“Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco.
Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul.
E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù”.
"Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di dollari, il costo di 8 ore di guerra in Iraq.
Si prendessero un giorno di ferie"
Le parole di Gino Strada attraversano il tempo
Sdegno unanime della politica italiana nei confronti di Israele che ha impedito a S. E. Monsignor Pizzaballa di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Pensa se avessero ucciso 70.000 bambini.
Questo non è un thread di oncologia, ma di cardiologia pediatrica. E di come la Ferrari abbia aiutato a salvare migliaia di bambini. Avete capito bene, la Ferrari, più precisamente il team di Formula 1, all’inizio dei 2000.
Tutto nasce a Londra, al Great Ormond Street Hospital.
Usano la scusa che la separazione delle carriere ci sia nel resto dell’Europa.
Anche il salario minimo c’è nel resto dell’Europa ma lo hanno bocciato subito
Forte dei suoi 135kg, lo massacrò di botte. Poi lo prese e lo trascinò fuori dal bar, gettandolo in mezzo alla strada gremita di gente. Lì gli frantumò viso e addome a calci, nella totale e assoluta indifferenza delle persone che passavano.
Alfredo Zardini, la vittima, era un emigrante italiano ed era una brava persona, nota a molti per la sua indole pacifica. Era anche un padre di famiglia contento di aver finalmente trovato un lavoro come carpentiere in Svizzera. Era povero, come tanti all’epoca, e a Zurigo sperava di poter mettere da parte un po’ di soldi per moglie e figli.
Quella mattina aveva il colloquio di lavoro, ma si concesse un caffè prima di andarci. Nel bar si imbatté però in uno dei tanti razzisti dell’epoca. Uno di quelli che odiavano gli italiani che "rubavano il lavoro", che odiavano visceralmente chiunque non fosse come loro. Era uno svizzero-tedesco di oltre un metro e novanta che si accorse subito che Alfredo era italiano. Uno sguardo, una parola, e poi partì il massacro, conclusosi con il pestaggio in strada su un uomo inerme.
Ci vollero decine di minuti prima che qualcuno chiamasse un’ambulanza per un emigrante italiano. Gli passavano accanto e tiravano dritto.
Quando dopo un bel po’ qualcuno si degnò di chiamare aiuto, era troppo tardi e Alfredì Zardini morì durante il tragitto.
L’assassino, chiamato Gery, a carico del quale risultavano 150 verbali di polizia per reati violenti, se la cavò con una condanna per eccesso di legittima difesa. La Svizzera, invece, non pagò nemmeno i funerali per Zardini. Zurigo chiuse solo la vicenda rimborsando le spese per il tragitto della salma in Italia, precedentemente coperte dagli altri italiani emigrati.
Era il 20 marzo 1971. La vicenda, dolorosa, fa riflettere sul tempo in cui eravamo noi a subire razzismo e odio della peggior specie. Quando eravamo noi a venire accusati di rubare il lavoro (fino a ieri alcuni, in Svizzera, ci chiamavano “ratti”). Ci insegna molto, e dolorosamente, sul concetto di prospettiva.
Nel ricordare Alfredo Zardini, un abbraccio ai suoi figli.
Hey White House, please remove the Tropic Thunder clip. We never gave you permission and have no interest in being a part of your propaganda machine. War is not a movie.
I colleghi di Cinturrino - soprannominato Thor - raccontano del suo vizio di prendere a martellate i piccoli spacciatori. Stranamente a nessuno è venuto in mente che la cosa non si dovrebbe fare. Il famoso “spirito di corpo” si traduce in omertà e connivenza, sembrerebbe
"ALTRI TEDOFORI?"
Quella è SOLO ANNA DANESI CAPITANA E CAMPIONESSA OLIMPICA DELLA NAZIONALE DI PALLAVOLO FEMMINILE che passa la torcia a SIMONE GIANNELLI CAPITANO E CAMPIONE OLIMPICO DELLA NAZIONALE DI PALLAVOLO MASCHILE!
Ma i cronisti sono seri?
#OlimpiadiInvernali2026
Ho visto ferrovie distrutte costruite a cinque metri dal mare. Ho visto palazzi di tre o quattro piani a una decina di metri dalla battigia. Ho visto case civili, strutture di ogni tipo, praticamente sul mare.
La politica ha permesso tutto questo. Ha autorizzato palazzine di tre piani a un passo dall’acqua, ha chiuso entrambi gli occhi davanti all’abusivismo edilizio più sfacciato e, ancora oggi, oltre alle solite allerte della Protezione civile, non è capace di scrivere un serio piano di adattamento a lungo termine.
Alla fine la natura presenta il conto. E non si è trattato di un evento “senza precedenti”.
La politica ama nascondersi dietro la formula magica “cambiamento climatico” per non dover rispondere delle proprie responsabilità. Ma se permetti di costruire case, ferrovie e interi quartieri in zone esposte a mareggiate violente, in aree ad altissimo rischio sismico e potenzialmente soggette a maremoti, la colpa non è della natura “cattiva”. È delle scelte scellerate fatte per decenni.
Non è una questione di destra o di sinistra. È un semplice atto di realtà: invece di alimentare terrore e narrazioni apocalittiche, bisognerebbe iniziare ad adattarsi. Rimettendo la natura al centro delle nostre decisioni, non ai margini. Impongono le cannucce di carta ma poi permettono di costruire palazzi a 3 piani in zone dove non dovrebbe esserci nemmeno un singolo mattone. Basta con queste ipocrisie.