Penso che Ranucci sappia che non è stato il Governo a mettergli una bomba sotto casa.
E che abbia sorriso sentendosi chiamato in causa.
Raccontare a partiti europei che esprimono Primi ministri, con cui Giorgia Meloni deve dialogare ogni settimana, o miei colleghi con cui condivido problemi sempre più difficili da gestire, così come tutti i miei colleghi, che in Italia la democrazia è a rischio e che esiste un regime autoritario che limita la libertà di espressione, è un danno gravissimo allo Stato oltre che una calunnia.
Associare poi questi insulti gratuiti e surreali all’attentato a Ranucci, quasi vivessimo in Russia, Cina o in Corea del Nord o Iran, supera ogni limite del corretto confronto istituzionale.
Non serve a nessuno e fa solo male a tutti.
Penso che sia opportuno che Elly Schlein chieda scusa ed ammetta di aver sbagliato.
In questi ultimi mesi abbiamo provato ad organizzare degli eventi nelle università italiane.
I ragazzi universitari che abbiamo contattato ci hanno detto che non si sentivano sicuri a fare eventi del genere nei loro atenei: temevano per la loro incolumità a causa dei gruppi di studenti di sinistra.
Abbiamo provato a tranquillizzarli: sarebbero venute altre persone dell'associazione, si poteva chiamare un servizio di sicurezza durante l'evento, insomma il problema si poteva gestire. Ma la risposta è stata che loro avevano paura proprio di subire ritorsioni anche dopo l'evento, ed effettivamente a questo non esiste una soluzione semplice.
Questo è il clima di intimidazione che vive chi si trova dalla parte "sbagliata" del panorama politico.
A sinistra hanno imparato a sentirsi così "giusti" sui loro temi, che arrivano a giustificare ogni forma di violenza, dalla semplice intimidazione a quella che ieri ha ucciso Charlie Kirk.
Charlie Kirk era un ragazzo che è diventato famoso dialogando con persone che la pensavano diversamente da lui.
Prima del suo evento, gli studenti dell'University of Utah avevano lanciato una petizione, raccogliendo 9000 firme per impedirgli di andare a parlare sul campus. Pensate, studenti che si organizzano per impedire a una persona di parlare in modo pacifico con chi la pensa diversamente da lui.
Dopo l'evento di ieri, penso che ci toccherà rinunciare per sempre a promuovere eventi nelle università italiane: non ci sarà verso di convincere giovani universitari a manifestare le proprie idee.
Quella che un tempo era una sensazione istintiva di paura ieri si è materializzata in un gesto criminale, accolto come una benedizione da decine di migliaia di invasati a sinistra.
Esiste un nome preciso per qualificare questo genere di cose: si chiama terrorismo.
Quando un gesto così violento viene celebrato in modo così diffuso, vuol dire che là fuori ci sono decine di migliaia, se non centinaia di migliaia, di persone pronte a giustificare la morte di chi la pensa diversamente. E questa paura astratta che frena l'iniziativa si chiama terrore.
Quando è morto George Floyd abbiamo assistito a tre mesi di guerriglia urbana che ha causato 2 miliardi di dollari in danni (secondo le sole stime dei risarcimenti delle compagnie assicurative).
La destra americana oggi avrebbe potuto dare alla sinistra un assaggio della stessa medicina.
Ma i "cattivi" di destra non lo hanno fatto: la reazione è stata quella di onorare la memoria di un giovane paladino della libertà di espressione, reso martire da quella parte di Occidente che vuole condurci al declino, ricordandone le qualità, celebrandone l'eredità.
Il tutto in mezzo a valanghe di vomitevoli ingiurie proposte da persone meschine, miserevoli e violente.
“Quando un uomo con il fucile incontra un uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto.
E chi ce l’ha il fucile? Sempre #Sinner”
Cit. Adriano #Panatta#CoppaDavis2024