Il cerchio si chiude.
1 diffondere un virus
2 destabilizzare gli stati,mandare in blackout il sistema sanitario,bloccare aziende facendone crollare le borse
3 raccogliere fondi con il vaccino
4 alzare i prezzi di fonti energetiche e materie prime.
5 attaccare
#Guerra#Ucraina
È vergognosa la quantità di rabbia e insulti che stanno vomitando addosso ad Alex Pineschi, un uomo con due 🎱🎱 così, che ha sempre scelto di combattere il male, prima contro l'Isis e oggi contro i russi.
E guarda caso la macchina del fango si sta scatenando su Alex, tra chi lo definisce un mercenario e chi sostiene che fosse un buono a nulla.
Però sui centinaia di migliaia di mercenari mandati a morire in Russia, partendo dalla Wagner, passando per gli arruolati in Africa, e per finire con i nord coreani, nessuno di questi fenomeni ciuccia Putin ha mai detto nulla.
Il problema è sempre quello, se uno dimostra di avere le palle più di loro, lo attaccano.
Tant'è.
🚨BREAKING: The IDF found another huge underground tunnel built by Hezbollah in southern Lebanon, around 2 km long, and only 10 kilometers from Israel's border.
A massive amount of weapons was found.
Share this. The mainstream media won't.
Comandantes de Hamás:
"Nuestro problema no es solo Palestina, nuestro problema es matar a todos los no musulmanes.
Perseguiremos a judíos y cristianos en todo el mundo.
¡O se convierten al islam o los mataremos!"
¿Te queda claro o necesitas que te haga un dibujito?
Ecco a voi i miseri profughi disperati e affamati che scappano dalla guerra (che non c’è). Lungo il tragitto in mare, buttano i documenti in acqua per non farsi identificare una volta giunti in casa nostra. E badate bene: filmano la scena, sorridono, ridono. Ci prendono pure per il culo, insomma. Questo è totale senso di impunità, disprezzo verso di noi, derisione, senso di superiorità. Ci aspettiamo che questa gente si integri? Che osservi le nostre leggi? Che ci rispetti? È una pia illusione. Chi entra illegalmente in Italia nella illegalità vive e permane, lo ripeto. Non si ravvede. Non cambia magicamente.
E lo Stato che accetta di essere oltraggiato in questa maniera avvalora l’idea di questi criminali che tutto sia loro permesso.
MOVIMENTO DELLE BANDIERE
La Terza guerra mondiale si allarga. Ora brucia Caracas. Per ironia, il regime venezuelano è diventato una vittima collaterale della guerra che il suo patrono, la russia, conduce contro il diritto internazionale. 1/4
È ormai chiaro che il conflitto russo-ucraino si è trasformato una guerra di logoramento, ma è altrettanto evidente che l’aumento della pressione militare e diplomatica da parte di Mosca non è indice di forza, ma semmai di estrema debolezza da parte di un regime che comincia a sentire il ticchettio del conto alla rovescia verso il punto di non ritorno.
Mentre da noi le cheerleader del capo del Cremlino si accapigliano per litigarsi la prima fila nella schiera dei pacifinti, osteggiando in ogni modo il riarmo dei paesi del “vile Occidente guerrafondaio” e lanciando strali in occasione di ogni dibattito sulla difesa europea, nessuno di loro sembra scandalizzarsi per le indiscrezioni sulla proposta di bilancio della Federazione Russa per il 2026, che prevederebbe una spesa nominale pari al 38% dell’intero budget per il comparto difesa e sicurezza. Una cifra peraltro sottostimata, dal momento che, secondo vari analisti, una parte delle spese (ad esempio per la logistica e le infrastrutture militari), potrebbero essere state registrate sotto altre voci e dato anche che una percentuale non irrilevante degli investimenti risulta classificato.
Un segnale assai chiaro della scarsa volontà del Cremlino di rallentare la sua aggressione criminale, ma anche del tentativo di dissimulare quelli che ormai per l’economia russa non sono più solo vaghi scricchiolii.
Secondo calcoli piuttosto affidabili nei primi 4 anni di guerra il National Wealth Fund - letteralmente le riserve economiche del paese - si è ridotto del 70% e la sua liquidità sarebbe ormai di circa 50 miliardi di dollari, che, all’attuale ritmo di spesa, corrisponde a più o meno un anno di autonomia.
Ci sono poi una serie di variabili da considerare. A partire dal trend in crescita delle spese militari - trascinate anche da un’inflazione galoppante, che dunque fa salire i prezzi anche per lo Stato - e che raramente rispettano le previsioni, fino alla rapida desertificazione industriale, la brusca frenata della crescita, mentre continuano a lievitare i costi sostenuti per convincere nuove leve a partire per il fronte (si parla di cifre che variano da regione a regione tra i 18 ed i 30 mila dollari di “bonus di arruolamento” fino ai 39 mila offerti dal Tatarstan, cui si aggiungono stipendi che superano di 2,5 volte quelli medi nazionali) e quelli per i risarcimenti ai morti e agli invalidi, che impegnano la spesa sociale anche per gli anni a venire.
