Ilaria Salis commenta il video dell’intervento di polizia a Bologna, in cui un uomo è morto dopo essere stato fermato dagli agenti, scrivendo: “la loro sicurezza è questo schifo qui”. Un modo per suggerire forse che l’intervento in sé rappresenti già una forma di ingiustizia, prima ancora che siano chiarite le cause del decesso e le eventuali responsabilità.
Sì, cara Ilaria Salis: la sicurezza consiste esattamente in questo. Quando un cittadino dà in escandescenze, colpisce un’auto delle forze dell’ordine e viene segnalato come pericoloso dagli stessi residenti che chiamano il 113, il compito della polizia è intervenire e immobilizzarlo, per proteggere sia lui che chi gli sta intorno. Non è una colpa, è un dovere. Che poi, in questo caso specifico, ci siano state negligenze o errori nella gestione dell’intervento è cosa che spetterà all’inchiesta stabilire — non a un post scritto a caldo con la sentenza già pronunciata.
Continuare a trasformare ogni intervento delle forze dell’ordine in una prova a priori di brutalità sistemica, prima ancora di conoscere i fatti, non è difesa dei diritti umani. È delegittimare il lavoro di chi, ogni giorno, si assume il rischio di intervenire per garantire la sicurezza di tutti.
Le famiglie dei due rapinatori uccisi da Mario #Roggero durante una rapina a mano armata hanno già ricevuto o si sono viste riconoscere 780mila euro, con una richiesta complessiva di 3,3 milioni. Il terzo componente della banda, Modica, ha incassato una provvisionale di 10mila euro e ne chiede altri 214mila, pur avendo scontato una condanna penale per la rapina stessa.
Le famiglie di chi muore sul lavoro, invece, ricevono principalmente una rendita INAIL calcolata sulla base dello stipendio del lavoratore defunto — spesso una cifra modesta, specie per lavori manuali o poco retribuiti — a meno che non si riesca a dimostrare in tribunale una responsabilità specifica del datore, con anni di causa civile e nessuna garanzia di successo.
Il paradosso è evidente: chi perde un familiare mentre commetteva una rapina armata può contare su risarcimenti milionari quasi automatici, in tempi rapidi e senza dover dimostrare granché. Chi perde un familiare che si guadagnava onestamente da vivere, spesso deve lottare anni in tribunale per ottenere un risarcimento che, nella maggior parte dei casi, resta comunque inferiore.
#Roggero: «Mattarella ha graziato uno scafista e la Minetti. Si metta una mano sulla coscienza»
Mario Roggero torna a rivolgere un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo che venga presa in considerazione la sua richiesta di grazia.
ILARIA #SALIS SUL CASO #ROGGERO: "LA DESTRA VUOLE LA GIUSTIZIA DEI FASCISTI"
La giustizia dei comunisti invece è quella che difende i manifestanti che martellano i poliziotti e gli scafisti graziati dal presidente della repubblica.
Giorgia Meloni ha dichiarato che il nuovo DDL Sicurezza introduce una norma secondo cui chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non potrà chiedere alcun risarcimento, né potranno farlo i suoi familiari: "Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Basta paradossi!"
Abdelkarim Alla F. Hamad, scafista condannato in via definitiva a 30 anni per concorso in omicidio plurimo nella strage di Ferragosto 2015, quando 49 migranti morirono asfissiati nella stiva di un barcone diretto in Italia, ha ricevuto lo scorso dicembre una grazia parziale dal presidente Sergio Mattarella: uno sconto di pena di 11 anni e 4 mesi, che gli permette ora di accedere a misure alternative come la semilibertà. Il Quirinale ha motivato la decisione con la giovane età al momento dei fatti e il percorso di recupero svolto in carcere.
Mario Roggero, gioielliere 72enne che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l’assalto armato al suo negozio, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Nessuna grazia, nessuno sconto: solo il carcere, mentre un pezzo consistente della maggioranza di governo si mobilita per chiedere quantomeno una misura di clemenza che, al momento, resta lontana.
Il confronto tra i due casi lascia una domanda aperta, che va oltre le rispettive vicende giudiziarie: chi ha avuto un ruolo diretto in una strage da 49 morti ottiene un percorso verso la libertà anticipata, mentre chi si è difeso da un’aggressione armata resta dietro le sbarre senza sconti. Non significa equiparare i due fatti, profondamente diversi per dinamica e responsabilità: significa chiedersi con quale criterio si misuri, in questo Paese, la meritevolezza della clemenza.
Se il percorso di recupero e la giovane età bastano a giustificare uno sconto di pena per chi ha avuto un ruolo in una tragedia di quella portata, viene naturale interrogarsi su cosa manchi, agli occhi delle istituzioni, nella storia di un uomo che si è limitato a difendere la propria vita e il proprio negozio da una rapina a mano armata.
Il caso Barboni ha già titoli, editoriali indignati e commenti di politici. Il caso della ragazza sfregiata in metro a Milano, con una lama e un movente inquietante, ha ricevuto molta meno attenzione pubblica e politica, nonostante la gravità oggettiva del fatto sia nettamente superiore.
La differenza non sta nella dinamica dei fatti in sé, ma in chi ne è protagonista. Quando l’autore ha un’etichetta politica riconoscibile e “di destra”, il caso diventa immediatamente un caso politico, con commenti, hashtag, prese di posizione. Quando manca quell’etichetta comoda da attaccare, l’attenzione mediatica e politica cala, anche a fronte di una violenza più grave.
Non è la gravità del fatto a determinare quanto se ne parli. È quanto quel fatto sia utile raccontare la storia che si vuole raccontare.
🚨 ULTIM’ORA | Nordio avvia l’istruttoria per la possibile grazia a Mario Roggero: la decisione riaccende il dibattito sulla legittima difesa.
Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo), è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo uomo durante una rapina avvenuta nel suo negozio nel 2021.
Secondo quanto ricostruito dai giudici, dopo l’irruzione dei rapinatori e una colluttazione all’interno della gioielleria, Roggero inseguì i malviventi all’esterno e sparò contro di loro, provocando due morti e un ferito.
La difesa ha sostenuto che il gioielliere abbia agito in una situazione di paura e concitazione dopo essere stato vittima di una rapina armata. I giudici, invece, hanno ritenuto che la reazione fosse andata oltre i limiti della legittima difesa.
L’avvio dell’istruttoria per la grazia da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio riapre così lo scontro politico e pubblico sul confine tra diritto alla difesa e rispetto della legge.
A Firenze vandalizzata la targa per i due senegalesi uccisi nel 2011.
Fanpage subito: “colpa dei fascisti”.
Articolo poi sparito poco dopo che si è scoperto che il responsabile era un nordafricano, marocchino.
Per andare d’accordo non servono gli stessi, interessi ma gli stessi valori.
1️⃣ Gli interessi cambiano, i valori restano.
2️⃣ La passione unisce per un giorno, i valori per una vita.
3️⃣ Senza valori comuni, ogni interesse diventa un pretesto per litigare.
Ancora una volta, abbiamo la riprova che non sono gli uomini a doversi scusare. La brutalità non è una questione di testosterone, così come l’empatia non è inscritta nel DNA femminile.
#venier#gemona#femminicidio#cronaca#notizie#femminismo
📜 In Austria dal 2017 è vietato coprire il volto in pubblico: non solo burqa e niqab, ma anche caschi e maschere.
Eccezioni: motivi sanitari, professionali, sportivi e culturali.
👮♂️ Multe fino a 150€.
Una legge discussa, dal tono apparentemente neutro, ma fortemente simbolica.