" Un père riche, voulant que son fils sache ce que signifie être pauvre, lui fit passer quelques journées chez une famille de paysans.
L ' enfant a passé 3 jours et 3 nuits dans les champs.
De retour en ville encore en voiture, son père lui demanda :
Et ton expérience ?
- Bien - répondit l’enfant !
As-tu appris quelque chose ?
1-Que nous avons un chien et ils en ont quatre.
2-Que nous avons une piscine avec de l'eau traitée qui arrive au fond du jardin. Ils ont un fleuve, avec de l'eau cristalline, des poissons et d'autres bonnes choses
3-Que nous avons la lumière électrique dans notre jardin mais ils ont les étoiles et la lune pour les éclairer.
4-Que notre jardin arrive jusqu'au mur. Le leur, jusqu'à l'horizon.
5-Que nous achetons notre nourriture ; ils le cultivent, le récoltent et le cuisinent.
6-Que nous écoutons des CD... Ils écoutent une symphonie continue de perroquets, de grillons et d'autres animaux...
... tout cela, parfois accompagné du chant d'un voisin qui travaille la terre.
7-Que nous utilisons le micro-ondes. Ce qu'ils cuisinent a le goût du feu lent
8-Que nous, pour nous protéger, nous vivons entourés de clôtures avec alarme... Ils vivent avec les portes ouvertes, protégées par l'amitié de leurs voisins.
9-Que nous vivons connectés au téléphone, à l'ordinateur, à la télévision. Ils sont liés à la vie, au ciel, au soleil, à l'eau, aux champs, aux animaux, à leurs ombres et à leurs familles.
Le père est très impressionné par les sentiments de son fils. Finalement, le fils conclut
Merci de m'avoir appris à quel point nous sommes pauvres !
Chaque jour, nous devenons de plus en plus pauvres parce que nous ne regardons plus la nature !!!"
@Agenzia_Ansa A #Gaza è Genocidio e continua ad esserlo attraverso l'imposizione di condizioni incompatibili con la vita.
Gaza è la tomba dell'umanità.
https://t.co/nJSQoo0TPl
Ci ha pensato, al solito, lui a scaldare il palco del Primo maggio e a rimettere i puntini sulle i.
Prima l’affondo - geniale - su Benito Mussolini:
“Mentre scappava travestito da soldato tedesco, Mussolini fu scoperto dai partigiani e fucilato: Benito Mussolini è un morto sul lavoro, ma è un morto sanguinario e traditore.”
Alla faccia di tutti quelli che delirano di pacificazione e in realtà vorrebbero la parificazione.
Poi l’attacco a Trump e a Israele, al neocolonialismo, che ha mandato a quel paese…
E ancora la riflessione, preziosa e non scontata, sul genocidio. Su tutti i genocidi, a cominciare da quello in atto a Gaza.
“Nelle Americhe il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia quello degli armeni, nei campi di concentramento quello di ebrei, rom, gay e oppositori politici.
In Palestina quello del popolo palestinese, sotto i nostri occhi in tempo reale. Contro ogni colonialismo teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle Ong e sulla Global Sumud Flotilla. Palestina libera!".
Infine quel grido per molti liberatorio: “Palestina libera".
E anche in questo modo ha rimesso al centro il valore della Resistenza, in barba a chi non riesce neanche a pronunciare la parola “partigiano” in una canzone.
Stasera Piero Pelù ha pronunciato le uniche parole vere, nette, chiare, necessarie della giornata, e ha letteralmente riscattato da solo il Concertone del Primo maggio.
- E tu ci vai a votare?
- No, grazie a Dio non mi serve niente
- Io voto Sì: spariscono stupratori, ladri e pure l’acne. Ho sentito i pareri autorevoli di Previti, Santanchè e Licio Gelli
- Ma Gelli è morto
- Ha lasciato detto di votare Sì, il suo voto vale perché non è fuorisede
Il cambio di regime di Trump sta andando alla grande!
Gli USA hanno spesso 9 miliardi di dollari per sostituire un Ayatollah Khamenei con suo figlio, Mojtaba Khamenei.
"Il nostro obiettivo finale è curare il tumore al pancreas nei pazienti. Il prima possibile. Per favore dona e aiutaci a cambiare la storia". Le parole del professor Mariano Barbacid, direttore dell'equipe di Oncologia sperimentale del Centro nazionale spagnolo per la ricerca sul cancro (Cnio), che aveva annunciato i risultati di uno studio che evidenziano nei topi la regressione del tumore al pancreas più comune, l’adenocarcinoma duttale, per 200 giorni, senza particolari effetti collaterali e con un mix di tre farmaci.
#salute
Black History Month is a time to recognize the lived, shared experience of all Black folks who have fundamentally shaped, challenged, and ultimately strengthened America. It’s about taking an unvarnished look at the past so that we can create a better future. As we mark 100 years of celebrating Black history, let’s honor the sacrifices of the leaders who came before us, and recommit ourselves to continuing their work.
