo. Lei ha scelto di chiudere, e di non esserci mentre si chiudeva.
Aveva promesso che non avrebbe coperto nessuno. Bastava far leggere le chat e il dubbio moriva quel pomeriggio. Hanno preferito il dubbio. Adesso il dubbio è suo.
Ripeto per l’ennesima volta: in Italia con una condanna penale non puoi fare il bidello ma il politico si
Il fatto che i politici possano vietare ai magistrati di indagare riguardo fatti di mafia fa venire la pelle d’oca, basta, e’ inacettabile
Il mondo fatato del Governo Meloni:
"Paese in crescita da mesi, pressione fiscale in calo"
Il mondo reale:
"I supermercati stanno iniziando a proporre il pagamento a rate per beni di prima necessità"