@Christi45416411@giacomo_dipr@M25016096 Eh no, mi ha detto che devo pensare al calcio che è meglio. Io cerco solo di fare educata informazione e divulgazione dati alla mano e vorrei creare discussioni civili in un social dove sembrerebbe che la gente voglia solo litigare.
@JusticeDugento@RobertoAvventu2 Lei non ha capito appieno quello che ho scritto. L’encefalite da morbillo è 1 caso ogni 1000, l’encefalite da vaccino del morbillo è STIMATO possa essere 1 caso ogni 1000000. Lei preferisce lo 0,0001% di possibilità o il 0,1%? Deve scegliere una delle due percentuali.
@Stefano_Re La farmacovigilanza passiva sottostima, è vero. Ma “339 volte” non significa 339 volte più danni gravi. Nello studio pugliese attivo l’89% degli eventi era non grave e tutti gli eventi gravi causalmente compatibili si risolsero completamente al follow up!
@QLexPipiens@grok@liuto60@RobertoAvventu2 Ma i dati crudi vanno interpretati e corretti per confondenti genetici, ambientali e socio-economici! Infatti spesso si fanno gli studi tra gemelli proprio per capire se ci sono questi confondenti.
Grazie Prof. @RobertoBurioni per aver spiegato con questa chiarezza una cosa che, dopo giorni di disinformazione, dovrebbe essere letta da tutti. Lo riporto integralmente perché non toglierei una parola.
Su richiesta di una lettrice, questo articolo di substack viene messo, accessibile a tutti, su Facebook. Vediamo cosa succede. Buona lettura.
La bambina è morta di difterite perché è stata curata male? Bastava somministrarle degli antibiotici per salvarla? Neanche per idea.
Nessun antibiotico, nessuna terapia intensiva, nessuna macchina: la difterite decide la sorte del paziente molto presto, prima dell’arrivo in ospedale, quando il conto a rovescia della bomba a orologeria innescata da questo batterio inizia a scorrere inesorabile.
La difterite non uccide con il batterio. Uccide con la tossina che il batterio produce nella gola e che il sangue distribuisce agli organi. La tossina entra dentro le cellule Le uccide: come l’abbiamo già spiegato e non ci torneremo.
Questo cambia tutto, soprattutto una cosa che quasi nessuno si aspetta.
Nella testa di chiunque, batterio significa antibiotico che lo cura. È così per la polmonite, per la meningite batterica, per la faringite da streptococco: si individua il germe, si sceglie il farmaco, si uccide il germe, il malato guarisce.
Nella difterite gli antibiotici funzionano. Il batterio è sensibile all’eritromicina, e in genere entro una settimana dall’inizio della terapia non lo si ritrova più. Il trattamento va avanti per due settimane, e alla fine si eseguono due colture a distanza di almeno un giorno l’una dall’altra per verificare che il germe sia sparito davvero.
Funzionano contro il batterio, ma sul decorso della malattia non hanno alcun effetto apprezzabile.
Avete capito bene. Si uccide il batterio, e il malato prosegue per la sua strada verso il suo destino.
Il motivo è che, quando l’antibiotico arriva la tossina è stata prodotta, è stata assorbita, viaggia nel sangue ed è entrata nelle cellule del cuore e dei nervi, dove continua a lavorare per conto proprio. Non ha più bisogno del batterio che l’ha fabbricata, e ammazzare quel batterio non la richiama indietro. Abbattere un bombardiere non fa rientrare le bombe che sono state già sganciate e che stanno precipitando verso i loro bersagli al suolo.
Gli antibiotici, nella difterite, servono a impedire che venga prodotta altra tossina e a impedire che il malato contagi qualcun altro. Sono indispensabili, ma soprattutto per evitare il contagio. Per il malato non fanno molta differenza.
Resta una sola arma che agisca sul veleno, ed è l’antitossina. È un siero di anticorpi che neutralizzano la tossina, e viene da dove veniva alla fine dell’Ottocento: dai cavalli. Si immunizzano cavalli con la tossina difterica, si preleva il loro sangue, si concentrano gli anticorpi e si iniettano al malato. Questo è un siero, non il vaccino a mRNA.
Il sistema immunitario umano riconosce le proteine equine come estranee, ed è capace di reagire contro di esse in modo violento. Insomma, a differenza del vaccino che è sicurissimo, questa è una terapia che è gravata di pericolosi effetti collaterali, e non si può somministrare a cuor leggero, anche perché non guarisce il malato. Si limita a impedirgli di peggiorare, dunque ci si trova in un conto alla rovescia nel quale ogni giorno toglie efficacia al siero.
Però il conto alla rovescia non comincia quando il bambino entra in ospedale, ma molti giorni prima, perché la difterite all’inizio è quasi impossibile da diagnosticare. L’esordio è insidioso, i primi disturbi sono lievi e non dicono niente, e nella fase iniziale della malattia la membrana in gola può non esserci. Mentre la malattia sembra ancora poca cosa, la tossina è già al lavoro, e più il batterio si replica più ne viene assorbita. Per questo, anche in contesti estremamente sviluppati e con diagnosi tempestiva, la difterite ha una mortalità molto alta.
La ragione è tutta nell’orologio, e nel confronto tra due iniezioni.
Prosegue nei commenti
@LiberoDiDirlo@SandroRossi_x Paesi Bassi: copertura MMR sotto il 95% → 205 casi di morbillo nel 2024 (83% non vaccinati), già 388 nei primi 4 mesi del 2025. A giugno è morto un paziente immunocompromesso. Ecco perché “senza obbligo” funziona solo se la copertura resta sufficiente.
@LiberoDiDirlo@SandroRossi_x I dati vanno visti per intero e vanno interpretati. Numeri parziali permettono solo di avvalorare proprie tesi ma la scienza e la statistica non funzionano così, bisogna cercare di vedere il quadro completo.