@H4NDelMonaco Parlare di ciò che non si conosce è già discutibile; farlo con la presunzione di avere ragione è ancora peggio. I fatti non cambiano solo perché qualcuno decide di inventarli.
Le Kremlin face à l’ultimatum d’un vétéran : "On n’a pas eu le temps de regarder".
13 millions de vues en 24h pour la vidéo d’Alexandre Louinine, ex-commandant de section du bataillon Soudoplatov. Il dénonce les zindans - ces prisons-souterraines où l’armée russe enferme ses propres soldats.
Menace : Un soulèvement militaire si Poutine ne le reçoit pas.
Peskov, le porte-parole du Kremlin, dit un "On nous a dit qu’il y avait une vidéo, mais on a pas encore eu le temps de la voir…" à des journalistes.
Louinine, déjà en route pour Moscou sans invitation, a exhorté les abonnés à lui envoyer des preuves de torture et d'autres crimes qui sont commis dans les forces armées de la Fédération de Russie contre leurs propres soldats.
Son mot d’ordre : "Jamais la pourriture n’a pu vaincre la vérité."
Le Kremlin ignore-t-il vraiment… ou fait-il semblant ?
..........
"Mes amis, il y a une boucherie très sérieuse qui se profile et ce n'est pas du tout une blague. Si Valdimir Vladimirovich fait preuve de bon sens maintenant et répond aux messages des militaires....
Ces gens qui sont venus chez moi hier. Alors, on peut éviter cela. Si ce n'est pas le cas, je pense qu'il y aura dans le pays un tel chaos qu'il n'y en a jamais eu.
Parce ce que l'ennemi extérieur ne dort pas, il voit tout ça. Et bien sûr, il utilisera tout cela à ses propres fins.
...
https://t.co/FzldRcErDC
In Russia si prepara un nuovo ammutinamento, in stile Prigozhin?
Il noto vlogger e combattente Alexander Lunin, originario di Votonezh, ha pubblicato due video per chiedere a Putin un incontro pubblico e trasmesso in diretta per riferire la terribile realtà sul campo. In caso contrario le truppe rivolgeranno direttamente le armi contro il Cremlino.
Lunin spiega di essere stato scelto da alcuni ufficiali come portavoce perché non ricattabile, per rendere pubblica la situazione al fronte. Tra le denunce più forti il vlogger parla delle atroci torture inflitte a chi si rifiuta di eseguire ordini suicidi o anche semplicemente di chi si rifiuta di consegnare il proprio denaro ai superiori. Molti di loro vengono chiusi in celle sotterranee, picchiati e poi “azzzerati” per essere poi menzionati come dispersi in battaglia.
Dice Lunin: "Se non verrò ammesso al Cremlino a parlare in diretta al tuo fianco, l'esercito volgerà le sue armi contro il Cremlino stesso. Io sto solo riferendo il messaggio". Ha poi aggiunto che in caso di mancato accordo si prospetta un "tritacarne all'interno del Paese".
In un filmato successivo, Lunin ha ribadito che l'azione è coordinata e seria, sottolineando che se dovesse succedere qualcosa a lui o alla sua famiglia, quello diventerà l'immediato "segnale per dare inizio all'azione" da parte dei reparti ribelli.
⚡️Lukashenko apologized to Zelensky for his harsh statements
“If Vladimir Alexandrovich was offended, I apologize to him for those words. Maybe I shouldn’t have said them, given that he is still at war. Moreover, he perfectly understands that from Belarus, and especially from me personally, no military actions should be expected.”
The Belarusian dictator also named the reasons why he does not want a war with Ukraine:
“Belarus (we understand this, which is why we do not want to fight) is very vulnerable militarily if Ukraine starts attacking Belarus the same way it attacks Russia. Because Belarus is like an open book to Ukrainian military forces. We fully understand that our main life-supporting facilities — industrial and logistical — will come under attack. As they stated, they already have 500 such targets planned on Belarusian territory.
The front for Russia, and therefore for us as well, if it were to attack Kyiv from Belarusian territory, would expand by 1,500 kilometers along the Belarus–Ukraine border. With the current course of the war, we and the Russians will not be able to secure this area.”
Lukashenko sees how effectively Ukrainian drones are “denazifying” Russia and wants to distance himself from that situation.
⚡️Lukashenko apologized to Zelensky for his harsh statements
“If Vladimir Alexandrovich was offended, I apologize to him for those words. Maybe I shouldn’t have said them, given that he is still at war. Moreover, he perfectly understands that from Belarus, and especially from me personally, no military actions should be expected.”
