🤐 PROVIAMO A ROMPERE IL MURO DI SILENZIO DELL'INFORMAZIONE!
Il fatto che il Vice Presidente del Consiglio Salvini abbia firmato un accordo nel 2017 con Russia Unita, partito di Putin, dovrebbe essere su tutti i giornali.
A maggior ragione in questi giorni: ricordiamo che domani a mezzanotte l'accordo tra Lega Nord e Russia Unita verrà automaticamente rinnovato secondo l'articolo 8 dello Statuto. Salvini ha un giorno di tempo per revocarlo.
@matteosalvinimi , cosa farai? Il Paese merita una risposta.
#Democrazia
#Trasparenza
ANDY DIAZ SENZA FINEEEEEEE 🤯🇮🇹
Fantastico quello che ha fatto l'azzurro nella finale di Diamond League dove ha conquistato il tanto pregiato "diamante", piazzandosi al primo posto tra i migliori al mondo. Diaz è riuscito a saltare 17,74 metri, lasciandosi alle spalle il portoghese Pichardo 🌬️
#Atletica #DiamondLeague #Diaz
Израильская полиция " неожиданно" приехала в "гости" к палестинке живущей в Израиле... 🤷♂️
Как оказалось, она завела несколько фейковых аккаунтов в соцсетях, чтобы поджерживать ХАМАС.
Сначала она решила включить дурочку: «Я не понимаю иврита» и тут совершенно случайно выясняется, что полицейский говорит по-арабски. И план мгновенно поменялся: «Я? Поддерживать ХАМАС? Никогда! Я просто обожаю Израиль!»
Не прокатило и это.
Тогда начался следующий уровень спектакля — истеричные крики, вопли и попытки изобразить полное безумие, пока ей не спели лапти и не отвезли дяденькам из Шабака... 🤣
🤬🤬🤬🤬🤬🤬
Roberto Damico. La Pagina
Su Instagram vedo promuovere il seguente evento e, per un attimo, fatico a capirlo, a capire anche dove si svolga. Informandomi e leggendo, apprendo – da non milanese – che Bovisa è un quartiere della periferia milanese. Stiamo parlando quindi di un evento che si svolgerà a Milano, in un quartiere della periferia, patrocinato dal Comune e a cui parteciperà l'immancabile ANPI – ma davvero, non riesco a capire a che titolo.
Ma credo che anche a chiunque stia leggendo sia saltato subito agli occhi quell'abito, che è un niqab vuoto, con, in testa, il simbolo della laurea. Dunque, per simboleggiare un quartiere milanese, si è scelta la divisa dell'islam radicale. Non un velo, un hijab, ma un niqab: il simbolo più estremo della cancellazione del corpo femminile, dell'annullamento della donna come soggetto visibile nello spazio pubblico.
Magari qualcuno adesso mi farà presente che il quartiere è a larga maggioranza musulmana, e posso anche prendere per buono il dato demografico. Ma questo non modifica in alcun modo il fatto che questa rappresentazione rappresenti un pericolo e un errore. Un quartiere di Milano – la seconda città italiana, il motore economico del Paese – non può essere rappresentato con un niqab, perché il niqab non è simbolo dell'islam, ma dell'islamismo. Non è un segno di fede, è un segno di appartenenza a un progetto politico che vuole cancellare la donna dallo spazio pubblico. Se volevi rappresentare un quartiere multietnico – e la didascalia all'immagine insiste molto sulla pluralità delle voci – rappresentavi un giovane di origine araba e uno di origini cinesi, non un niqab. Rappresentavi la convivenza, non la sottomissione.
Questa rappresentazione, del resto voluta da un'amministrazione di sinistra – ovviamente – è una normalizzazione della presenza dell'islamismo in un quartiere della seconda maggiore città italiana. È un errore, ed è pericoloso.
Errore, perché normalizza, fa passare come normale, accettabile, rappresentativo di una comunità ciò che è invece l'emblema di una visione del mondo che nega i valori fondamentali della nostra società: la parità di genere, la libertà individuale, la laicità dello spazio pubblico.
