L’imbarazzo che provo per quest’uomo è infinito… Praticamente gli spagnoli gli stanno dicendo di togliersi dalle ⚽️⚽️
#SpagnaArgentina#mondiali#20luglio
Quando sei alla festa della Prima Comunione di tuo cugino e c'è lo zio ubriaco che si mette in posa in tutte le inquadrature....
#SpagnaArgentina#Mondiali
Non bastava Paredes.
Al fischio finale, anche #Ayala (vs Dani Olmo) e #Molina (colpo a Rodri che sta correndo a festeggiare) si sono resi protagonisti di gesti a dir poco antisportivi.
#SpagnaArgentina
#Trump sembra lo zio ubriaco al mio matrimonio: ha pensato che la festa fosse per lui, ha tolto il microfono al DJ per fare il discorso e alla fine pretendeva pure di tagliare la torta.
#mondiale#spagnaargentina
Si dice spesso che i portieri abbiano una sensibilità diversa…una solitudine che li rende unici. Infatti, ieri sera Unai #Simón ha dimostrato che si può essere grandi campioni, ma ancora più grandi come uomini.
Classe pura! 🇪🇸👏🏻
#SpagnaArgentina
Rimedio: “Gli spagnoli non cantano per scaramanzia.”
L’inno della Spagna è strumentale.
E lui è quello sveglio della coppia.
#Rai#SpagnaArgentina#Mondiale#ESPARG
La Spagna in 2 anni vince Europeo e Mondiale proponendo una buonissima idea di calcio con meccanismi così fluidi che sembrano un top club.
È l'esempio da seguire per la nostra Italia, questa vittoria è la ciliegina sulla torta per un gran movimento
#SpagnaArgentina
E comunque una delle scene più belle di questo mondiale, è quella dove Rodrigo Hernández Cascante, detto Rodri, capitano della Spagna, caccia il pedofilo sionista Trump che voleva imbucarsi per la premiazione. Poesia pura!
#Mondiali2026#SpagnaArgentina#Milei 🖕
I giocatori della Spagna che fanno capire gentilmente a Trump di levarsi dai coglioni, ma lui niente, deve dimostrare per l'ennesima volta al mondo intero di essere un... (insulto a piacere)
#SpagnaArgentina#Trump
La Spagns ha vinto il mondiale subendo un solo gol, 38 partite senza sconfitta, record assoluto superata l'Italia di Mancini!
Complimenti a De La Fuente e i suoi ragazzi
#SpagnaArgentina
#Paredes si è reso protagonista di una delle prestazioni più antisportive nella storia dei Mondiali. Dal 46' al dopo partita.
Vergogna.
#SpagnaArgentina
Quando, tra qualche anno, qualcuno proverà a raccontare la prima metà del 2026 di Jannik Sinner, probabilmente non partirà dai numeri. Non dai trofei, dai record o dalla classifica ATP.
Partirà da tre immagini.
Un ragazzo che si rialza dall’erba di Wimbledon e, pochi minuti dopo, solleva il trofeo più prestigioso del tennis.
Un Foro Italico che, dopo mezzo secolo, torna finalmente ad abbracciare un campione italiano.
E un Sunshine Double così perfetto da costringere gli statistici ad aggiungere una voce che, semplicemente, non esisteva.
Se esiste una classifica di questi sei mesi, a mio avviso è questa:
🥇 1. Wimbledon – Il giorno in cui un campione diventò leggenda
Il Centre Court giudica tutti allo stesso modo, ma pretende qualcosa che nessun altro campo sa chiedere. Non basta il talento. Servono carattere, sangue freddo e la capacità di restare lucidi quando la partita sembra sfuggire di mano.
Alexander Zverev serve oltre i 220 chilometri orari e mette dentro quasi l’80% di prime. Numeri che, in una finale Slam, normalmente bastano a spegnere qualsiasi resistenza.
Sinner sceglie invece un’altra via.
Non forza. Costruisce. Allunga gli scambi, assorbe la potenza del tedesco e lo trascina dentro una partita che Zverev non avrebbe mai voluto giocare.
Il secondo set è il punto di svolta. Lo trascina fino al tie-break e lo conquista trasformando la seconda di servizio in un’arma tattica.
Poi arriva l’immagine destinata a restare.
Sul 4-3 del terzo set scivola sull’erba ormai consumata del Centre Court e finisce a terra. Per un istante il tempo sembra fermarsi. Si rialza, resta nello scambio e pochi secondi dopo conquista il break che decide la finale.
Dentro quella rincorsa c’è tutta la sua carriera.
