Trovo simpatica la raccolta firme per fare cambiare le sentenze ai giudici, anzi secondo me ad ogni condanna dovremmo aprire il televoto e far decidere al pubblico da casa insieme alla giuria demoscopica se il condannato sia effettivamente colpevole
@PechinoExpress Kazakistan Uzbekistan Mongolia oppure Peru Bolivia Argentina oppure ancora Nepal Bhutan Myanmar o per tutta l’India dal Rajasthan al Kerala!
@Antonio_Tajani Certo, Ministro. Neanche io mi riconosco nelle posizioni di un governo il cui Ministro degli Affari Esteri afferma che "il diritto vale fino a un certo punto". La differenza è che io resto disponibile al confronto nel rispetto dell’organismo di pace e garanzia al quale appartengo
@francomauc80383 Anche io ho risposto. Inoltre, i padri costituenti venivano da un'Italia in cui l'istruzione non era per tutti, era una conquista. Oggi è diverso, e che al governo ci sia gente non solo non laureata ma visibilmente poco istruita è paradossale.
Se i giudici vogliono fare i politici che si candidino, si dice.
Però se i politici vogliono fare i giudici che si prendano una laurea e vincano un concorso, anche.
Da giorni i giornalisti del Sole 24 Ore sono in sciopero perché la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preteso l’ennesima intervista cucita su misura da una collaboratrice esterna (Maria Latella), scavalcando la redazione. Lo denunciano nel comunicato sindacale: siamo arrivati al punto in cui «gli intervistati si scelgono gli intervistatori» e le redazioni vengono umiliate.
È l’immagine plastica di un potere che non sopporta domande, solo inchini. Meloni ha costruito la sua narrazione rifiutando i confronti ostili, vantandosene perfino davanti ai leader mondiali. Intanto chi prova a raccontare ciò che disturba viene intimidito, travolto da querele temerarie o costretto a difendersi in tribunale. E se non basta, come nel caso di Sigfrido Ranucci, si passa alle minacce, alle campagne d’odio, perfino alle bombe recapitate come avvertimenti.
Nel frattempo una larga fetta di giornalismo si adegua: c’è chi fa da megafono, chi da cerimoniere, chi da cameriere. C’è un giornalismo che appare nei video istituzionali come fondale, mentre la premier si auto-intervista tra applausi preconfezionati. La propaganda chiama queste cose “dialogo con gli italiani”. È solo monologo col potere.
Mentre i cronisti che resistono vengono lasciati soli, lo Stato che dovrebbe proteggerli applaude la premier che aggira le redazioni. E così il giornalismo italiano è messo davanti a un bivio: essere vassallo o essere bersaglio.
In questo clima, chi sceglie di restare libero deve sapere che non gli verrà perdonato. Ma è l’unico modo per non smettere di essere giornalisti.
Buon lunedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
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