Ultim’ora: sotto il governo Trump la Guardia Costiera USA cambia rotta. La svastica nazista non sarà più classificata come simbolo d’odio — una decisione controversa che ignora il legame con fascismo, lo sterminio di milioni di 6m ebrei, e dii 400.000 americani nella WWII. Trump.
“L’obiettivo di Putin non è solo intimidire: è testare i limiti dell’Alleanza, mettere alla prova l’affidabilità di Washington, mettere in dubbio l’impegno americano legato all’Art. 5 e sfruttare le divisioni interne.” Ecco il mio articolo stamane @LaStampa
Avete presente “Lezioni di mafie”?
È il programma in onda su La7 con Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. Un viaggio rigoroso e necessario dentro la storia e l’evoluzione delle mafie italiane. Un programma coraggioso di approfondimento e divulgazione.
Quello che forse non sapete è che questo programma non doveva andare su La7.
Era nato per essere trasmesso sulla Rai.
Ma la Rai l’ha rifiutato.
#parliamodimafia #antimafia
“Quando la Casa Bianca manda l’Fbi a intimidire le voci dissidenti in America, allora l’America che noi tutti pensavamo di conoscere non esiste più. Ci troviamo ormai sull’erto e sdrucciolevole pendio verso la dittatura.” Oggi @LaStampa https://t.co/Zj4pcKeQtf
Non sarebbe un successo se l'Ue accettasse dazi del 10% su tutto assieme al 17% sull'agro-alimentare e chissà quanto su automobli (25% forse) È ora che l'Europa reagisca a Trump. https://t.co/XUz2gDhMKW
Non toccare chi ha più di cinquant’anni. Sul serio.
Non sono solo un��altra generazione: sono veri sopravvissuti.
Duri come pane raffermo, rapidi come la ciabatta di una nonna arrabbiata, quella che volava con precisione chirurgica.
A cinque anni capivano l’umore della madre dal rumore del coperchio sulla pentola.
A sette, avevano già le chiavi di casa e le istruzioni:
«C’è da mangiare in frigo. Scaldalo, ma non rovesciare niente.»
A nove preparavano la pastina per i fratelli.
A dieci sapevano chiudere il rubinetto dell’acqua e scappare dal cane del vicino con un secchio in testa.
Stavano fuori tutto il giorno, senza cellulare,
con un programma preciso: sbarra, campo, bicicletta, rientro a casa quando faceva buio.
Le ginocchia, coperte di croste e cicatrici, erano una mappa vivente delle loro avventure.
E sono sopravvissuti.
Le sbucciature si curavano con la saliva o con una foglia di piantaggine.
E quando si lamentavano, la risposta era:
«Se non c’è sangue, non è niente.»
Mangiavano pane e zucchero, oppure pane e olio.
Bevevano dal tubo dell’acqua del giardino,
un sistema immunitario che oggi farebbe scuola.
e se avevano allergie, nessuno ci badava.
Sanno come togliere le macchie di erba, di sugo, di biro o di ruggine,
perché “non si usciva di casa vestiti male”, neanche per andare a giocare.
E poi… hanno visto e vissuto cose che oggi sembrano preistoria:
– la radio col manopolone,
– la TV in bianco e nero,
– il giradischi con i vinili,
– il mangianastri, le cassette,
– il walkman e i CD…
e oggi ascoltano migliaia di canzoni dallo smartphone,
ma rimpiangono il suono della cassetta che frusciava e si riavvolgeva con una penna.
Con la patente appena presa attraversavano l’Italia con la 127,
senza aria condizionata, senza hotel, senza navigatore.
Solo una cartina stradale dell’ACI e un panino avvolto nella stagnola.
Eppure arrivavano sempre a destinazione.
Senza Google Translate. Con un sorriso e due parole in dialetto.
Sono l’ultima generazione cresciuta senza internet,
senza powerbank,
senza ansia da “batteria al 2%”.
Si ricordano il telefono a disco nel corridoio,
i quaderni di ricette scritte a mano,
e i compleanni segnati sul calendario della cucina.
Loro:
– aggiustano tutto con lo scotch, una graffetta o una molletta,
– avevano un solo canale TV (poi due), e non si annoiavano,
– “sfogliavano” l’elenco telefonico, non le notifiche,
– e una chiamata persa voleva dire solo: “Ti ho pensato.”
Sono diversi.
Hanno una specie di “amianto emotivo”,
un sistema immunitario forgiato tra freddo, strada e poco zucchero,
e riflessi da ninja metropolitano.
Non stuzzicare un cinquantenne o un sessantenne.
Ha visto più cose di te, ha vissuto più in profondità.
E in tasca ha ancora una caramella alla menta
rimasta lì “per ogni evenienza”.
È sopravvissuto a un’infanzia senza seggiolino, senza casco, senza crema solare.
Alla scuola senza LIM, senza computer, con il sussidiario in cartella.
Alla giovinezza senza social, senza filtri, senza selfie.
Non cerca risposte su Google: si fida del suo istinto.
E ha più ricordi di quante foto tu abbia nel tuo cloud.
- Dal web