Qualche giorno fa, in un’intervista al New York Times, Giorgia Meloni ha sostenuto che il fascismo, in fondo, se lo vivevi da dentro, non è detto che fosse poi così male.
Un’uscita internazionale davvero edificante per la Presidente del Consiglio di una Repubblica nata dalla Resistenza antifascista.
Ieri è invece uscita una nuova puntata del delirante programma di Futuro Nazionale.
Robe che non saprei se definire più imbarazzanti o inquietanti – ma certamente sintomo di un rapporto irrisolto con l’Altro da sé.
Noi, dunque, diamoci una bella sveglia.
La temperatura dell’acqua intorno a noi continua a salire.
Facciamo in modo di non fare la fine della rana che viene bollita senza accorgersene.
Serve con urgenza un programma politico che ponga, insieme e al centro, diritti sociali e libertà civili, e che sia capace di costruire un’alternativa vera e di vincere le prossime elezioni.
Non possiamo permettere, a nessun costo, che la loro nostalgia per il fascismo diventi un nuovo, compiuto progetto di potere.
[✍️Illustazione di Monte Wolverton, modificata con IA]
L’emendamento al decreto sicurezza che prevede un compenso per l’avvocato soltanto se il cittadino straniero assistito presenta domanda di “rimpatrio volontario” e viene effettivamente rimpatriato, trasforma il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione.
È una previsione incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense: l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza.
Questa previsione tradisce un’idea di avvocatura servente, subordinata agli obiettivi del potere e retribuita in funzione del risultato richiesto dall’amministrazione. Un’idea che non può che essere respinta con fermezza, in nome di una funzione difensiva libera, indipendente e rivolta esclusivamente alla tutela dei diritti della persona assistita.
In sede di conversione in legge del “decreto sicurezza”, il Senato ha approvato un emendamento che prevede, in relazione ai reati di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, che il fatto non possa essere qualificato di lieve entità quando, per l’allestimento di mezzi o strumenti ovvero per le modalità dell’azione, le condotte risultino poste in essere in modo continuativo e abituale.
La fattispecie di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 è stata introdotta dal legislatore con una finalità chiara e specifica: mitigare il rigore del sistema repressivo nei confronti di condotte caratterizzate da una ridotta offensività, riconducibili a forme di criminalità minore e marginale. Pur a fronte di una giurisprudenza che ha inteso restringere il campo di applicazione di tale ipotesi, il vero spirito della norma è stato ribadito dalla Corte costituzionale (sent. n. 90 del 2025), la quale ha censurato l'irragionevole esclusione del reato dall'accesso alla messa alla prova, sottolineando che lo spaccio di lieve entità costituisce un fatto di ridotta offensività che si traduce in un'ipotesi attenuata rispetto alla fattispecie base e che ben si presta alle finalità specialpreventive e risocializzanti dell'istituto.
L’emendamento approvato si pone pertanto in netto contrasto con i principi costituzionali che regolano la materia penale, poiché introduce un automatismo fondato su criteri generici e indeterminati.
Si ripropone così il rischio di parificare tra loro situazioni profondamente eterogenee, compromettendo la necessaria proporzionalità della risposta punitiva. Una scelta che, lungi dal rafforzare l’efficacia del sistema di contrasto, finirà tragicamente per aggravare il fenomeno del sovraffollamento carcerario e per incidere negativamente sui principi di offensività, ragionevolezza e personalizzazione della pena, senza apportare alcun contributo concreto alla repressione dei fenomeni criminali più complessi che si dichiara di voler combattere.
Appare evidente come il legislatore sia da tempo all’inseguimento della giurisprudenza più repressiva.
La generazione Z in massa alle urne per dire no.
Ha votato il 67,3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, il 60% ha bocciato la riforma.
❤️❤️❤️
#referendum
Marco Gambardella: “Ricordatevi che la magistratura è il potere dei senza potere”.
La Magistratura ha un senso se resta il potere dei senza poteri.
Con questo commovente discorso Marco Gambardella ci racconta il senso dell’essere giovani magistrati oggi.
“Se vince il sì ci togliamo di mezzo la magistratura”, dice la capa di gabinetto del ministro della Giustizia.
È tutto sempre più chiaro: l’obiettivo del governo è quello di eliminare il controllo di legalità che è compito proprio dei magistrati.
Le parole di Gianrico Carofiglio
Bartolozzi fa pendere il mio ago della bilancia verso questa conclusione: questo referendum non è sulla separazione delle carriere. Fa parte della campagna contro i checks and balances. Cioè lo Stato di Diritto.
Votante estero, avete poche ore per convincermi del contrario.
Pensa se fosse stata una famiglia di nigeriani, a vivere nel bosco allevando i figli senza bagno, senza cure mediche, crescendoli a bacche e funghi velenosi. Tutti in fila a chiedere la remigrazione.
Probabilmente questo post faceva così ribrezzo a chiunque, inclusi i sostenitori del Sì al referendum, che hanno dovuto cancellarlo (ma continua a girare)
Ma che senso ha insegnare latino, matematica, filosofia, statistica, storia, geografia (ah già), informatica, fisica, economia, psicologia, scienze sociali quando puoi abbonarti a un canale YouTube e quello che non capisci chiederlo a ChatGPT?
Aboliamo la scuola e diamo dei voucher, così le persone saranno libere di scegliere.
😱🫤🤯😂🤯😱😇🤯😱🤯😇🤯
Ma quale separazione delle carriere o delle funzioni.
La magistratura va abolita, il premier eletto direttamente dal popolo , il potere del Parlamento ridotto, i giornalisti assunti dal Governo, le Università controllate direttamente, le sanzioni contro i più deboli inasprite.
Ordine ordine ordine.
W la nazione!
Poi come continua già? Eja tipo?