Mongolian “Jingle Bells” takes social media by storm
Dutch DJ Ummet Ozcan added a new layer of flavor to the famous Christmas song — and listeners loved it.
Non finiremo mai di ringraziare #MoniOvadia per tutto quello che ha fatto e fa, e per essere da anni in prima linea a spiegare la differenza fra ebrei e sionisti. Solo la cultura e la contro-informazione ci salveranno.
#AllertaMedia#PalestinaLibera#AntiSionismo#Antifascismo
“Come abitante di Gaza, non ho mai incontrato una sola persona del mondo esterno in tutta la mia vita.
Non mi è mai stato permesso di fare nemmeno un passo fuori da Gaza - neppure verso la Cisgiordania.
Non ho mai visto un aereo di linea, un aeroporto, una nave, una montagna, la neve, foreste, fiumi o laghi.
Viviamo in una gabbia per esseri umani.”
- Ahmed Mater
David Adler, 33 anni, di origine ebraica, coordinatore di @ProgIntl, che si trova nell’imbarcazione principale della Global Flotilla, ha scritto una lettera molto personale su cosa significhi per lui essere ebreo in una missione che sta per entrare nella “Zona Rossa” durante Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico.
Adler ha consegnato la lettera al pubblico mentre si parla di un raccapricciante e fragile piano coloniale per la Striscia, e mentre le barche della Flotilla, giudicate con sdegno da una borghesia italiana sempre più marginale e infelice, si stanno avvicinando all'ultimo tratto di mare prima delle acque occupate. La traduzione è mia:
«Quasi mai scrivo “in quanto ebreo”. Condivido la stanchezza di dover mettere sempre i sentimenti ebraici al primo posto - quando un genocidio viene compiuto in nome dell’“interesse nazionale” sionista, e quando attivisti vengono arrestati, torturati e deportati in nome della nostra “sicurezza”.
Ma oggi ho sentito il bisogno di scrivere in questo diario, in quanto uno dei pochi ebrei a bordo di questa missione, che riunisce oltre 500 persone provenienti da più di 40 paesi del mondo.
Credo che la tempistica della nostra flottiglia non sia casuale. Al contrario, penso sia una benedizione che ci avviciniamo all’intercettazione proprio all’inizio di Yom Kippur, il nostro giorno annuale dell’espiazione...
Come possiamo espiare ciò che è stato compiuto in nostro nome? Come possiamo chiedere perdono per peccati che si moltiplicano di ora in ora, mentre bombe e proiettili piovono su Gaza? Come possiamo prendere sul serio il nostro mandato di “riparare il mondo”, quando lo Stato di Israele è così determinato a distruggerlo?
Se c’è un passo della Torah che ancora ricordo, è questo obbligo che ci impone: “Giustizia, giustizia perseguirai.” Come potremmo restare a guardare mentre lo Stato di Israele perverte questa sacra ingiunzione, supervisionando un olocausto del popolo palestinese?
Ho aderito a questa flottiglia come qualunque altro delegato: per difendere l’umanità, prima che sia troppo tardi. Ma in questo Yom Kippur, mi ricordo che sono qui anche perché la mia eredità ebraica me lo impone.
Da adolescente, mio nonno Jacques Adler si unì alla resistenza parigina contro i nazisti, rischiando la vita per sabotarne le operazioni, mentre i suoi amici e la sua famiglia venivano deportati a morire nei campi di concentramento.
Quella è la tradizione a cui sono chiamato, e quella è la definizione di “giustizia” che sento vera per la mia identità ebraica: poiché la stessa furia genocida che colpì i miei antenati è oggi rivolta contro le sue principali vittime.
Yom Kippur è un giorno di digiuno, un modo per manifestare fisicamente la nostra espiazione. Ma da due anni, il popolo affamato di Gaza non ha scelta: deve rinunciare al pane quotidiano.
Se le forze israeliane ci intercetteranno durante Yom Kippur, che vedano allora cosa significa la vera espiazione. Non digiunare nel comfort mentre i tuoi vicini muoiono di fame. Non pregare al sicuro mentre sganci bombe sulle loro teste. L’espiazione significa azione.
Così, al calar del sole stasera, quando inizierà il digiuno, spero che altri ebrei si uniscano a me nel ridefinire il senso dell’espiazione: unendo alla preghiera silenziosa il coraggio dell’azione, per porre fine a questo orrore genocida».
Il messaggio di Gesù era chiaro:"non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", "ama il prossimo tuo come te stesso", "vi è più gioia nel dare che nel ricevere" e "gli ultimi saranno i primi". Cosa cazzo c'entrano queste frasi con Kirk, Salvini, Vannacci e la Meloni?
"Ricomincia la scuola, unica culla di rivoluzione.
Imparate il passato per difendere il futuro, progettate il presente.
E non dimenticate di imparare il congiuntivo, perché la rivoluzione non ha bisogno solo di tempo, ma anche di gente che lo sappia riconoscere."
Michela Murgia
Da domani e sino a che la "Global Sumud Flotilla" non sarà arrivata a Gaza supportiamola con i nostri post, facciamo si che ci sia una sola voce a gridare
#FreePalestine#StopbombingGaza#StopGazagenocide
Se tutti avessero il coraggio e l’umanità di Moni Ovadia, questo mondo sarebbe un posto migliore.
“Se il popolo palestinese muore, muore l’intera umanità.
Lo Stato sionista è nato su un’ideologia criminale, colonialista, razzista e ora genocidaria.
“La protervia li porta a essere
Portuali CALP Genova🙏🏻
"Ci imbarchiamo perchè vogliamo dimostrare che i porti sono civili e non di guerra e lo abbiamo dimostrato in anni bloccando armamenti diretti verso Israele e altri teatri di guerra. Vi chiediamo massimo sostegno su questa iniziativa".
#GlobalSumudFlotilla