Pericoloso, perché quell'immagine non rappresenta un pluralismo italiano. Rappresenta una perdita di uno spazio data già per acquisita. Rappresenta la resa di un quartiere a una cultura che non chiede di integrarsi, ma di imporsi. Quell'immagine non rappresenta affatto l'Italia: rappresenta una colonizzazione di un quartiere italiano e una perdita di quel quartiere, e l'acquisizione a una cultura altra.
E no, il niqab non è uno dei modi di essere italiani, è l'unico modo di essere islamisti, e non deve essere normalizzato. Deve essere combattuto. Perché se accettiamo che un quartiere di Milano venga rappresentato da un niqab, stiamo dicendo che la sottomissione delle donne è parte della nostra identità. Stiamo dicendo che la cancellazione del corpo femminile è un valore, che la laicità è negoziabile; che abbiamo fatto di un nostro quartiere un piccolo Afghanistan.
Per secoli abbiamo esportato in Africa civiltà, diritti, progresso.
Il risultato?
Non siamo riusciti a civilizzare l’Africa, dove ancora vengono negate libertà fondamentali.
Oggi pretendiamo di importare in Occidente masse provenienti dall’Africa e di civilizzarle.
Il risultato?
Ci stiamo incivilendo noi.
Ma se lo dici, sei razzista.
La condizione economica in #Iran è terribilmente drammatica. Vi sono persone costrette a sfamarsi cercando scarti vegetali nei bidoni della spazzatura.
Almeno il 35% della popolazione vive molto al di sotto della soglia di povertà.
La crisi economica in Iran non è solo perdita di potere d'acquisto, ciò che sta accadendo è la disumanizzazione e il calpestamento della dignità dei cittadini che lottano per la sopravvivenza. L'acquisto di verdure invendute e "frutta acerba" è la realtà di questi giorni nei mercati e nei fruttivendoli iraniani.
Attraversare le strade, visitare i mercati nelle grandi e piccole città, guardare le vetrine e fare acquisti ogni giorno non riflette più l'immagine di una vita normale. Negli ultimi anni, e all'ombra della politica di "resistenza economica" della Repubblica Islamica, la società iraniana si è sforzata non di migliorare il proprio tenore di vita, ma di soddisfare i bisogni umani più elementari; uno sforzo impari, fatto di tentativi e fallimenti.
Il Iran si è creato un mercato degli scarti vegetali e di "frutta malsana". I farmaci anche quelli salvavita scarseggiano. Disoccupazione dilagante.
Il profondo cambiamento nello stile di vita è ormai chiaramente visibile nella quotidianità dei cittadini. Ogni giorno, sempre più prodotti e servizi presenti nel paniere dei consumi domestici vengono ridotti o eliminati per sempre.
La popolazione raccoglie scarti di cipolle, di patate, di pomodori e cetrioli, raccoglie frutta e verdura dai cassonetti della spazzatura o dai cartoni degli scarti dei negozi.
Gli stipendi dei pensionati non sono più sufficienti nemmeno a pagare l'affitto. Gli anziani non possono permettersi di comprare i farmaci salvavita.
Il Centro statistico iraniano ha annunciato in un rapporto che a luglio 2025 il tasso di inflazione per le famiglie nel paese era dell'87,9%; ciò significa che le famiglie nel paese hanno speso, in media, l'87,9% in più rispetto al mese precedente per acquistare "un insieme identico di beni e servizi".
I rapporti ufficiali del Centro statistico iraniano sull'inflazione di agosto rilevano che il confronto con i periodi precedenti presentano un quadro terrificante di questo crollo.
L'inflazione punto per punto e l'impennata dei prezzi rispetto ad agosto dello scorso anno non sono più solo numeri sui grafici economici per gli analisti. Nella vita dei cittadini, queste statistiche significano la perdita di opzioni vitali.
