Ha paura, Anna Foa. Della radicalizzazione di una parte importante della sua comunità. Della sua leadership, coccolata da una destra post-fascista. Lo spiega in questa strepitosa conversazione con Daniele Rielli che a nostro avviso non è girata abbastanza, in cui la storica italiana si concentra sugli eventi precedenti e successivi al 7 ottobre. E dice come il suo libro, "Il suicidio di Israele", vincitore del Premio Strega, abbia generato violenza politica, rotture di rapporti personali e persino minacce. Un estratto:
«Guardi, ho rotto molti rapporti, ho comunque lasciato cadere perché... [il mio libro] era vissuto come qualcosa che rompeva un'unità che non so bene a cosa può servire. Non è che puoi essere unitario con chi ammazza, distrugge e dice che bisogna assassinare i bambini perché saranno i futuri terroristi. Mi rifiuto di essere unitaria con queste persone anche se sono ebree...
Sono ben contenta di non abitare più in Via Portico d'Ottavia, dove ho abitato dal 2000 al 2012, perché avrei avuto grosse difficoltà a uscire, anche solo per fare la spesa. Non credo che mi avrebbero aggredito, in fondo sono un'anziana signora, però... Il più del mondo ebraico tace... Solo la comunità ebraica di Venezia mi ha invitata a discutere anche se non era d'accordo in febbraio...
Io speravo quando è uscito questo libro che questo avrebbe potuto essere una cosa che avrebbe potuto portare il dibattito in seno al mondo ebraico. Non è successo e me ne dispiace. Però in questo caso se uno dice che non discute coi rinnegati e io sarei una rinnegata, è chiaro che è difficile poter avere un dibattito».
@raffaellapaita Menomale che ci siete voi a parlare dei problemi reali. E che accusate qualcuno di ricercare la visibilità. Il bue che da del cornuto all’asilo è da sempre la vostra strategia. Ridicol*
@matteorenzi I giovani, quelli veri, erano in piazza nei giorni scorsi, e lo saranno oggi, domani… non chiusi in un fortino. Eri tu che volevi rottamare, pensa un po’. Che eri un un bluff si era capito subito.