@LorenzoCast89 Senza Vannacci le elezioni per il cdx sarebbero perdute. L'unica riforma della legge elettorale sensata per il cdx é un proporzionale corretto senza premi né coalizioni.
Ho appreso solo oggi che la sentenza di condanna del dott. Mauro Moretti aveva riconosciuto che costui avesse rispettato le leggi vigenti in materia di controllo di sicurezza dei trasporti, ma gli aveva addebitato la colpa di non averne colto la insufficienza a fini di prevenzione, e quindi di non avere in sostanza adottato misure che ne adeguassero l’efficacia, così violando il principio generale del neminem ledere. Con la decisione di ieri si è affermato che una simile responsabilità colposa è talmente grave, da non meritare nemmeno la riduzione di un terzo della pena per le concesse attenuanti generiche, ma solo quella di un nono. Insomma, il carcere per Moretti era l’aspettativa delle vittime, e carcere è stato. Mi raccomando, dato che non basta, sbrighiamoci ad inserire la vittima in Costituzione
Il dato di fatto più importante è che Torino attira studenti, i quali arrivano, studiano, ma poi vanno a lavorare altrove.
Qual è allora l’implicazione di policy? Aumentarne il numero, o favorire l’attrazione di investimenti, così da favorirne la retention? Perché la metafora…
Dedicato a tutti gli “esperti” (alcuni anche strapagati con i nostri soldi) che in questi anni ci hanno fracassato le scatole dicendoci che le EV fossero il futuro. Avete perso, mi verrebbe da dire. In realtà abbiamo perso tutti. #materiarara
In Venezuela🇻🇪 è stato liberato anche Enrique Marquez, uno dei candidati alle ultime elezioni presidenziali che si era battuto a lungo per denunciare i brogli elettorali scegliendo di percorrere le vie “legali” del regime. Era stato arrestato esattamente un anno fa. 👇🏻
Il “Socialismo del XXI secolo” di Chávez e Maduro è stato peggio di una guerra
A sinistra, un po’ come per la Rivoluzione bolscevica c’è chi è convinto che Lenin aveva fatto le cose giuste e poi Stalin ha rovinato tutto, così per la Rivoluzione bolivariana c’è chi pensa lo stesso di Hugo Chávez e del suo successore Nicolás Maduro. Eppure, sul piano economico, era tutto prevedibile sin dall’inizio. L’ascesa del chavismo e il suo sprofondo sono apparentemente divisi dalla morte di Chávez, ma in realtà appartengono allo stesso ciclo populista.
La caratteristica del Venezuela è che la sua crisi è senza precedenti nell’ultimo mezzo secolo: numeri da paese in guerra per un paese in pace. L’iperinflazione dello Zimbabwe sotto Mugabe; le ristrettezze del Período especial della Cuba dopo il crollo dell’Unione sovietica; il crimine dilagante della Colombia in mano ai narcos; l’emigrazione di massa della guerra civile in Siria; la disoccupazione della Bosnia alla fine della guerra nella ex Jugoslavia; un crollo del pil triplo rispetto alla Grecia della crisi del 2011. Tutto insieme.
Con la differenza, rispetto a questi paesi, che il Venezuela è storicamente una delle nazioni più ricche dell’America latina grazie alle sue risorse naturali: le più grandi riserve petrolifere del mondo.Negli anni 70 il Venezuela aveva di gran lunga il pil pro capite più alto del Sud America, ora è il più basso. L’avvento al potere di Chávez, ex militare golpista, vincitore delle elezioni sul finire del millennio in un paese fiaccato dalla stagnazione e provato da una crisi indotta dal crollo del prezzo del petrolio, sembrava l’alba di un nuovo avvenire: il Socialismo del XXI secolo.
Erano i tempi del movimento No global, dei World Social Forum, della sfida al capitalismo. Chávez ne era diventato il leader politico globale, forte del carisma e della fortuna: arrivò al potere con il petrolio a 10 dollari al barile, minimi storici da decenni, e in pochi anni il prezzo aumentò di oltre dieci volte. Un fiume di petrodollari che gli ha consentito di consolidare il potere negli strati sociali più bassi della popolazione, espandendo il bilancio pubblico ed estendendo il controllo dello stato sul settore privato. A sinistra si riteneva che la crescita fosse dovuta alle politiche eterodosse di nazionalizzazione e redistribuzione, senza rendersi conto che le spese allegre erano possibili solo per il prezzo elevato delle materie prime sui mercati internazionali. Il No global Chávez non avevano inventato “un’economia alternativa”, era semplicemente il benzinaio della globalizzazione.