La perdita dell'abitudine allo shopping in un'ampia fetta della società rappresenta una grave frattura, che ha reso il concetto di gestione dei costi e la sua funzione privi di significato per milioni di iraniani di diverse classi sociali in tutto l'Iran.
Quando l'inflazione mensile raggiunge nuovi record, per le strade e nelle case, questi numeri si traducono in pasti molto ridotti con l'eliminazione di ogni tipo di proteina, latticini e ora persino delle verdure più semplici.
I cittadini lottano per sopravvivere in un circolo vizioso di erosione, con redditi che valgono ogni ora meno del giorno precedente e che si stanno riducendo a zero a causa dei licenziamenti e della chiusura delle piccole imprese.
La Repubblica islamica sta mascherando e celando tale realtà drammatica facendo credere che sta vincendo la guerra. La guerra Teheran l'ha persa: è un paese devastato.
è abbastanza ovvio che fino a quando la Russia ammazza e bombarda i civili in Ucraina e fa attentati e incendi in tutta Europa, non si dovranno dare più visti ai russi per entrare in Europa
Le avevamo lasciate così un anno fa.
All’improvviso, sorprendendo e sorprendendoci, ci hanno regalato una clamorosa cavalcata che le ha portate a mettersi al collo una storica medaglia di bronzo agli Europei. Perdendo di un soffio che le future campionesse del Belgio, battendo la corazzata francese.
Una gioia incontenibile.
Carosello per il campo.
Bagno al porto del Pireo.
Perdita di qualsiasi tipo di inibizione, e di sensi, nella lunga notte di festeggiamenti.
Le abbiamo ritrovate a marzo, quando hanno confermato a livello mondiale di non essere una meteora, battendo la Spagna, perdendo solo con le inarrivabili americane.
Le ritroviamo oggi pronte ad un appuntamento con la storia: dopo 32 anni, ad un mondiale di basket, ci sarà anche l’Italia.
Ci saranno anche le donne del basket.
Ci saranno Zandalasini, Cubaj, Verona, Santucci, Keys, André, Pan, Pasa, Madera, Fassina, Blasigh e il pesantissimo ritorno di Matilde Villa dopo l’infortunio.
Ci sarà Andrea Capobianco, col suo sudore, con la sua partecipazione, con suo flirtare con l’infarto ad ogni palla persa, con la sua maestria.
Oggi alle 20:15 con la Cechia, domenica alle 20:45 con gli USA, lunedì alle 20:45 con la Cina.
Diretta tv ovunque: Rai, Sky, Dazn, Now.
Perché nel 2026, vedere queste ragazze è un dono che dev’essere alla portata di tutti.
Siamo invitate al ballo delle migliori al mondo: divertitevi e fateci divertire.
E, soprattutto, TUTTI CON LE AZZURRE.
#MondialiTipo
A Trieste vicenda drammatica: una giovane originaria del Bangladesh denuncia le minacce della famiglia e scappa di casa con la sorella minore. La Polizia l'ha portata in una struttura protetta.
L'ennesimo terribile caso di sottomissione in certe comunità islamiche: queste ragazze vanno aiutate, non abbandonate a un futuro di oppressione.
Un paese in cui un ex PDC non può partecipare a conferenze internazionali su temi di interesse UMANITARIO organizzate anche da Blair..con la partecipazione di Clinton Obama..NON È UNA DEMOCRAZIA..
SPECIE SE POI 80% DEI PARLAMENTARI FA SECONDO LAVORO O POSSIEDE SOCIETA..
L'IDF ha dichiarato di aver preso il controllo della strategica cresta di Ali Taher, nel Libano meridionale, dove si troverebbero trincerati membri dell'esercito iraniano insieme a combattenti di Hezbollah
📷 Per altre notizie abbonati al mio profilo https://t.co/WVS009D9Dv
Rendiamo giustizia a questo fior di politico, @MatteoRenzi.
Massacrato, infamato, vilipeso da una marea di false accuse riportate poi come vere notizie .
Nessuno gli chiederà scusa.
