In complesso la storia letteraria del 1930-39 sembra giustificare l'opinione che uno scrittore fa bene a non occuparsi di politica. Perché ogni scrittore che accetti, anche solo parzialmente, la disciplina di un partito politico si trova prima o poi di fronte all'alternativa:
Non si vede impunemente nelle tenebre, non se ne raccoglie senza pericolo l'insegnamento; vi sono occhi che non potranno imparare più nulla dal sole, e anime afflitte da notti da cui non guariranno mai (Cioran, E.N.)
L’aria non si rinnova più: è passata attraverso tutti i polmoni; infestata per sempre dal tempo, puzza di creatura. Tutto mi è di peso: sfinito come una bestia da soma che sia stata caricata della Materia, trascino con me i pianeti e la follia di credermi ancora vivo (Cioran)
"Io venivo considerato uno scrittore e un poeta eccelso. Ero un artista e poeta, e così scrivevo e insegnavo senza sapere io stesso cosa [...] Oggi ricordando quel periodo della mia vita, provo un senso di pena, di vergogna e di ridicolo" (Tolstoj, La confessione, 1882)
Vorrei che qualcuno ci fotografasse adesso, perché non so cosa rimane. Vorrei che una foto fantastica di noi al parco ci portasse via. Vorrei che qualcuno la tenesse in tasca. Vorrei che tu ed io fossimo solo una fantastica foto (IS, L)
Erano gli specchi a interessarmi. Avevo una Polaroid che mi puntavo contro immortalandomi ne scattavo dieci che lasciavo cadere sul pavimento senza guardare. La mia identità era lì che si dissolveva a mio volere. Questione di spostamenti. Di punti di vista (IS, L)
"Uomini di mondo, parlano continuamente, si tengono niente per sé, solo i delitti che non possono proprio confessare... a tavola, nei salotti, parlano tutto il tempo, sono in scena, a letto anche... non sono mai semplici se non nei cessi, e un po' al momento del rantolo" (Céline)