Contro questo Signore una parte dell'Italia ha messo in atto una propaganda fatta da scellerati ignoranti senza precedenti, contro una realtà che non sanno come affrontare.
Un'operazione organizzata da 🇺🇸Washington e 🇮🇱Tel Aviv e coordinata con le 🇲🇦autorità marocchine per destabilizzare la 🇪🇸#Spagna, fare un regalo all'estrema destra europea, e punire il Paese che ha osato sfidare l'Impero americano e i suoi sgherri armati israeliani. #Ceuta
Il confine immaginario
C’è una nuova frontiera in Europa. Non è a Ceuta. Non è nei Balcani. Non è nemmeno nel Mediterraneo. È nella geografia immaginaria di Giorgia Meloni.
La presidente del Consiglio, davanti alla crisi di Ceuta, annuncia di valutare la sospensione di Schengen con la Spagna. Il dettaglio, fastidioso solo per gli amanti della cartografia, è che Italia e Spagna non hanno un confine terrestre. Per arrivare dalla Spagna all’Italia bisogna prendere un aereo o una nave. E su aerei e navi i controlli esistono già. E poi Ceuta confina col Marocco, con un mare che la separa dalla Spagna continentale e dall’Italia. Quindi l’effetto pratico dell’annuncio è dunque vicino allo zero. L’effetto propagandistico, invece, è enorme. Ed è l’unico che interessa.
Il problema di Giorgia Meloni, in fondo, non è Ceuta. È Vannacci. Da mesi governa con il timore di essere scavalcata sulla destra e così ogni crisi diventa l’occasione per dimostrare di essere ancora più inflessibile, ancora più dura, ancora più muscolare. Quando il principale confine da difendere diventa quello con il proprio competitore politico, si finisce per inventarsi perfino i confini geografici.
La propaganda ha una qualità straordinaria: non deve funzionare, deve sembrare severa. È la politica trasformata in trailer. Due minuti di musica epica, un nemico, una promessa e titoli di giornale assicurati.
La cosa curiosa è che l’Europa viene invocata quando deve aiutare noi e dimenticata quando ad avere un problema è un altro Paese europeo. Ceuta non è soltanto un problema spagnolo. È una frontiera esterna dell’Unione. Se crediamo davvero all’Europa, le crisi si affrontano insieme. Altrimenti non chiamiamola Unione: chiamiamola condominio, dove ciascuno apre la porta soltanto quando l’incendio è sul pianerottolo del vicino.
C’è poi un esercizio di fantasia. Immaginiamo che, durante uno dei tanti sbarchi sulle coste italiane, la Francia o l’Austria annunciassero la sospensione di Schengen per fare vedere ai rispettivi elettori quanto sono inflessibili. Apriti cielo. Si parlerebbe di egoismo, di tradimento dello spirito europeo, di Paesi che voltano le spalle all’Italia. E avrebbero ragione.
La verità è che la geografia resiste persino alla propaganda. Italia e Spagna continuano a non confinare. Ma quando la politica ha paura di essere superata dagli estremismi, finisce per imitarli. E a quel punto anche l’atlante diventa un’opinione.
Trump voleva cedere l’Ucraina a Putin e si ritrova a doverli ringraziare per gli aiuti contro l’Iran. Nonostante le mattane della Casa Bianca l’asse Cina-Russia non prevale, ma fa proseliti. Anche in casa nostra, a destra e sinistra. Questo l’inganno del falso bipolarismo.
Dopo l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Andrea Pirlo va nella direzione opposta.
Pirlo è stato un campione straordinario. Da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. E c’è un tema che non può essere liquidato come irrilevante.
Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. Non è stata una semplice partita di calcio, ma un tassello della strategia con cui Mosca cerca di dimostrare che tutto può continuare come se nulla fosse.
La Nazionale italiana rappresenta l’Italia nel mondo. E l’Italia è dalla parte dell’Ucraina, dell’Unione europea e del diritto internazionale.
Per questo la scelta di Pirlo è stata un grave errore. E la scelta della FIGC lo è ancora di più.
Non il piano B di Guardiola. Il piano Z del calcio italiano.
Dopo 46 anni l’inchiesta su Ustica può anche proseguire, ma non approdare. La realtà non alloggerà in tribunale e non sono le sentenze a scrivere la storia. Semmai sarà la storia a occuparsi delle sentenze scritte e di quelle mancate.
Caschi obbligatori, targhe, divieti, controlli. Le norme esistono già. La domanda è: vengono fatte rispettare? Il vero problema non è scrivere altre leggi, ma applicare quelle che abbiamo.
Il commento del Direttore @DavideGiac
“Se davvero la Repubblica è di tutti, come ha detto Mattarella nell’anniversario della Costituente, le opposizioni, le istituzioni e il Quirinale non dovrebbero consentire l’ennesimo strappo della destra alle regole del gioco democratico”: il mio editoriale su @repubblica
I palestinesi non possono superare una fantomatica "linea gialla" che però non è segnalata, al contrario vengono sterminati, come nel caso della famiglia Abu Shaaban, che stava tornando a casa. Undici morti, 7 di loro bambini. Definisco bambini? Tra i 5 e gli 11 anni. #Rassegnati