Ma già nel 2013, anno della morte di Chávez, i salari reali erano il 21% più bassi rispetto al 1999, anno della sua presa del potere. Da allora in poi la situazione è precipitata ulteriormente: nel 2017-2018, alla fine del primo mandato di Maduro, il pil crollava a un ritmo del 15% annuo, il deficit di bilancio aveva superato il 30% e l’inflazione il 130.000%. Una catastrofe economica e sociale, pur senza considerare la soppressione delle libertà civili e politiche, senza pari. Nel 2020, il pil del Venezuela è crollato del 75% rispetto al 2013. Ora il pil pro capite si aggira attorno ai 5 mila dollari l’anno, nel 1954 – settanta anni fa – era circa 10 mila dollari: il doppio.
Nel 2021 la povertà ha raggiunto il 95% della popolazione. Due terzi della popolazione ha perso 10 chili di peso. Anche la disuguaglianza è notevolmente aumentata: il Venezuela è diventato il paese più disuguale del continente, nel continente più disuguale del mondo. Secondo l’Unhcr, 7,7 milioni di venezuelani sono emigrati all’estero(un quarto della popolazione): più dei rifugiati siriani dopo la guerra civile (5,5 milioni) e dei rifugiati ucraini dopo l’invasione russa (6,5 milioni).
Un livello di devastazione economica e sociale che, appunto, si vede solo negli stati dilaniati dai conflitti militari: è la guerra che il chavismo sta conducendo da decenni contro il popolo venezuelano.
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Guardate un po' cosa scrivevano sulla giustizia nel gennaio 1994 Mino Martinazzoli e Gabriele De Rosa, giganti del pensiero politico cattolico, delineando il programma del “Nuovo Partito Popolare Italiano” (pag. 41): <<Difesa della indipendenza dell’intera magistratura e del ruolo del CSM, ma senza scorie corporative e consentendo alla separazione delle carriere del giudice e del Pubblico Ministero>>. Mettiamo anche il cattolicesimo popolare nella lista dei cattivissimi nemici della magistratura? #bastabugie #iovotoSÌ
🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸 Attenzione. Orgoglio Zelensky. Con un inusuale (per l'ora) messaggio alla nazione, il presidente ucraino chiarisce l'indisponibilità di Kyiv a una pace che non sia giusta. Ho tradotto il suo discorso per voi. Buona lettura.
"Cari ucraini!
Il presidente Trump ha annunciato i preparativi per il suo incontro con Putin in Alaska. Molto lontano da questa guerra, che infuria sulla nostra terra, contro il nostro popolo, e che in ogni caso non può essere conclusa senza di noi, senza l'Ucraina.
Putin non ha creduto nel nostro popolo e perciò ha preso la decisione disperata di cercare di conquistare l''Ucraina. Questo è stato il suo errore principale: non tenere conto degli ucraini. Io credo nel nostro popolo. Gli ucraini sono forti. Gli ucraini difendono ciò che è loro. Molti nel mondo si sono schierati con l'Ucraina durante la guerra. Anche coloro che stanno con la Russia sanno che la Russia sta facendo il male. Naturalmente, non ricompenseremo la Russia per ciò che ha perpetrato.
Il popolo ucraino merita la pace. Ma tutti i partner devono capire cos'è una pace dignitosa. Questa guerra deve essere portata a termine – e deve essere la Russia a porvi fine. La Russia l'ha iniziata e la sta trascinando, ignorando tutti gli ultimatum, e questo è il problema, non altro.
La risposta alla questione territoriale ucraina è già scritta nella Costituzione dell'Ucraina. Nessuno se ne discosterà – e nessuno potrà farlo. Gli ucraini non regaleranno la propria terra all'occupante.
L'Ucraina è pronta a decisioni reali che possano portare la pace. Qualsiasi decisione contro di noi, qualsiasi decisione senza l'Ucraina, è allo stesso tempo una decisione contro la pace. Non otterranno nulla. Sono decisioni nate morte. Decisioni impraticabili. E tutti noi abbiamo bisogno di una pace vera e autentica. Una pace che le persone rispetteranno.