Il resto sono record: secondo Wimbledon consecutivo, quinto Slam, centesima vittoria nei Major, sesto titolo stagionale e trentesimo della carriera.
Eppure il momento che racconta meglio chi sia Jannik arriva quando il match è ancora aperto. Zverev cade. Lui è il primo a tendergli la mano.
Le vittorie raccontano il campione.
Quel gesto racconta l’uomo.
🥈 2. Roma – Il giorno in cui il tennis italiano chiuse un cerchio lungo cinquant’anni
Ci sono attese che sembrano non finire mai.
A Roma erano trascorsi cinquant’anni dall’ultima vittoria di un italiano agli Internazionali. Cinquant’anni di speranze, occasioni sfiorate e delusioni.
Poi arriva Jannik Sinner.
Il suo non è soltanto un successo davanti al pubblico di casa.
Con quel titolo completa il Career Golden Masters, diventando appena il secondo giocatore della storia, dopo Novak Djokovic, ad aver vinto almeno una volta tutti e nove i Masters 1000.
E non finisce lì.
Roma completa anche la straordinaria tripletta Monte Carlo-Madrid-Foro Italico nella stessa stagione, un dominio sulla terra battuta che prima di lui aveva costruito soltanto Rafael Nadal.
Come se non bastasse, quel trionfo vale anche il sesto Masters 1000 consecutivo, superando uno dei record più prestigiosi appartenuti a Djokovic.
Il Foro Italico esplode.
Non sta celebrando soltanto un campione.
Sta vivendo una delle pagine più importanti della storia del tennis italiano.
🥉 3. Miami – Quando la perfezione smise di sembrare un’utopia
Ci sono tornei dominati.
E poi ci sono settimane in cui un giocatore sembra aver trovato una soluzione che gli altri non riescono nemmeno a immaginare.
Miami è una di quelle.
Dopo Indian Wells, Sinner arriva in Florida con la possibilità di completare il Sunshine Double.
Ci riesce senza perdere nemmeno un set.
Nessuno lo aveva mai fatto.
Ogni partita segue lo stesso copione: servizio inattaccabile, profondità costante, intensità da fondo campo e una lucidità impressionante nei momenti decisivi.
La finale contro Jiri Lehecka è il manifesto di quel torneo.
Sullo 0-40, quando la partita potrebbe riaprirsi, Sinner mette tre ace consecutivi. Nessuna esitazione. Chiude l’incontro con il 92% dei punti vinti sulla prima di servizio.
(Continua)
C’è un italiano che trionfa ancora nel tempio del tennis, ed è JANNIK SINNER! È il trionfo del tennista, ma ancor prima dell'uomo.
L’emozione è fortissima, incontenibile, per questo ragazzo che oggi ha saputo anche soffrire e tenere botta di fronte a un grandissimo avversario.
Zverev è stato impeccabile per quasi due set, con un dritto perfino migliore del rovescio, con un servizio a tratti ingiocabile e con una sicurezza che ha davvero messo in difficoltà il nostro campione.
Ma Sinner è rimasto lì con una serenità, un’umiltà, una freschezza, una gestione delle energie, e una forza interiore pazzesche. E mentre qui e lì andava in scena il solito psicodramma ansiogeno, eccolo pronto a impartire l’ennesima lezione sportiva, senza alcuna “ostentazione”, senza alcuna scappatoia.
La roccia altoatesina è rimasta tale e al momento giusto è tornata a far male, smontando a poco a poco le certezze di un super Sascha. Anche quando è caduto ha trovato la forza di rialzarsi in fretta come un gatto per prendersi il primo break di un incontro che a tratti è stato una brutale scazzottata. A volte è sembrato quasi che Jannik non accettasse l’idea di poter perdere il confronto da fondo senza voler “sporcare” le traiettorie o optare con costanza su quelle variazioni in cui è diventato bravissimo. A conti fatti ha avuto ragione lui, come quasi sempre succede.
Una partita difficilissima, in cui il rischio di esaltarsi o affossarsi subito è stato sempre dietro l’angolo. In termini di intensità questa finale resterà memorabile.
Ancora una volta mi alzo in piedi e mi commuovo di fronte a Sinner che, come l’anno scorso, è riuscito a trasformare la delusione e la preoccupazione del Roland Garros (per motivi diversi rispetto al 2025) in qualcosa di meraviglioso.
Grazie campione, e consentitemi un grazie anche a Zverev, perché i grandi vincitori non sarebbero tali senza cotanti avversari capaci di non sfaldarsi e di tenere duro fino alla fine.
#sinner