Beatrice Venezi non molla sul Teatro La Fenice proprio alla vigilia della presentazione della stagione 2026/27, attesa il 10 giugno. La direttrice d'orchestra ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice, comunicata il 26 aprile 2026 dal sovrintendente Nicola Colabianchi.
In una lettera inviata via Pec alla fondazione lirico-sinfonica, Venezi contesta la risoluzione del contratto che definisce “nulla e discriminatoria”, e ribadisce la volontà di proseguire regolarmente l'attività professionale come concordato. Quindi resterebbe in sella fino al 2030.
L’articolo su Repubblica
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E LUI, STRONZI CHE SIETE?
E’ il sub maldiviano professionista (militare) morto cercando di recuperare i corpi degli italiani rimasti intrappolati nella grotta. Di loro tutti a scrivere: se la sono cercata, hanno superato il limite, hanno scambiato l’esperienza per onnipotenza. E in parte, io, da sub e frequentatore di sport estremi, sono anche d’accordo.
Quindi il passo un po’ più lungo della gamba, quella cosa che, quando va bene, chiamiamo audacia, esperienza, sangue freddo, persino carattere. E quando va male diventa imprudenza, incoscienza, dilettantismo, presunzione. La differenza la fa il risultato.
Ma lui? Soccorritore, professionista, attrezzato, uomo che incarnava esattamente il contrario. Non ha sbagliato nulla. Malattia da decompressione. Poi magari diranno che anche il suo intervento non era organizzato a dovere.a dovete ficcarvi nel cranio che il mare, come la vita, anche la vostra seduti sul divano, non distingue tra turista imprudente e soccorritore esperto: al massimo concede margini diversi, non assoluzioni.
Il senno di poi non è una forma superiore di intelligenza. Nella vita il rischio zero non esiste. Esiste il rischio calcolato, il rischio sottovalutato, il rischio accettato, il rischio che non avevi visto. In montagna, in mare, in moto, in guerra, in un’immersione, in qualunque impresa umana: c’è sempre un pezzo di mondo che non obbedisce.
Probabilmente la maggior parte di voi ha fatto qualcosa che poteva finir male e non è finita male. Forse era accaduto anche a quei cinque italiani: altre volte avranno osato, sbagliato di poco, forzato appena, e saranno riemersi ridendo, raccontandosi la bravata la sera davanti a un drink.
La lezione resta: hanno sbagliato, non fate come loro. Ma spesso muoiono gli esperti, e non tanto perché siano incompetenti, ma perché sono quelli che si trovano più spesso dove il rischio esiste davvero. Senza gli incoscienti saremmo ancora sugli alberi o nerlle caverne, dov’era più prudente rimanere.
Si dice: ma non c’era niente da scoprire. Certo: non c’è mai niente da scoprire, finché qualcuno non scopre qualcosa. Se fossero usciti dalla grotta con la prova di una specie marina mai vista li avremmo chiamati pionieri, se avessero trovato un relitto portoghese, monete antiche, un passaggio sommerso verso un sistema di caverne sconosciuto, ecco, sarebbero diventati esploratori eroici: anche da morti. Se avessero individuato dei batteri capaci di produrre una molecola utile alla medicina, o una struttura geologica decisiva per capire il destino degli atolli… invece sono morti, e allora il racconto cambia: non più frontiera, ma azzardo; non più scoperta, ma colpa; non più uomini che hanno varcato un limite, ma incoscienti che non lo hanno rispettato.
Il successo battezza l’audacia, il fallimento la processa.
Elenco di pazzi imprudenti di successo
Marco Polo
Vasco da Gama
Ferdinando Magellano
Cristoforo Colombo
Amerigo Vespucci
James Cook
Roald Amundsen
Robert Falcon Scott
Ernest Shackleton
Edmund Hillary
Tenzing Norgay
Reinhold Messner
Yuri Gagarin
Neil Armstrong
Buzz Aldrin
Michael Collins
Charles Lindbergh
Amelia Earhart
Chuck Yeager
Jacques Piccard
Don Walsh
Jacques-Yves Cousteau
Thor Heyerdahl
David Livingstone
Richard Francis Burton
Alexander von Humboldt
Galileo Galilei
Charles Darwin
Marie Curie
Nikola Tesla
Alan Turing
Wernher von Braun
Sergej Korolëv
Howard Hughes
Steve Fossett
Felix Baumgartner
Bertrand Piccard
André Borschberg