Il condizionatore non è più solo comfort, ormai è un vero presidio sanitario.
Possiamo discutere di consumi, emissioni e uso responsabile, ed è giusto farlo. Ma quando per giorni le massime superano i 35-38°C, le minime restano tropicali e l’umidità impedisce al corpo di disperdere calore, il raffrescamento domestico per molte persone non è un lusso ma una necessità.
Anziani soli, cardiopatici, persone con patologie respiratorie, disabili, bambini piccoli, famiglie a basso reddito che vivono in case esposte al sole o in quartieri molto caldi non possono essere lasciati davanti a estati sempre più pesanti con il consiglio di "bere acqua e tenere le finestre chiuse". Qui dovrebbe intervenire lo Stato, non con bonus confusi o incentivi a pioggia, ma con una misura mirata. Garantire alle persone più vulnerabili un accesso reale a un raffrescamento efficiente. Contributi forti per acquistare climatizzatori moderni o pompe di calore, installazione compresa. Priorità alle abitazioni più esposte, manutenzione garantita, tariffe agevolate per il consumo energetivo durante le allerte caldo ed ovviamente educazione all’uso corretto.
Non significa trasformare il condizionatore nella risposta unica al caldo, la risposta strutturale resta più ampia ma nel frattempo le persone devono vivere adesso, non tra vent’anni. Per una persona fragile, un ambiente raffrescato può significare dormire, respirare meglio, non disidratarsi e non finire in emergenza sanitaria. Non è comodità, è prevenzione sanitaria.
@Trashdeltrash2@ificouldlh Non mollare, io ho avuto la diagnosi dopo anni di medici e di "è normale". Non è normale soffrire così, fai valere le tue ragioni e non credere che debba vivere così ❤️
@Trashdeltrash2@ificouldlh A me ha fatto la diagnosi uno psichiatra, mi ha fatto compilare un diario per due mesi e poi ha fatto la diagnosi considerando tutti i sintomi
Come funziona il Prime Day di Am@zon: hanno appena aumentato il prezzo di un pc di 30 euro così quando inizierà il Prime day domani potranno metterlo in sconto al prezzo che costa di solito
L’alcol è la droga con il più alto danno complessivo di popolazione, perché somma danno all’utilizzatore e danno agli altri.
Ed è proprio questo il punto spesso ignorato: incidenti, violenza, costi sanitari, perdita di produttività, danno familiare e sociale.
In Italia, i dati più recenti mostrano che nel 2024 8,2 milioni di persone hanno consumi a rischio, 4,45 milioni praticano binge drinking, 17,8 milioni bevono fuori pasto e 730 mila presentano già un consumo dannoso con necessità di trattamento. Tra gli 11-24enni, i consumatori a rischio sono 1,27 milioni, inclusi 580 mila minorenni.
Sul fronte della mortalità, l’ultimo dato osservato disponibile registra 1.348 decessi nel 2021 per patologie totalmente alcol-attribuibili in Italia, ma questo numero sottostima il burden reale, perché molte altre cause di morte e malattia sono solo parzialmente attribuibili all’alcol.
Negli ultimi decenni il bere quotidiano è diminuito, ma sono cresciuti i pattern più critici dal punto di vista di salute pubblica, come binge drinking e consumo fuori pasto.
Il problema, quindi, non è solo quanto si beve. È come, quando e con quale impatto sugli altri.
Difendere il diritto di voto oggi significa non arrendersi a chi ha paura della partecipazione. Facciamolo insieme.
Su https://t.co/hHDsieHKDn puoi registrarti come rappresentante di lista e votare al referendum del 22 e 23 marzo nel comune in cui vivi.
#AlleanzaVerdiSinistra