The Belarusian dictator also named the reasons why he does not want a war with Ukraine:
“Belarus (we understand this, which is why we do not want to fight) is very vulnerable militarily if Ukraine starts attacking Belarus the same way it attacks Russia. Because Belarus is like an open book to Ukrainian military forces. We fully understand that our main life-supporting facilities — industrial and logistical — will come under attack. As they stated, they already have 500 such targets planned on Belarusian territory.
The front for Russia, and therefore for us as well, if it were to attack Kyiv from Belarusian territory, would expand by 1,500 kilometers along the Belarus–Ukraine border. With the current course of the war, we and the Russians will not be able to secure this area.”
Lukashenko sees how effectively Ukrainian drones are “denazifying” Russia and wants to distance himself from that situation.
Kaja Kallas: Beijing remains a decisive enabler of Russia's war against Ukraine. We have now verified reports that the Chinese military has been training Russian military personnel to fight in Ukraine.
Vi ricordate le proposte avanzate in Italia secondo cui la Cina avrebbe potuto svolgere il ruolo di mediatore tra 🇷🇺 e 🇺🇦 ?
Oggi Kallas afferma che l’UE dispone di un rapporto verificato secondo cui l’esercito cinese avrebbe addestrato personale militare russo per la guerra in 🇺🇦
«Grazie alle persone di tutto il mondo che oggi ricordano nostro figlio. Sarete per sempre nel mio cuore».
— Ludmila Navalnaya, madre di Alexei Navalny, nel giorno del compleanno del figlio, al cimitero Borisovskoye.
«La nascita dei figli è sempre una grande felicità per i genitori. Il 4 giugno 1976 è stato uno dei due giorni più felici della mia vita. Oggi, 4 giugno 2026, è il giorno della memoria di nostro figlio, che è stato ucciso il 16 febbraio 2024.
Oggi avrebbe compiuto 50 anni e, naturalmente, penso a come avremmo festeggiato questo anniversario insieme a tutta la famiglia: saremmo stati insieme, avremmo scherzato molto, riso e saremmo stati felici.
Alexei è stato ucciso. Quasi tutti i nostri cari sono lontani e non abbiamo la possibilità di incontrarli spesso.
Oggi nel mondo ci sono così tanto dolore e morte, tanti bambini che hanno perso i loro padri, tanti genitori che hanno perso i loro figli, tante famiglie separate. Quando la disperazione si avvicina troppo, ricordo una frase: “Era per sempre, finché non è finita”.
Un profondo inchino e la mia gratitudine alle persone di tutto il mondo che oggi ricordano nostro figlio. Sarete per sempre nel mio cuore. Grazie a tutti coloro che vengono al cimitero Borisovskoye, a tutti coloro che ricordano Alexei. Sentiamo il vostro affetto e il vostro sostegno, il vostro rispetto per la memoria di nostro figlio.
“Non bisogna arrendersi”, diceva spesso Alexei. E ripetendo oggi queste sue parole, ricordo ancora una volta: era per sempre, finché non è finita».
Quattro anni di niente, poi all'improvviso Starobelsk e il pullman di Enakievo, le "stragi di bambini", tutta roba fatta in casa che serve a Nonno per far ingoiare la mobilitazione in autunno.
Solovyov stamattina, con la faccia da funerale, dice che l' "eskalazja" è inevitabile.
Nel 2013-2014 l’Ucraina non stava entrando nella NATO.
Stava scegliendo l’Europa.
Oggi l’Armenia non sta entrando nella NATO.
Sta scegliendo l’Europa.
E Putin reagisce nello stesso modo: minacce energetiche, pressioni economiche, restrizioni commerciali, intimidazioni politiche.
A differenza di quanto raccontano i propagandisti filorussi, la NATO non è mai stata il vero problema.
Il vero problema, per Putin, è perdere il controllo.
Il vero pericolo, per il Cremlino, è vedere Paesi un tempo sotto influenza russa scegliere democrazia, stato di diritto e integrazione europea.
È successo con l’Ucraina.
Sta succedendo con l’Armenia.
E la reazione di Mosca è sempre la stessa.
Nonno minaccia di nuovo gli Armeni:
"La crisi con l'Ucraina è cominciata nello stesso modo".
Il fatto che interi popoli preferiscano farsi sterminare piuttosto che stare sotto l'ombrello russo non suscita in lui alcuna domanda.
Mosca è oggi la città russa dove il sostegno alla prosecuzione della guerra in Ucraina è più alto. Solo il 16% dei moscoviti sostiene un passaggio immediato ai negoziati di pace, contro il 33% della media nazionale. Nei villaggi e nelle aree rurali, ad esempio, questa quota arriva al 38%.
Al contrario, il 54% dei moscoviti si dichiara favorevole alla continuazione della guerra, contro appena il 28% nel resto della Russia.
