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Non metterti contro chi ha più di cinquant’anni: non è solo un’altra generazione, è una generazione di sopravvissuti.
Sono cresciuti con le chiavi di casa al collo, interi pomeriggi per strada e ginocchia piene di cicatrici che raccontano avventure. Hanno imparato presto ad arrangiarsi: cucinare, aggiustare, trovare soluzioni senza internet e senza tutorial.
Hanno visto nascere tutto: dal telefono a disco allo smartphone, dalle cassette riavvolte con la penna allo streaming illimitato. Hanno viaggiato con una cartina spiegata sul cofano dell’auto e sono sempre arrivati a destinazione, affidandosi più all’istinto che al GPS.
Forse non sono nativi digitali, ma sanno adattarsi a ogni cambiamento. Perché chi è cresciuto senza scorciatoie ha sviluppato qualcosa che non si scarica online: resistenza, esperienza e una sorprendente capacità di cavarsela sempre.
Lo strano caso di Ceccarini, Mazzoleni, Tagliavento, Orsato, Calvarese, Mariani e Doveri che compiono errori da ritiro del patentino in partite decisive e sempre a favore della Juventus
Non dare il rigore per il fallo di Bremer su Hojlund (che c'era: l'ha ammesso ieri la stessa AIA) equivale a considerare regolare l'investimento di un pedone sulle strisce pedonali. Non essendoci malafede, così ci dicono, e trattandosi di errori madornali e dunque inspiegabili e ingiustificabili per professionisti di quel livello, che si deve pensare?
Poichè se scrivi, ma che dico scrivi, se solo accenni alla possibile malafede degli arbitri finisci in Tribunale e non ne esci più (io con gli arbitri ci sono finito sette volte: presto ve le racconterò tutte), a proposito del mancato rigore - o del doppio mancato rigore - che ha contrassegnato, falsandola, la partita Juventus-Napoli di domenica (fallo di Bremer su Hojlund seguito da fallo di Kalulu su Vergara non ravvisati da Mariani in campo e non ravvisati nemmeno da Doveri e Di Paolo al VAR; si era alla fine del primo tempo, la Juventus era avanti di un gol e il Napoli avrebbe potuto andare sull’1-1 e giocare il secondo tempo in controllo), poichè parlare di malafede arbitrale non sta bene, dicevo, è necessario andare in cerca di altre, diverse spiegazioni che chiariscano l’arcano. E siccome proprio ieri il designatore Rocchi, vergognandosi troppo per l’enormità dell’ultima malefatta della sua benemerita associazione, ha spedito a “Open VAR” il funzionario Dino Tommasi perchè dicesse che sì, il rigore negato al Napoli era un rigore netto, evidente e grande come una casa, certificando così il clamoroso furto con scasso attuato ai danni del club campione d’Italia (o se preferite, confezionando uno dei tanti memorabili cadeaux che hanno contraddistinto la secolare storia di amicizia tra AIA e Juventus), poiché proprio l’AIA - dicevo - non ha potuto nascondere l’ennesimo scandalo consumatosi a favore della Real Casa, non potendo scrivere che la baracconata è avvenuta, vista la sua inspiegabilità, per evidente malafede, il tormento di chi come me fa il giornalista ed è tenuto a cercare di capire per spiegare è andare oggi alla ricerca di una plausibile spiegazione dell’accaduto.
Per chi non lo sapesse: nell’intervallo della partita, pochi minuti dopo il fattaccio, dopo aver pubblicato in tempo reale sia su Substack che su Twitter (o X, come preferite) il post che vedete qui sotto, mi sono chiesto quale potesse essere la causa dell’improvvisa cecità manifestata dall’arbitro in campo (Mariani) e degli arbitri al VAR (Doveri e Di Paolo). E ho pensato subito a un attacco di narcolessia, la rara malattia neurologica - evidentemente di casa all’AIA - caratterizzata da attacchi di sonno improvvisi e irresistibili: per cui da un momento all’altro stai facendo una cosa e ti ritrovi a dormire della grossa. Non potendomi spiegare perchè Mariani, ma sopratutto Doveri e Di Paolo muniti di venti telecamere e di venti replay, non avessero visto quello che a occhio nudo tutti gli spettatori allo stadio e tutti gli spettatori in tv avevano notato, cioè il gigantesco fallo da rigore di Bremer su Hojlund seguito dall’altrettanto plateale fallo di Kalulu su Vergara, non potendo pensare alla malafede arbitrale, cioè al desiderio di favorire la Juventus sfavorendo in questo caso il Napoli, non mi rimaneva che andare in cerca di una scusa clinica: per un’incredibile coincidenza, mi ero detto, Mariani, Doveri e Di Paolo soffrono tutti di narcolessia e per un'ancora più incredibile coincidenza hanno avuto tutti un attacco della rara sindrome nel medesimo istante: proprio mentre Bremer incravattava Hojlund e Kalulu sotterrava Vergara.
