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Gravissimo e allarmante quello che è successo ad Ascoli Piceno.
Lorenza Roiati ha appeso questo cartello meraviglioso e antifascista (scusate la ripetizione) fuori dal suo panificio, di fronte a cui passava la manifestazione del 25 aprile.
“25 aprile buono come il pane, bello come l’antifascismo”.
Solo che a qualcuno quel cartello non è piaciuto.
Appena il tempo di finire di appenderlo, ed è stata avvicinata da tre agenti delle forze dell’ordine in borghese, che con modi duri le hanno chiesto:
“Questo lo avete messo voi?”
Di fronte all’assenso della donna, gli agenti l’hanno immediatamente identificata, nell’incredulità di Lorenza.
“Partecipiamo sempre con uno striscione alla festa della Liberazione. In tanti anni non mi era mai successa una cosa del genere”.
Questo è il clima “sobrio” in cui si celebra il 25 aprile, in cui una donna, una cittadina, una commerciante, viene interrogata e identificata per aver esposto un cartello antifascista.
Identificata in quanto antifascista. Esattamente come il loggionista della Scala. Stesso metodo, stesso bersaglio, identica forma di intimidazione.
Solidarietà totale e assoluta a questa donna e alla sua famiglia.
Se questo cartello è una colpa, una responsabilità, un atto di eversione, allora siamo tutti eversivi.
Identificateci tutti!
Tosa
Luciana Littizzetto ha risposto direttamente a Giorgia Meloni, che si è autoproclamata “non ricattabile”.
Merita di essere letta da cima a fondo perché c’è tutto quello che andava detto sul caso Almasri. Detto (meravigliosamente) da una comica.
“Cara Melons,
So che questa settimana ne hai già ricevuta una di letterina, quindi vengo da te in pace. Intanto non hai ricevuto un avviso di garanzia, ma una comunicazione di iscrizione al registro degli indagati. Che è come la prima convocazione a una riunione di condominio. Un atto dovuto. Se ti può consolare, nella tradizione dei premier italiani una indagine non si è mai negata a nessuno, quindi tranquillizzati, la magistratura non è contro di te: queste sono le regole.
Eppure tu nel tuo video sembri messa ai ceppi davanti a Torquemada.
Abbi pazienza, ma tu pensavi che liberare uno come Almasri, un libico torturatore, un assassino, uno contro cui il tribunale dell’Aja ha spiccato un un mandato di cattura per crimini contro l’umanità potesse passare inosservato?
Se tu adesso fossi all’opposizione, te ne staresti zitta? No, non credo. Ti trasformeresti in un razzo missile dai meloni di mille valvole. Ti spunterebbero tre file di denti come Alien, le vene del collo grosse come salsicce di Brà. Eh no, perché quando eravate all’opposizione avete detto più volte voi “dimissioni” di quanto Liorni abbia detto ghigliottina. Adesso fate le vittime (…)
Un attimo prima Almasri è in Italia e un attimo dopo, Sim sala bin Salman, è in Libia, libero e felice di prenderci per il c***. Liberato per ragioni di sicurezza nazionale, io sapevo che per la sicurezza dovremmo arrestarli i criminali, non liberarli. Lo avessi almeno mandato in Albania, già che ci abbiamo speso tutti quei soldi. Ora, sappiamo che la democrazia ha i suoi lati oscuri, i suoi accordi sottobanco, le sue ragioni di Stato.
Tu sei più furba di me diecimila volte, ma se trattassimo l’immigrazione come un problema, non come IL problema, se pensassimo a quelle persone come uomini e donne che chiedono aiuto e non come a un esercito invasore, forse quelli come Almasri avrebbero meno armi per ricattarci. Tu dici di non essere ricattabile. Certo, non in Italia, ma nel resto del mondo sì. Ti svelo un segreto: perché non puoi andare d’accordo con tutti e, soprattutto, non puoi fare accordi con i banditi perché quelli restano banditi e alla fine ti fregano.”
👏👏
Tosa