A prima vista sembra un paradosso: proprio Mosca — la città più ricca, istruita e tradizionalmente più “occidentalizzata” della Russia — appare molto più favorevole alla guerra rispetto alla provincia russa, che invece mostra crescente stanchezza e ostilità verso il conflitto.
In realtà una spiegazione esiste, ed è simile a quella di un altro apparente paradosso russo: il fatto che la guerra sia spesso sostenuta più dalle fasce benestanti che da quelle povere.
Mosca è prima di tutto la città della classe statale.
Una quota enorme dei suoi abitanti dipende economicamente dallo Stato: funzionari pubblici, apparati di sicurezza, grandi aziende statali, industria della difesa, media controllati dal potere, università finanziate dal bilancio federale. Il loro benessere materiale è direttamente collegato alla lealtà verso il sistema. Non si tratta necessariamente di fanatismo ideologico, ma spesso di conformismo razionale: sostenere il sistema significa proteggere la propria posizione sociale.
Questo spiega anche perché la guerra venga sostenuta più spesso da persone relativamente benestanti. In Russia, una parte importante della classe media e alta non è economicamente indipendente dal potere politico: il loro status deriva in larga misura dall’accesso alle risorse statali. (La stessa cosa c’è in Cina.)
C’è poi un altro fattore decisivo: la guerra per Mosca resta fisicamente lontana.
Le perdite si concentrano soprattutto nelle piccole città e nei villaggi, dove la mobilitazione è più intensa e le alternative economiche quasi inesistenti. È lì che arrivano le bare, i funerali, le mutilazioni, i traumi. A Mosca tutto questo è molto meno visibile. I moscoviti hanno più possibilità di evitare il fronte, più denaro, più connessioni, più modi per sottrarsi alla mobilitazione.
Una guerra astratta è sempre più facile da sostenere di una guerra che entra nel tuo cortile.
Fino a tempi recenti, inoltre, il Cremlino aveva accuratamente protetto Mosca dall’impressione stessa della guerra. La capitale doveva continuare a vivere come se nulla stesse accadendo: ristoranti pieni, festival, luci, consumo, normalità artificiale. Solo nell’ultimo anno, con gli attacchi dei droni e le restrizioni sempre più visibili, questa illusione ha iniziato a incrinarsi.
Esiste poi un ulteriore elemento spesso sottovalutato: proprio da Mosca è partita nel 2022 una quota sproporzionatamente alta dell’emigrazione politica e professionale. Giornalisti indipendenti, specialisti IT, creativi, accademici, giovani professionisti urbani — cioè il segmento più critico verso il potere — hanno lasciato il paese in massa. Questo significa che la Mosca rimasta dentro la Russia non rappresenta più la Mosca di prima della guerra: è già una popolazione selezionata.
In sostanza, la guerra in Russia viene sostenuta soprattutto dove costa meno personalmente sostenerla.
E viene rifiutata soprattutto dove il suo prezzo è più concreto.
È anche una delle grandi ironie della Russia contemporanea: la propaganda ufficiale continua a glorificare il “popolo profondo” e la provincia patriottica, ma proprio la provincia è quella che paga il prezzo più alto della guerra e che sempre più spesso ne mostra la stanchezza. Mosca invece — centro del potere, del denaro e delle opportunità — può permettersi più facilmente il lusso del patriottismo televisivo.
Si tratta dei dati di aprile 2026. Vedremo quali saranno i prossimi numeri e se i moscoviti inizieranno davvero a percepire la guerra sulla propria pelle.
Ecco il “socio” di #Almasri. Il caso #Libia è ora davanti alla @CourPenaleInt quando ci dicevano che non sarebbe mai accaduto. Anni di lavoro, inchieste, minacce, rinunce. Intercettati, pedinati, minacciati, attaccati. Noi, non loro. Ma lui ora è qui.
https://t.co/q2h2NveB89
CNN's Nick Paton Walsh follows Ukrainian soldiers down a strategic road by the Kostiantynivka front line as Russian drones attack. https://t.co/AtEVp9uWfg
A Loosdrecht (Olanda) va in scena l’orrore nero. 400 fascisti assaltano e incendiano un centro migranti, bloccando i vigili del fuoco per impedire i soccorsi. Metodi squadristi che rievocano la ferocia dei rastrellamenti nazisti. #matrice
La conferenza stampa di #Putin racconta una realtà molto diversa da quello interpretato dai media occidentali: non la preparazione della pace, bensì la preparazione di una guerra lunga. Cosa ha detto realmente il presidente russo? - Oggi il mio articolo su @ilfoglio_it /1
Russia alla Biennale di Venezia, Sottosegretario Fazzolari nettissimo:
“La raffazzonata apertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, decisa contro il parere del Governo, è purtroppo uno degli esempi più evidenti della gratuita visibilità concessa al regime putiniano”.