Oggi mi sono ritrovata a colloquio con una mia paziente il fratello, ragazzo che ho visto ultima volta 8 anni fa durante una festa del Modena Rugby caricato da me e le mie amiche abbastanza ubriaco. Esilarante direi
“Tu pensi di avere tante ferite aperte che stai riuscendo a gestire con qualche cerotto, ma tu in questo momento hai un’emorragia in corso, ti stai dissanguando”
Credo siano le parole che più descrivono come sto in questo periodo
La psicologa che davanti ad ogni mio evento di vita degli ultimi 3 anni rimane quasi senza parole… dottoressa cara qui non si vendono sogni ma solidi traumi :)
Ma quanto mi piace sentire tutti lamentarsi per il rientro a lavoro oggi con il delirio di settembre, mentre io sono rientrata da settimane con la tranquillità più assoluta 🙆🏻♀️
Ho una suocera speciale, mi sento davvero fortunata ma allo stesso tempo mi sale la rabbia perché è un rapporto che non sono mai riuscita ad avere neanche con mia madre
“Ci sono ferite che non finiscono quando si chiude una cella.
Ho fatto progressi. Ho iniziato a lavorare fuori, a rivedere più spesso la mia famiglia, a fare piccoli passi verso una vita che per anni mi è sembrata irraggiungibile. Sono cose normali per molti, ma per me hanno un peso enorme. Dentro, però, oggi c’è uno tsunami di emozioni: rabbia, confusione, consapevolezza, speranza. Tutto insieme. Non si può separare un sentimento dall’altro quando vivi una situazione così.
Quello che desidero davvero è che emerga tutta la verità. Solo questo conta. Tra pochi mesi potrei anche tornare definitivamente a casa, quindi non sono questi ultimi mesi a fare la differenza per me. Ci sono motivazioni più profonde che mi tengono in piedi.
Forse l’emozione che prevale di più è la fiducia. La speranza che tutto venga finalmente chiarito. Andrea Sempio non l’ho mai conosciuto, non faceva parte della mia vita né della mia cerchia. Era un amico del fratello di Chiara, una persona totalmente estranea a me.
Io credo che non si debba mai avere paura della verità. Dopo dieci anni di carcere impari a sopravvivere anche dentro il dolore. È un po’ come quando ti diagnosticano un tumore: ti crolla il mondo addosso, ma in qualche modo devi trovare la forza di reagire. Io riesco a farlo perché ho la coscienza leggera. E forse è difficile da capire, ma non avere dentro il peso di ciò che è successo mi permette di affrontare tutto questo come la tragedia più grande della mia vita… senza però esserne divorato ogni giorno.”
- Alberto Stasi
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Ti accorgi di essere diventata adulta all’improvviso quando non condividi le brutte notizie ai tuoi genitori perché sai che non riuscirebbero a gestirle