Siamo pronti a lavorare insieme al presidente Trump, insieme a tutti i nostri partner, per una pace reale e soprattutto duratura. Una pace che non crollerà a causa dei desideri di Mosca.
Ringrazio tutto il nostro popolo per essere unito. L'Ucraina esiste. Ringrazio tutti i nostri soldati per aver preservato la nostra indipendenza. Resistete, questa è la nostra terra, noi siamo l'Ucraina.
Gloria all'Ucraina!".
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La parte civile di Iveco agli indiani di Tata? "L’acquirente è il più sbagliato che ci possa essere, non è un investitore interessato a far crescere Iveco, ma un concorrente agguerrito, uno dei più grandi gruppi indiani, con un sacco di prodotti alternativi. L’unico loro interesse è acquisire la vasta rete di vendita di Iveco, la prima in Italia, Inghilterra e Spagna, la seconda in Germania. Tata la vuole per vendere i suoi prodotti. (...) Andrebbero in crisi i prodotti Iveco, soprattutto i veicoli leggeri, quindi lo stabilimento ex Sofim di Foggia, che impiega 2 mila persone, e quelli di Brescia e Suzzara, con altri 4-5 mila addetti. E non è l’unico problema. Ci sarebbe un’aggressione feroce a tutti i sub-fornitori di Iveco, che in Italia sono un migliaio, specie al Nord. Tata si approvvigionerebbe in India. Per questo, ripeto, la scelta è sbagliata per l’Italia". (Giorgio Garuzzo – 87 anni, ingegnere piemontese, vent’anni ai vertici del gruppo Fiat - al Fatto quotidiano)
"Da un po’ quello che era il gruppo Fiat sta distruggendo l’industria italiana. La lista è lunga. Ha venduto Telettra alla francese Alcatel, che ha portato all’estero il know how e poi l’ha chiusa, e l’Italia ha perso la sfida della commutazione elettronica. Poi è toccato alla Ferroviaria Savigliano (Fiat Ferroviaria), che aveva inventato il gioiello del pendolino, ceduta per un tozzo di pane ai francesi che hanno venduto la licenza ai cinesi ed è finita a fare il sub-fornitore della Alstom di La Rochelle. Exor ha venduto Magneti Marelli a Kkr ora fallita; poi è toccato a Comau, svenduta anch’essa, e infine a Iveco, solo per citarne alcune. Eravamo una potenza e abbiamo svenduto l’industria, rischiamo di essere un Paese del terzo mondo fuori dalla sfida tecnologica, un disastro generazionale. La cessione dell’ex Fiat ai francesi con Stellantis è stato il disastro finale: loro proteggono la loro industria, non altre, e l’industria dell’auto italiana è in ginocchio. Se al governo pensano che l’Italia possa vivere di turismo è finita". (Giorgio Garuzzo – 87 anni, vent’anni ai vertici del gruppo Fiat, dove entrò nel ’76, e ha guidato, tra gli altri, Comau, Magneti Marelli e Iveco, che contribuì a creare - al Fatto quotidiano)
Ottima la proposta di alzare il numero di firme necessarie per chiedere l'indizione di un referendum abrogativo. Ma un milione è poco. Meglio due, perché non possiamo più permetterci di sprecare denaro pubblico per foraggiare l'uso improprio di questo strumento.
"I conduttori di talk show hanno una grande, grandissima responsabilità nella degenerazione della politica. Quasi tutti commettono i quattro delitti del cattivo conduttore: invitare persone impreparate, inflazionare le trasmissioni di colleghi giornalisti, aizzare i contendenti, consentire che ci si parli sopra. E, in alcuni casi, il delitto n. 5: interrompere aggressivamente chi non la pensa come il conduttore". (Luca Ricolfi)
Il 20 maggio, la Cambogia commemora il genocidio commesso dai khmer rossi.
La data coincide con il giorno in cui, nel 1975, i khmer rossi abolirono la proprietà privata per realizzare l'utopia comunista, dando inizio a uno dei più grandi genocidi della storia.
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@giallideilimoni L'istituto del referendum é stato svuotato da chi ne ha abusato in passato. Meglio aumentare le firme necessarie, in modo che si voti davvero su temi di diffuso interesse.
"Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero. La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". (Cardinale Ratzinger, 18 aprile 2005)