Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee.
A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”.
No, non lo stavano contestando. Era paura.
Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio.
Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere.
Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse.
Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura:
“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”.
Furono le sue ultime parole pubbliche.
Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare.
Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato.
Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni.
L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse.
Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì.
Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona.
Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”.
Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana.
Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò.
Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana.
Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta.
Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo.
Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.
La vecchiaia di #Madonna dà scandalo - tutti a commentare tono di pelle e muscoli.
Quella di Mick Jagger o David Gilmour, addobbati come adolescenti, no.
E manco quella dei Pooh, incartapecoriti già da 20 anni.
Non saremo mai libere, nemmeno di invecchiare come ci pare.
Le Olimpiadi a costo zero della destra ci costeranno 394 milioni. A tanto ammontano i debiti che il governo (non le regioni) si appresta a sborsare. Avrei voluto vedere se si fosse trattato dell'Emilia o della Toscana se il governo avrebbe pagato!
#ignobili
La prima presidente donna che si fa chiamare IL presidente, che taglia i fondi per lo screening per il tumore al seno, che cancella opzione donna e che taglia il 70% delle risorse per i centri antiviolenza sarà sempre un motivo di vergogna, non di orgoglio.
#propagandalive
2 milioni di partite iva con la flat tax voluta dalla lega pagano il 15% di tasse fino a 85.000 euro.
10 milioni di lavoratori dipendenti pagano
il 23% fino a 28.000 euro
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il 43% per redditi superiori ai 50.000 euro.
Chiaro?📌📌
#ottoemezzo
I vostri figli sono al sicuro. Nessuno gli insegnerà cosa sia la sessualità, l'affettività, le malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione, il rispetto del consenso.
Impareranno tutto dal porno.
I PRIMI CAMPIONI A PARIGI: 𝐄𝐑𝐑𝐀𝐍𝐈 𝐄 𝐕𝐀𝐕𝐀𝐒𝐒𝐎𝐑𝐈 𝐕𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐎 𝐈𝐋 𝐃𝐎𝐏𝐏𝐈𝐎 𝐌𝐈𝐒𝐓𝐎𝐎𝐎𝐎𝐎 🇮🇹🏆
Back-to-back per la coppia azzurra che, dopo il trionfo dello scorso anno, conquista il titolo anche quest'anno. Sara e Andrea superano al super tie-break la coppia Dabrowski-King e si confermano sul tetto di Parigi 🤯
ERRANI-VAVASSORI, siete due leggende! 🧡
#Tennis #RolandGarros #Errani #Vavassori
Tajani critica l’assenza di Schlein e Conte alla parata del 2 giugno. Senza sapere che il protocollo non prevede la presenza dei leader di partito. Lo fa nel giorno della Festa della Repubblica. Lui che non ha mai nascosto di essere stato monarchico. Non ci resta che piangere.
Aspettate, correggo la frase. “La sinistra vuole mettere le mani nelle tasche dell’1% degli italiani, quelli con patrimoni da milioni di euro, per aiutare il ceto medio, i poveri e le aziende in difficoltà. Noi invece, come da tradizione, difendiamo gli interessi dei più ricchi”. Ecco, ora è perfetta.
il 2 giugno 1946 Delia indossa una camicia utilizzata solo per le occasioni speciali perché finalmente riesce a svicolarsi dal marito e riesce ad andare a votare per la prima volta.
VIVA LE DONNE E VIVA LA REPUBBLICA
Mientras EEUU se gasta 90.000 millones en bombardear Irán... la pequeña isla de Cuba, asfixiada durante más de 60 años por el bloqueo de EEUU.... ha creado una vacuna contra el cáncer de pulmón que ayuda al sistema inmunológico a destruir células cancerígenas.
Aspiro a un mundo donde el dinero de mis impuestos no sea para bombas, sino para que se invierta en ciencia y medicina para salvar vidas... si eso me convierte en un peligroso terrorista de extrema izquierda, estoy orgulloso de serlo.