L’EDOTORIALE ⬇️
Nemmeno negli anni più bui della Serie B, né in quelli subito dopo la promozione, mi era mai successo di sentirmi così distante dalla Juventus.
Anche allora c’erano limiti, errori, sconfitte. Ma c’era qualcosa che ti legava comunque a quella squadra: il carattere, l’orgoglio, la sensazione che chi scendeva in campo sentisse davvero il peso di quella maglia.
Oggi, invece, da cinque anni a questa parte, faccio fatica ad affezionarmi a quasi tutti questi giocatori.
Tolti Kalulu e Yildiz, negli altri vedo poco o nulla. Non manca soltanto la qualità tecnica: manca il fuoco. Manca quella rabbia sportiva di chi non accetta il proprio destino e vuole cambiarlo con forza, sacrificio e personalità. Troppo spesso questa squadra sembra semplicemente accontentarsi di ciò che arriva.
Forse Spalletti aveva ragione: sono troppo buoni. E nel calcio, a certi livelli, essere “troppo buoni” non è una virtù.
Non si vede mai qualcuno arrabbiarsi davvero, protestare, trascinare gli altri, sacrificarsi oltre il limite. E poi il giorno dopo sono tutti di nuovo sorridenti, come se niente fosse.
Ma un tifoso come può accettare un ridimensionamento del genere, se chi va in campo non riesce nemmeno a rappresentare ciò che lui prova?
Eppure, a tratti, quella scintilla sembrava riaccendersi. In alcune partite di quest’anno si era intravista qualcosa di diverso — Juve-Galatasaray su tutte — come se per un attimo fosse tornata quella fame che ha sempre contraddistinto la Juventus.
E lo stesso vale anche fuori dal campo.
Una società calcistica può davvero essere gestita come un semplice ufficio? Si possono spegnere la passione, il senso di appartenenza e le emozioni che la storia di questo club ha acceso in milioni di persone?
Alla Juventus non è mai bastato partecipare. La Juventus è stata costruita sull’ambizione, sul carattere, sull’ossessione di tornare sempre al vertice.
Ed è proprio questo che oggi manca di più: persone che facciano sentire ai tifosi che quella maglia conta davvero. Dal proprietario all’ultimo dei giocatori. Persone capaci di trasmettere orgoglio, fame e appartenenza. Perché senza tutto questo, allora smettiamo di chiamarla Juventus.
Hey old heads on the internet, we gotta stop caring about what some 22 year old thinks about older hip hop. Getting mad about what someone born after 9/11 thinks about the music we grew up on is futile. Nas or Jada to them is like what disco was to us. Let it go lol
Ce soir, un ami Juif de ma fille a invité tout leur groupe de jeunes adultes pour le dernier Ftour (repas de rupture du jeûne) avant la fête de l’Aid. Elles et ils étaient là, ensemble, magnifiques, chrétiens, juifs et musulmans avec de larges sourires, toutes origines. Je me suis alors dit que cette jeune génération qu’on critique souvent montre un exemple superbe et que les adultes qui nous gouvernent et nous informent sont des cretins irresponsables et ignorants complètement à côté de la plaque. La France c’est cette jeunesse là, pas celle des chaînes d’info, avec ses rêves, ses passions et ses combats. À travers ce prisme, les grands de ce monde ont l’air tellement petits.
Many @Nike shareholders are not happy with how the company treats the workers who make its clothes. Now that even Nike's investors say JUST PAY UP, will the company finally do the right thing? https://t.co/okCHU2vgr1
Guru & Donald Byrd roaming around the streets.
Byrd collaborated with Guru on his Jazzmatazz series by incorporating live jazz over Guru’s effortless rapping.