Allora, alle prossime elezioni votiamo per @MatteoRenzi e @CasaRiformista
Facciamolo in massa.
"Prevenire è sempre più facile che ricostruire, non solo in termini di risparmi economici, di risparmi sociali, ma anche di risparmi di vite umane.”
Con queste parole Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare dell'Italia, ha sottolineato l’importanza della prevenzione nei territori, intervistato dai microfoni di Italiavanti durante la 47° edizione del Meeting di Rimini.
Queste STUPIDE non si sono neanche prese la briga di trovare un lenzuolo e arrotolarlo intorno alla loro STUPIDA testa. Hanno usato AI.
Le donne in Iran muoiono per aver osato togliere il lenzuolo nero e queste STUPIDE giocano alla solidarietà con i carcerieri delle donne
indispensabile per recuperare una parte di chi si astiene, dei fuoriusciti dal PD per le stesse motivazioni ns quando fu...
oggi la sx DEVE tornare a governare se si vuol salvare il paese..
siamo disponibili ad aiutare, NON a disposizione dei soliti meschini.
#CasaRiformista
La povera ragazza uccisa a Barberino dal suo ex aveva contattato il 112 dal cellulare quando era rinchiusa nel bagagliaio e loro hanno cercato di seguire il segnale del cellulare che però si perdeva.
DOVETE TUTTI SCARICARE LA APP YOUPOL
La app YouPol ha un tasto SOS che vi collega con la centrale e loro hanno l'esatta vostra geolocalizzazione!!
DOVETE TUTTI SCARICARE LA APP YOUPOL!
Ma ora!
@poliziadistato
25° anniversario dell'11 settembre. 2.977 morti. E un sindaco che le famiglie non vogliono a Ground Zero.
Oltre 95.000 firme — tra cui centinaia di parenti delle vittime — chiedono che Zohran Mamdani non partecipi alla cerimonia. La petizione l'ha lanciata Giovanni Galante, che quel giorno ha perso la moglie Grace Catherine. Si sono aggiunti 600 agenti in congedo della Port Authority Police: quel corpo l'11 settembre 2001 ha perso 37 uomini.
Mamdani ha fatto sapere che ci sarà, per "onorare con orgoglio" le famiglie. Le stesse famiglie che gli hanno chiesto di non venire.
Vale la pena ricordare come parla dell'11 settembre. Ottobre 2025, comizio a New York, in lacrime: «Voglio parlare della memoria di mia zia, che smise di prendere la metropolitana dopo l'11 settembre perché non si sentiva sicura con il suo hijab».
Poi qualcuno ha controllato. L'unica zia documentata, Masuma Mamdani, in quegli anni lavorava in Tanzania e nelle foto pubbliche non porta il velo. Tre giorni dopo Mamdani ha corretto: non era sua zia, era una cugina del padre morta da anni. Nome completo e riscontri: mai forniti.
Nel giorno di 2.977 assassinati, ha trovato il modo di raccontare la propria vittima. E il racconto non ha retto a un pomeriggio di verifiche.
Il 25° anniversario appartiene a chi quel giorno ha perso tutto.
Fonti:
Petizione su https://t.co/X8cZPmpPJn lanciata da Giovanni Galante, luglio 2026, oltre 95.000 firme (Fox News, 30/08/2026). Lettere del Port Authority Retired Police Association, 11/08/2026 (Fox News, JPost). Dichiarazione di Mamdani: comizio davanti all'Islamic Cultural Center del Bronx, 24/10/2025; rettifica del 27/10/2025 (CNN, New York Post, Washington Examiner).
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Roberto Riccardi
Ecco perché non se ne andranno mai. Un rifugiato siriano di fede islamica ha tre mogli, 32 figli, 25 nipoti, prende €100.000 l'anno di sussidi e quasi il 70% dei componenti della famiglia è pregiudicato
Succede in Germania, la patria delle regole. Chi ha detto che il modello tedesco non funziona? Funziona benissimo. Per lui.