La capacità della Russia di sopravvivere più o meno a lungo dipenderà soprattutto dalle esportazioni di materie prime, in un contesto di sanzioni sul petrolio e di prezzi bassi, cui vanno applicati sconti che ormai sfiorano i 20 dollari al barile rispetto al brent, che Mosca è costretta ad applicare per convincere i suoi maggiori clienti (Cina e India) a sfidare i blocchi commerciali di Europa e USA. Il tutto mentre diverse nazioni del vecchio continente e la stessa Ucraina si sono lanciate alla caccia delle petroliere ombra attraverso le quali le grandi compagnie contano di spostare carburanti illegalmente. A questo proposito va detto che la perdita della Siria, l’azzoppamento dell’Iran come attore regionale insieme alla crescente ostilità dell’Azerbaijan e all’ingresso a gamba tesa degli USA nelle questioni mediorientali, ha di fatto azzerato la capacità della Russia di influire sulle dinamiche dei prezzi del greggio. Fino a un anno fa sarebbe bastato una minaccia di guerra regionale tra gli ayatollah ed Israele o un lancio di missili da parte degli Houthi sulle navi cargo in transito nel Mar Rosso, per creare tensioni ad hoc sui mercati, capaci di generare ricavi extra sulle vendite di oro nero.
A tutto questo si aggiungono le ormai chiare difficoltà dell’industria militare, incapace di tenere il passo con la perdita di mezzi sul campo. Per dare una proporzione, basti pensare che la produzione di carri armati in Russia si attesta sui 250 pezzi l’anno, ma nel solo 2024 ne sarebbero stati distrutti 1.400, cifra che sale fino a 3.700 se si aggiungono i mezzi più datati ed i corazzati leggeri. Le canne d’artiglieria sono ormai una rarità, vista anche la rapidità con cui si usurano, e questo rende inservibili i proiettili nei magazzini. I mezzi per fanteria e gli aerei vengono sempre più spesso riciclati cannibalizzando vecchi modelli per i pezzi di ricambio, bloccati al confine dalle sanzioni. Resta ancora molto alta la produzione di droni e missili, utili per seminare terrore nella popolazione e per operazioni al fronte, ma, come ha scritto in un recente articolo, il Generale Orio Giorgio Stirpe, l’esercito russo è di fatto ormai “appiedato”, e, nonostante le minacce di carovane trionfali fino a Kyiv in caso di mancata accettazione del piano di pace di Trump, un orizzonte che vada molto oltre il Donbas è impensabile allo stato attuale.
Questo porta con sé una domanda che forse dovrebbe iniziare a porsi chi annuncia la vittoria russa almeno quattro volte al giorno (delle quali di norma una per iscritto e altre tre in altrettanti programmi tv). E cioè quale sia la via d’uscita per Mosca da un conflitto dal quale se anche terminasse oggi, avrebbe guadagnato quattro regioni da ricostruire, un’economia di guerra inservibile in tempo di pace, nessuna industria civile alla quale tornare, un riorientamento ad est dei commerci che richiede ancora tempo (anche per la realizzazione delle infrastrutture necessarie) e che è ad oggi molto lontano dal compensare le perdite derivanti dalla chiusura delle rotte con i ricchi paesi europei - i quali peraltro, a differenza di Pechino, compravano a prezzo di mercato beni e materie prime - ed una crescente colonizzazione economica (e di conseguenza politica) da parte della Cina. Per giunta con centinaia di migliaia di militari da ricollocare in posizioni di lavoro nelle quali avrebbero stipendi dimezzati, col rischio di non poter onorare prestiti e mutui e di assestare un ulteriore colpo ad un sistema bancario, già prossimo al collasso perché imbottito di crediti tossici, concessi ad aziende per lo più del comparto militare, le quali senza gli appalti della difesa, diventerebbero immediatamente insolventi.
La verità è che non esiste uno scenario di vittoria nel medio o lungo periodo per la Russia, ma solo uno in cui nell’immediato può dare fondo ai magazzini e al portafogli per generare la falsa illusione di avere tutto il tempo del mondo e provare così a scoraggiare il sostegno dell’Europa all’Ucraina, magari con l’aiutino di qualche @marcotravaglio o @Ale_dibattista di turno. Ma chiunque abbia visto o letto del crollo improvviso dell’URSS, abbassando per un attimo il volume della propaganda, non può non avere un déjà-vu.
Nel cuore di Gaza, Hamas ha scatenato una repressione senza pietà contro i palestinesi: fucilazioni e gambizzazioni contro quelli che erano ritenuti collaborazionisti di Israele e i clan che osavano dissentire e prendere consenso.
È questa la “resistenza” di cui qualcuno parlava a sinistra?
È cosi che Hamas fa gli interessi dei palestinesi?
#hamas #gaza #palestinesi #terrorismo #terroristi #armi #israele #violenza
Hamas tornato a Gaza City ha iniziato una operazione di ricerca e cattura di oppositori interni. Gli individui ricercati saranno con tutta probabilità giustiziati.