Doveva sicuramente trattarsi di una cosa del genere: degna quindi della massima comprensione. Se non fosse che ieri “Open VAR”, programma di DAZN, ha mandato in onda alla presenza dell’imbarazzato, tormentato funzionario AIA Dino Tommasi che definire a disagio era poco, l’audio del colloquio intercorso in quei frangenti tra Mariani e gli addetti al VAR Doveri e Di Paolo a Lissone. Ed è emerso che non solo i tre non dormivano ed erano perfettamente svegli, ma che l’arbitro Mariani abbia detto ai “varisti” di non aver seguito il contatto in area tra Bremer e Hojlund: e di controllare quindi se ci fossero state eventuali irregolarità.
Cosa che Doveri e Di Paolo hanno fatto, come dire, un po’ alla carlona, senza particolare impegno e attenzione, frettolosamente, utilizzando le peggiori inquadrature possibili (come tutti sanno a Torino è la Juventus che produce le partite e i replay ravvicinati, quando le azioni da controllare sono potenzialmente pericolose per Madama, vengono scartate in partenza dal regista che lavora per conto della Juventus): immagini che mostravano comunque in modo chiaro e inequivocabile l’enormità oltre che la gratuità - a palla lontana - della scorrettezza commessa da Bremer. E tuttavia quasi fischiettando Doveri e Di Paolo comunicano a Mariani di procedere: nulla di irregolare è successo nell’area juventina.
Come avrete capito, cadeva sul nascere l’ipotesi di un attacco di narcolessia. E ascoltando l’inquietante dialogo tornavano così ad addensarsi minacciosi nella mia testa i nuvoloni di pensieri in cui rimbombava quella parola irriferibile che come ho detto non può nemmeno essere pensata, quella che comincia con “mala” e finisce per “fede” ma che non è - non pensate male - malafede. Sappiamo tutti infatti che se Ceccarini non vede il rigore di Iuliano su Ronaldo, se Mazzoleni espelle due giocatori e l’allenatore del Napoli in finale di Supercoppa, se Tagliavento non vede il gol di Muntari dentro di mezzo metro, se Orsato non espelle Pjanic che pratica il kung fu, se Calvarese fischia un rigore per un tuffo carpiato con avvitamento di Cuadrado (e Irrati al VAR gli dice che va bene) e se Mariani non fischia il rigore a Bremer che strozza Hojlund (e Doveri gli dice che va bene), non è per malafede, guai a pensarlo, ma è per qualche altro insondabile motivo che a partire dal gol di Turone annullato nella notte dei tempi - e solo per rimanere all’era moderna - induce misteriosamente gli arbitri italiani, in particolare nelle partite che contano, quelle che decidono le stagioni e i campionati, a prendere cantonate storiche compiendo sgarri al regolamento che non si sa perchè - quando si dice il caso - vanno sempre a favore della Juventus.
È per questa ragione che oggi, a ventiquattro ore dall’ammissione pubblica, televisiva, dell’ennesimo sfondone arbitrale che ha tolto dai guai il club dallo straordinario brand tanto caro al presidente federale Gravina, scrivo questo articolo. Lo faccio per chiamare a raccolta tutti i miei abbonati e i miei lettori occasionali chiedendo loro, chiedendo a voi, un aiuto: soccorrermi nella mission impossible di trovare una spiegazione plausibile a questo misterioso e inspiegabile arcano. Perchè sarete d’accordo: un arbitro o un addetto al VAR che ritiene normale che Bremer strozzi e poi butti a terra Hojlund in area di rigore è come un vigile che ritenga regolare l’investimento di un pedone da parte di un’auto sulle strisce pedonali; o come un chirurgo che ritenga normale dimenticare pinza e bisturi nel torace del paziente operato. Ma sono del mestiere questi?, direbbe Checco Zalone. Già: ma sono del mestiere Mariani, Doveri e Di Paolo?, continuo a domandarmi io ancor più costernato di quanto già non fossi domenica pomeriggio assistendo in diretta allo scempio del regolamento compiuto dai nostri eroi.
Attendo quindi con ansia, impazienza e curiosità i vostri pareri e i vostri suggerimenti. Potendo scartare in partenza l’opzione “malafede arbitrale”, due termini che in Italia sono un ossimoro (a dispetto di quel che si potrebbe pensare andando con la memoria, ad esempio, a Calciopoli), e anche l’opzione “narcolessia”, non dovrebbe essere difficile sbrogliare la matassa e venire a capo del mistero. Trovando finalmente una risposta al mistero doloroso dei Ceccarini, dei Tagliavento, dei Mazzoleni, degli Orsato, dei Calvarese, dei Mariani e dei Doveri e dei loro sfondoni da ritiro del patentino andati sempre, regolarmente e ineluttabilmente a favore della Juventus.
Un motivo ci dev’essere: ma non si tratta, lo ribadisco affinchè non si creino antipatici equivoci, di malafede.
Come direbbe La Settimana Enigmistica: aguzzate l’ingegno.
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Edward Norton: “These are not normal times. We have extrajudicial assaults on Americans going on a daily basis now and it’s not okay. We cannot act like this is not happening. What they’re doing in Minnesota with the strike needs to expand. I think we should be talking about a national general economic strike until this is over”