Lo ha raccontato Bild il 23 agosto.
Siamo a Lipsia, in Sassonia, dove la polizia criminale del Land tiene d'occhio quattro grandi famiglie siriane.
Ricapitoliamo. I centomila euro l'anno sono un calcolo dei giornali, non una ricevuta dell'ufficio che paga. Ma il resto è certificato dal Landeskriminalamt, l’ufficio statale di polizia criminale.
Tre mogli sposate con rito islamico, trentadue figli, venticinque nipoti e una gran parte della famiglia stretta con precedenti penali.
Uno dei figli, ventenne, senza patente, ha ammazzato quattro persone su una statale con una Mercedes. Tre anni e mezzo. Basta così, non serve una riga di più.
Un giudice di Lipsia ha messo agli atti la formula perfetta: "società parallela senza il minimo sforzo di integrazione".
Il capo dell'antimafia sassone è stato più chiaro: non riconoscono la nostra giustizia, hanno i loro giudici di pace.
E qui bisogna fermarsi sul patriarca, perché il patriarca non è un furbo. È un uomo razionale.
Ha davanti uno Stato che paga a figlio, che non fa domande sulle mogli purché non risultino all'anagrafe, che protegge il minore e con il minore chiunque gli stia accanto.
Cosa dovrebbe fare, secondo voi? Rinunciare?
La poligamia in Germania è vietata. Sulla carta. Negli uffici che erogano gli assegni le tre mogli diventano tre madri sole. Tre pratiche perfette.
Poi c'è la psicologia di chi paga.
Il tedesco medio, come l'italiano medio, non si indigna: si vergogna. Si vergogna di aver pensato quello che ha pensato.
Sessant'anni di pedagogia del senso di colpa lo hanno addestrato a sospettare di sé prima che dell'altro. Meglio pagare che passare per razzista: costa meno, almeno in società.
La nota di costume sta tutta in una parola: Kindergeld. L'assegno mensile per i figli nasce per il tedesco che non li fa più.
Il trentenne di Amburgo rimanda il secondo figlio perché il mutuo non consente e intanto finanzia il ventisettesimo di Lipsia.
Nel salotto di Prenzlauer Berg, che sono i Parioli berlinesi, questa si chiama diversità. A Lipsia si chiama pianificazione.
Perché uno Stato così forte è così inerme? Perché il welfare europeo è stato costruito per una società che non esiste più.
Bismarck prima e la Repubblica federale poi disegnarono la previdenza per una comunità omogenea, dove chi chiedeva il sussidio abbassava gli occhi.
Il sistema non si reggeva sui controlli. Si reggeva sulla vergogna.
Tolta la vergogna, resta il modulo.
Il modulo non distingue tra la vedova di Dresda e la terza moglie di un clan. Paga entrambe, con la stessa puntualità.
Poi è arrivato il 2015. Un milione di ingressi in un anno, con la formula "ce la faremo" al posto di un programma di governo. Ce l'hanno fatta, infatti. Loro.
Il clan non è un incidente dell'immigrazione.
È una struttura alternativa allo Stato. Ha una gerarchia, una cassa, un tribunale interno e una politica demografica. Lo Stato tedesco, di fronte, ha una legge sulla famiglia.
Indovinate chi protegge la legge sulla famiglia? Il clan siriano. Quello di Lipsia.
Ed è questo il paradosso da fissare, la norma scritta per il bambino di Monaco è oggi l'armatura del clan di Lipsia.
Espellere il padre? Ci sono i minori. Espellere il figlio maggiorenne? Ha figli pure lui. Venticinque nipoti non li ha fatti il nonno da solo.
E da noi in Italia?
Noi ridiamo dei tedeschi come i tedeschi ridevano di noi.
Il ricongiungimento familiare in Italia funziona con la stessa logica. L'assegno unico si calcola per figlio, i matrimoni celebrati all'estero entrano nei nostri registri.
Ad Ancona è riuscito a entrarci perfino un divorzio per ripudio