L'asse Trump-Netanyahu, che gongolava per la crisi di Ceuta, si è tirato un vero e proprio autogol, perché ha trasformato Pedro Sánchez da sfortunato “conciliatore” nei confronti degli immigrati (con successo ha rimpatriato tutti i 60.000 migranti) a vittima di un complotto contro la sovranità europea.
Il governo incompetente e patetico della Meloni sì è coperto di ridicolo e dimostra che pure di far propaganda elettorale è disposto a destabilizzare l’Unione Europea.
Lo scempio politico e diplomatico di ieri della Meloni contro la Spagna non ha nulla a che fare con l’immigrazione o la sicurezza nazionale.
La Spagna ha rimpatriato in un giorno 48,000 migranti, mentre il governo Meloni ne ha rimpatriati 17,000 in 4 anni.
Gli attacchi vergonosi contro la Spagna mirano a distruggere l’unione europea, che è l’obiettivo strategico prediletto di Netanyahu e Trump.
Il deputato repubblicano Massie conferma che il ministero degli esteri USA ha incoraggiato l’attacco a Ceuta: diventa sempre più chiaro che la destra servile meloniana è complice e sta operando in perfetta sintonia con Israele e USA 🇺🇸.
Sanchez è un leader straordinario…Ha gestito con dignità e competenza la crisi di Ceuta.
La Spagna ha rimpatriato più persone in 24 ore che il governo Meloni in 4 anni.
Su 50mila migranti almeno 48.300 sono già rientrati in Marocco.
Ora la Spagna chiede unità e di proteggere la sovranità europea.
Mentre il governo Meloni ufficializza "la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna".
L’ennesima strumentalizzazione vile per far saltare l’Unione Europea.
#Ceuta gode di un regime speciale - non fa parte dei parametri di Schengen.
Dall’8 ottobre 2023 ad oggi, l’esercito criminale israeliano e gli “escursionisti” - i coloni nazisti - hanno ucciso 1109 civili palestinesi, dei quali 243 bambini, in Cisgiordania occupata, dove non c’è Hamas.
La destra governativa israeliana sta implementando il loro GENOCIDIO coloniale e pulizia etnica del popolo palestinese e di sostituzione etnica.
l’ex ministro della difesa israeliano, Moshe Ya'alon conferma che i coloni “provocano deliberatamente con atti violenti e terrorismo” contro i palestinesi.
I pogrom, i massacri e la dittatura militare israeliana sono parte integrante della strategia israeliana per espandere la supremazia ebraica e la sostituzione etnica in Cisgiordania occupata.
“Navi del mondo, fate partire i motori! Fate scorrere il petrolio!”, con queste parole Donald Trump ha annunciato un accordo con Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz, il corridoio d’acqua che la Repubblica islamica ha preso in ostaggio da quando Stati Uniti e Israele gli hanno dichiarato guerra.
Il presidente americano ci teneva a ottenere questo risultato il giorno del suo ottantesimo compleanno, per poi godersi l’incontro tra lottatori sul pratone davanti alla sua residenza.
Inizialmente è sembrato che il regime iraniano non volesse fargli un regalo simile. Ma alla fine, e soltanto su questo, ha ceduto.
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La Repubblica islamica è fondata sulla diplomazia degli ostaggi dalla nascita.
Nel 1979, l’anno della rivoluzione, aveva rapito 52 americani per 440 giorni,
finché gli Stati Uniti non hanno consegnato 8 miliardi di dollari.
Nel corso dei decenni, i pasdaran prenderanno in ostaggio molte persone per ottenere qualcosa in cambio. E il metodo verrà replicato dai loro alleati.
Hezbollah ha tenuto un giornalista incatenato a un termosifone per sette anni per ottenere concessioni. Hamas ha preso in ostaggio 251 persone il 7 ottobre 2023. Sono soltanto due esempi tra centinaia di esempi a disposizione.
Durante questa guerra, la Repubblica islamica ha scoperto di avere per le mani un ostaggio che vale più delle singole persone: l’economia globale.
Ha bloccato per la prima volta lo stretto di Hormuz e, ora che sa che funziona, è un regime più potente di prima.
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Ne parliamo nella puntata di Stories che esce oggi, la numero 1000.
(In foto c’è una ragazza di Teheran che passa davanti a un murales della propaganda, ritrae missili iraniani contro una nave americana che naviga lo Stretto di Hormuz con un’espressione impaurita)
Con la fotografia plastificata del figlio in mano, Carmen Navas compariva davanti ai tribunali, ai commissariati, alle galere. Per fare sempre la stessa domanda: “È qui mio figlio?”
Si era presentata sei volte anche al carcere El Rodeo, lo stesso dove è stato rinchiuso Alberto Trentini. Tutte le volte, l’avevano fatta aspettare per ore su una panca e alla fine le avevano detto: no, qui non c’è. Invece era lì.
Il 7 maggio il Ministero delle prigioni ha annunciato: “Víctor Quero Navas è deceduto da detenuto, lo abbiamo seppellito a luglio”, senza dire niente a nessuno. Dieci giorni dopo è morta anche la madre.
