Come volevasi dimostrare la Meloni sì è rimangiata il sì sulle preferenze! Ho avuto gioco facile nel ricordare ciò che Giorgia Meloni aveva detto nel 2014 contro di me
Bellissima l’accoglienza di Bologna ieri alla Festa dell’Unità. Piano piano tutti si stanno convincendo: il centrosinistra può davvero vincere le elezioni e cambiare questo Paese. Vamos!
Meno woke, più economia. Meno ideologia, più ceto medio, sanità, sicurezza, innovazione e libertà. Il centrosinistra può vincere, ma deve costruire un’identità riformista capace di parlare al Paese. Leggi il mio intervento su La Repubblica 👉🏼 https://t.co/3TfdtkJgbb
Leopolda 14 - RIPRENDERCI ITACA.
Dal 2 al 4 ottobre ci vediamo a Firenze per tre giorni IN-CRE-DI-BI-LI. E lanceremo anche le prime proposte per il 2027.
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Meloni è rinchiusa nel palazzo, ma mentre pensa a Vannacci e alla legge elettorale, fuori il caro vita si fa sentire: se il centrosinistra sarà unito nel dare risposte ai cittadini, non ci sarà partita. Leggi l'intervista al Corriere della Sera 👇🏻
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Grazie al Corriere della Sera e al direttore Luciano Fontana per aver ospitato queste mie parole.
La felicità non ha una forma sola. Noi, con i nostri figli, ne abbiamo imparata un’altra. E nessuno ci farà vergognare o ci chiuderà in casa.
C’è un dettaglio che Giorgia Meloni aveva dimenticato di spiegare quando celebrava il nuovo Patto europeo sull’immigrazione come una vittoria storica dell’Italia: che una parte dei migranti ce li avrebbero rimandati indietro.
Ha cominciato la Germania. Adesso arriva la Svizzera, che non fa nemmeno parte dell’Unione europea ma ha deciso di riprendere dalla fine di agosto i trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo entrati in Europa dall’Italia e poi andati altrove. Berna parla di circa 650 casi ancora pendenti. Dalla Germania, nel primo semestre del 2026, risultano 11.745 potenziali trasferimenti verso i Paesi di primo ingresso.
E così il capolavoro è quasi completo.
Per anni Meloni ci ha spiegato che il problema dell’immigrazione era l’Europa che lasciava sola l’Italia. Poi è arrivata al governo, ha negoziato il Patto europeo, lo ha presentato come il trionfo della propria linea e adesso scopre che quelle regole attribuiscono proprio all’Italia, Paese di primo approdo, una responsabilità che Germania e Svizzera intendono far valere.
In pratica abbiamo combattuto per anni contro Dublino e alla fine abbiamo ottenuto più Dublino.
È il sovranismo applicato alla geometria: tutti chiudono le frontiere e, siccome l’Italia sta in mezzo al Mediterraneo, alla fine quelli che restano chiusi dentro siamo noi.
La cosa più comica è che Meloni si trova ora a chiedere agli altri Paesi europei esattamente ciò che per anni ha contestato quando lo chiedevano gli altri a noi: solidarietà, flessibilità, collaborazione, compensazioni. Perfino la parola “compensazione”, improvvisamente, è diventata presentabile.
Quando governavano gli altri si chiamava cedimento. Adesso si chiama diplomazia.
Nel frattempo abbiamo sospeso Schengen con la Spagna per una crisi migratoria a Ceuta che Madrid aveva praticamente già risolto, abbiamo litigato con Sánchez, ci siamo messi a controllare chi arrivava dalla Spagna senza trovare l’invasione annunciata, mentre da nord Germania e Svizzera preparavano i voli nella direzione opposta.
È una scena meravigliosa: il governo guarda a sud per fermare quelli che arrivano e intanto da nord gli riportano quelli che erano già partiti.
E tutto questo mentre continuiamo a raccontare che la soluzione sarebbero i centri in Albania, costati una fortuna e diventati ormai più una scenografia della fermezza che uno strumento di politica migratoria.
Il risultato è che la dottrina Meloni comincia ad assomigliare a un boomerang costruito con particolare cura: chiudere le frontiere, indebolire la solidarietà europea, trasformare ogni migrante in una questione nazionale e ogni governo vicino in un avversario. Solo che, se tutti fanno la stessa cosa, il Paese di primo approdo perde sempre.
E indovinate qual è.
Questa è la grande contraddizione che la destra non vuole vedere: il sovranismo sull’immigrazione funziona benissimo finché sono sovranisti soltanto gli italiani. Se diventano sovranisti anche tedeschi, svizzeri e francesi, ognuno pensa ai propri confini e scarica il problema sul vicino. E per ragioni geografiche, prima o poi, il vicino siamo noi.
D’altra parte era inevitabile. Giorgia Meloni ha passato anni a insegnare all’Europa che ciascuno deve pensare a casa propria.
Il guaio è che gli altri hanno imparato.
Paragonare Sigfrido Ranucci a Giovanni Falcone è impossibile a meno di non soffrire molto il caldo o essere Marco Travaglio. O, al limite, essere Sigfrido Ranucci. La mia solidarietà più totale a Maria Falcone, giustamente indignata per le frasi di Ranucci e Travaglio
Vi suggerisco questa bellissima lettera di Davide Faraone oggi al Corriere della Sera. Ogni parola di commento sarebbe di troppo
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Alla fine Giorgia Meloni ha fatto un autogol clamoroso. Per rincorrere Vannacci ha infranto le regole europee. E adesso Germania, Svizzera, Austria e Finlandia ci restituiscono pan per focaccia rimandandoci indietro persone che altrimenti non sarebbero mai tornate in Italia. E brava Giorgia, bel capolavoro: hai rotto la solidarietà europea e ora ci toccano i cocci. Ma ci rendiamo conto dei danni che fa questo Governo?
Carlo Calenda vergognati. Chi ha buttato fuori Tino dal corteo non è di Avs, non è dei Cinque Stelle. È di una sigla di estrema sinistra, cambiare rotta, che non fa parte del campo largo. Come al solito Calenda usa tutto per la sua imbarazzante ossessione contro Renzi ma le ossessioni si possono curare con professionisti capaci. E noi ci occupiamo di politica, non di fissazioni. Ieri un militante di Italia Viva è stato aggredito da un militante di potere al Popolo e anziché darci solidarietà l’imbarazzante Calenda riesce a insultare IV, Avs, Cinque Stelle. Che meschinità
Trump sempre più assurdo: ora vuole escludere la Spagna dalla NATO per ritorsione contro Sanchez. Follia! Qui intanto la chiacchierata con Piers Morgan, una delle voci della destra americana delusa dal Presidente.
A Milano la Brigata Ebraica è stata espulsa dal corteo del 25 aprile, con tutte le associazioni che la seguivano. È stato il risultato di un blocco da parte degli antagonisti che ha tenuto il corteo fermo in Corso Venezia per almeno tre ore. Un vero e proprio sequestro di una celebrazione che dovrebbe appartenere a tutti e che ogni anno che passa diventa sempre più ostaggio di alcune frange di fanatici che pensano di appropriarsi di una ricorrenza che è sacra per tutte le forze politiche antifasciste e per i cittadini che hanno cuore la libertà e i valori costituzionali. Milano, medaglia d’oro per la resistenza, non può più tollerare questo scempio: organizzatori e forze dell’ordine devono restituire a questa città genuinamente democratica il suo diritto di celebrare la libertà e la democrazia senza turbative e senza violenza. #25aprile #resistenza