"Diogo parlava spesso di te. Dell'amicizia che avete costruito, delle battaglie affrontate insieme, delle sfide, delle risate, delle conversazioni sul calcio… e dei sogni. Il Mondiale era uno di quei sogni, un sogno che avete coltivato fianco a fianco, con la stessa passione con cui scendevate in campo. "Quando ho sentito le tue parole e ho saputo cosa hai provato il giorno in cui la Scozia si è qualificata per il Mondiale, dopo tanti anni di attesa, ho capito che Diogo non ha mai davvero lasciato il campo. Raggiungendo quel momento e conquistando il tuo posto al Mondiale, non sarai solo. Porterai con te anche il suo sogno. E quando scenderai in campo, so che non sarai solo tu a camminare: Diogo sarà con te nei tuoi pensieri, nei tuoi passi, nel tuo cuore. Per questo oggi voglio ringraziarti. Grazie per non averlo dimenticato. Grazie per averlo portato con te. Grazie per aver trasformato il dolore della perdita in forza e in qualcosa di così bello. È così che facciamo anche noi a casa, ogni giorno. Lui sarebbe, ed è, incredibilmente orgoglioso di te. Custodisci questo sogno, Andy. Vivilo per te e per lui".
Rute Cardoso
Non so se tornerai mai, per sognare ed emozionare; ti vedo come un vecchio gigante caduto in un lungo sonno, umiliato, deriso; oggi continui a vivere nei miei ricordi, è l'unico modo per renderti immortale: caro e vecchio #Milan ti voglio bene, e se vorrai, sarò qui ad aspettarti
🎙️ Thierry #Henry parla così del 5-4 fra PSG e Bayern Monaco:
“Ascoltate, dobbiamo avere una conversazione seria su quello che stiamo vedendo. Per i tifosi, certo, è emozionante, nove gol, si va da un'area all'altra. Tutti sui social gridano: "Oh, che partita!". Ma lo è? Davvero? Dobbiamo fermarci. Dobbiamo smettere di chiamare questo "grande calcio". Quello che abbiamo visto stasera... non era una semifinale di Champions League. Era calcio di strada. Era un cortile da giochi. Era un "tu segni, poi io segno".
Dov'è la qualità? Dov'è la struttura difensiva? Ho visto una semifinale stasera dove l'approccio tattico era essenzialmente "tu segni, poi noi segniamo". È caotico. È da un'area all'altra, sì, ma per le ragioni sbagliate. Ho un enorme rispetto per il gioco, ma questo...questo non è quello che dovrebbe vedersi in una semifinale europea d'élite.
Non voglio un 5-4. Dammi un 1-0 dove ogni azione sembri una guerra. Dammi una partita dove i difensori difendano davvero. Non ho visto due squadre che sapessero come chiudere una porta e chiuderla a chiave. È appariscente, è "calcio da TikTok", ma la vera essenza del gioco sta svanendo. Tutti a inseguire momenti, giocate spettacolari, numeri. Ma nel calcio non si tratta solo di brillare individualmente, servono controllo, disciplina e responsabilità collettiva.
Le prime foto rilasciate dall'equipaggio di Artemis II all'interno della Orion.
Mammamia.
Fermatevi un attimo.
Emozionatevi.
Guardate come la nostra casa brilla nel vuoto cosmico, fragile e preziosa.
Da lassù, ogni confine scompare.
@DucaAndrea85 Spoiler hai rinforzato in estate la squadra finalista di Champions seppure umiliata e che è arrivata a lottare fino all'ultima giornata per lo scudetto, immagina temere il Milan decimo senza Reijnders e Theo con athekame e bartesaghi
“Non li avrei allenati. Li avrei svegliati con la realtà.
Se avessi avuto in mano quei ragazzi, prima ancora del pallone li avrei portati lontano dal campo: all’alba, in una stazione della metropolitana, a guardare la vita vera che scorre senza pietà. Gente che corre per timbrare, gente con gli occhi spenti dalla stanchezza, gente che ogni mese fa a pugni per arrivare alla fine.
Avrei voluto che capissero una cosa semplice e enorme, il privilegio non è lo stipendio, è essere giovani, stare bene, e poter vivere giocando a calcio.
Oggi tanti calciatori non sanno più cos’è la fatica.
Si fanno portare tutto: la borsa, la maglia… perfino la voglia. Hanno perso il profumo dell’erba bagnata, il gusto della partita fatta per amore, non per firma e bonus. Non conoscono più quella fame che ti faceva entrare in campo con gli occhi cattivi e il cuore acceso.
Io quella fame non l’ho mai buttata via.
Ho continuato a giocare fino a sessantacinque anni, mascherato da “Ceramica” al Parco Trenno, in mezzo ai ragazzini che mi scambiavano per un vecchio qualsiasi. Uno come tanti. Uno che non conta.
Finché un giorno passa un signore in bici, mi guarda meglio, sorride e se ne esce così:
“Ma lo sapete chi è quello lì? Io l’ho visto mettere in tasca Bobby Charlton.”
Le facce dei ragazzi…
quelle non le scorderò mai.
Era lo stupore vero. Era la purezza. Era il calcio di una volta, quello che non si compra.”
Giovanni Lodetti