La svolta politica che ha reso possibile la verità sul caso era arrivata a gennaio. Dopo l’operazione degli Stati Uniti che ha catturato Nicolás Maduro, il governo venezuelano ha approvato una legge di amnistia per liberare centinaia di oppositori.
Nelle carceri del Venezuela ci sono ancora quasi 500 detenuti politici: i loro familiari non possono perdere questa occasione.
Ieri, dopo l’annuncio della morte di Carmen Navas, gli studenti dell’Università Centrale del Venezuela sono scesi in strada. Hanno provato a bloccare la tangenziale di Caracas. Si sono scontrati con i poliziotti. Tra loro sfilavano altre mamme che alzavano altre fotografie plastificate di figli scomparsi
Se viaggi in macchina per le strade di Beirut, ti accorgi subito quando entri nel territorio di Hezbollah. Una signora in chador ha la faccia di Hassan Nasrallah appiccicata sulla cover dello smartphone. Un gruppo di ragazzi nei vicoli, quando vede la telecamera, alza un manifesto col ritratto di Nabih Berri, il presidente del Parlamento alleato di Hezbollah. L’entusiasmo però dura poco.
Si guarda su Spotify e YouTube, @Chora_Media
"Valparaíso, qué disparate eres,
qué loco, puerto loco
Qué cabeza con cerros, desgreñada,
¡no acabas de peinarte nunca!
Nunca tuviste tiempo de vestirte,
siempre te sorprendió la vida"
#valparaiso#valpo#neruda#chile
https://t.co/utj9jBWFci
Le immagini che ci arrivano dal Sudan sono relativamente poche. E quelle che raccontano meglio la gravità degli eventi sono troppo dure per poterle mostrare in tv o mettere in pagina sui giornali. Un esempio: la foto di una mamma e del suo bambino impiccati allo stesso albero.
150 mila morti in Sudan non li riusciamo a contemplare. La più grande crisi umanitaria del mondo, la più grande crisi di sfollati e di affamati del mondo, finché è descritta soltanto a parole non buca la nostra attenzione.
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La guerra in Sudan è cominciata il 15 aprile del 2023 perché il generale a capo di una milizia paramilitare - le Forze di supporto rapido (Rsf) - ha sfidato il capo dell’esercito regolare con l’ambizione di prendersi tutto il Paese.
I miliziani delle Rsf usano la guerra come un pretesto per uccidere e stuprare nelle aree etnicamente africane, in un Paese che oggi è a maggioranza araba.
Alcune vittime degli stupri etnici, che sono riuscite a scappare in Ciad, hanno raccontato che, durante le violenze, lo slogan degli stupratori era: “I vostri figli saranno arabi”. Oppure: “Quest’anno tutte le ragazze di qui saranno incinte dei figli dei Janjaweed”.
Janjaweed significa “I demoni a cavallo”. È il vecchio nome delle Forze di supporto rapido, che poi lo hanno cambiato per darsi un tono più serio ma senza rivedere di conseguenza i loro metodi.
Vent’anni fa i Janjaweed furono responsabili di una campagna di uccisioni di massa di persone nere che fece 300 mila morti e che non fu considerata un genocidio. Ora ce n’è un’altra, che va avanti da due anni.
Due giorni fa le Rsf sono entrare nella città di al Fasher, dove si erano riversati centinaia di migliaia di persone etnicamente africane in fuga, perché era l’unica grande città della zona dove i miliziani non fossero ancora arrivati.
Nelle immagini satellitari ad alta risoluzione si vedono grosse chiazze di sangue nella sabbia che indicano i punti delle città dove, nelle ultime 48 ore, sono avvenute le uccisioni. Ma le immagini più esplicite sono altre: le esecuzioni postate sui social network dagli stessi miliziani.
Si ascolta qui:
〰️As we welcome the ceasefire deal, let’s ensure:
▶️it's respected (last time Israel didn't)
▶️Israeli, Palestinian hostages are freed
▶️aid flows in w/o barriers
▶️Israel's illegal occupation & apartheid in Palestine are dismantled
▶️genocide perpetrators are held accountable.
Il governo Netanyahu diventa un governo di minoranza nelle ore in cui l'aviazione israeliana bombarda Damasco e le Forze armate dello stato ebraico dicono che è soltanto l'inizio di una campagna siriana che durerà un po'
Un esempio di uno che non distingue la descrizione dei fatti dal tifo. L’obiettivo di Israele non è soltanto il programma atomico, è l’ala militare che protegge il regime tout court – lo si capisce da cosa bombarda, non è una mia valutazione o un mio auspicio. Israele non ha ordigni abbastanza potenti per sfondare la base di Fordo costruita dentro una montagna, dove la Repubblica islamica custodisce le centrifughe che arricchiscono l’uranio quasi al livello utile per la Bomba. Contro Fordo non bastano le bombe israeliane, ci vogliono quelle americane da 14 tonnellate, che gli americani non hanno mai voluto vendere a Israele – è un’analisi tecnica, non un mio auspicio.