🇮🇹🇪🇺🎗️nato a Napoli, vive nel profondo nord. Avvocato penalista, modellista, fotografo, marito e padre..... dimenticavo: ho iniziato ad andare in bici 😂
«Abbiamo ucciso l’ayatollah, sostituendolo con uno più giovane e radicale. Non abbiamo fatto nulla per i manifestanti in Iran. Abbiamo rimosso le sanzioni. Abbiamo ottenuto un cessate il fuoco che avevamo già prima della guerra. Abbiamo aperto Hormuz, che era già aperto prima. Abbiamo speso chissà quanti miliardi di dollari in bombe e missili. Molte vite americane e civili sono state perse. Abbiamo dato all'Iran il controllo completo dello Stretto di Hormuz e buttato dentro un minimo di 300 miliardi di dollari. In questo momento Melania Trump si sta chiedendo: come posso ottenere un accordo del genere?» (Jimmy Kimmel)
C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un movimento nato per difendere le minoranze comincia a decidere quali minoranze siano moralmente ammesse e quali no.
Una democrazia liberale non può chiedere a nessuno un “esame politico” sulla propria identità per poter manifestare in piazza. Si possono criticare il governo Netanyahu e le scelte di Israele, come qualsiasi altro governo. Si può descrivere l’orrore di Gaza con parole diverse e avere visioni diverse sulle responsabilità politiche e militari del conflitto.
Ma escludere una realtà ebraica LGBTQ+ dal Roma Pride perché non conforme a una linea politica significa oltrepassare un limite pericoloso.
La purezza ideologica è sempre stata una pessima organizzatrice di libertà collettive.
Solidarietà a Keshet Italia e Keshet Europa, non accettati prima nel coordinamento politico del Pride e successivamente esclusi dal corteo del prossimo 20 giugno. Quando agli ebrei viene chiesto di dimostrare di essere “politicamente accettabili” per poter partecipare a uno spazio pubblico, il problema ha un nome preciso: antisemitismo. E va contrastato sempre, senza ambiguità e senza doppi standard.
@DavidKeshet@EUAntisemitism
Luca e Paolo cantano “Siamo filorussi”.
Una presa in giro di quelli che, davanti a invasioni, deportazioni e massacri, hanno scelto di trasformarsi in propagandisti del Cremlino.
“Lukashenko ha detto che era ora che i presidenti di Ucraina e Bielorussia si incontrassero... ed è arrivata Sviatlana Tsikhanouskaya”.
Ho preso spunto da questo interessante episodio, perché l’invito ufficiale a Kiev per la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, considerata dalla comunità internazionale la legittima vincitrice delle elezioni del 2020, non è solo un assist alla Bielorussia democratica. È un capolavoro di "trolling" geopolitico. Una mossa di judo comunicativo che trasforma la minaccia del regime di Minsk, che proprio in questi mesi si presta a esercitazioni nucleari congiunte con Mosca, in una barzelletta da social network.
Dietro la risata c’è infatti una strategia precisa, che per la prima volta nella storia della Russia di Putin sta mettendo a nudo i limiti strutturali della macchina d'informazione di Mosca.
Per decenni, la Russia ha dominato lo spazio post-sovietico (e non solo) attraverso una dottrina di guerra d'informazione basata sulla saturazione, sul cinismo e sul terrore psicologico. La propaganda del Cremlino è rigida, verticale, solenne. Si nutre dei lunghi e cupi monologhi storici di Vladimir Putin, delle minacce nucleari apocalittiche di Dmitry Medvedev e dei talk-show televisivi urlati da megafoni di regime. È una comunicazione che esige rispetto o, in alternativa, paura.
L'Ucraina ha capito che rispondere a questa narrazione con lo stesso tono accorato e burocratico sarebbe stato un suicidio comunicativo. Kiev ha così introdotto nel conflitto il linguaggio del XXI secolo: la decentralizzazione, l'ironia "memetica" e l'immediatezza.
Quando Lukashenko si è offerto come mediatore, l'Ucraina non ha risposto con un freddo comunicato del Ministero degli Esteri. Ha usato il paradosso. Invitare Tsikhanouskaya significa dire al mondo, in modo chiaro e comprensibile a chiunque, che Lukashenko è un usurpatore senza legittimità. Il potere autoritario sa come gestire la rabbia o la sottomissione, ma si ritrova del tutto disarmato di fronte a chi decide di prenderlo in giro.
L'episodio Tsikhanouskaya è solo l'ultimo capitolo di una strategia che ha radicalmente ribaltato i rapporti di forza comunicativi. Dai selfie in strada di Zelensky fatti nelle prime ore di invasione per smentire le notizie sulla sua fuga, fino alla documentazione meticolosa dell’impatto sui civili della guerra di terrore russa o ai successi delle azioni di guerra, ottenuti attraverso l’impiego di nuove tecnologie, ad evidenziare le differenze tra una macchina bellica offensiva russa costruita sulla retorica di grandi missili e bombardamenti a tappeto sulle città, e quella difensiva, agile, basata su invenzioni domestiche, capaci di bucare le difese della presunta superpotenza.
La stessa nascita della NAFO (North Atlantic Fella Organization), un esercito decentralizzato di utenti web che, a colpi di ironia e immagini di cani Shiba, neutralizza quotidianamente i bot e i troll russi sui social è in questo senso un fenomeno emblematico.
Questa agilità comunicativa serve a un duplice scopo. All'interno, mantiene alto il morale di una popolazione sotto le bombe, trasformando la resilienza in orgoglio. All'esterno, garantisce il supporto di parti delle opinioni pubbliche occidentali altrimenti esposte alla disinformazione di Mosca, traducendo una complessa e tragica guerra di logoramento in una narrazione universale di Davide contro Golia, dove Davide ha il volto di trenta-quarantenni spigliati e determinati, mentre il gigante non è solo cattivo, ma ha anche tutta la goffaggine di una spietata ed autoreferenziale gerontocrazia.
C’è quindi, di conseguenza, anche un problema di velocità. La macchina della propaganda russa è una burocrazia pesante: per reagire a un imprevisto ha bisogno di direttive che scendano dall'alto. La comunicazione ucraina, invece, agisce in tempo reale, con l'elasticità di una start-up.
A qualcuno questa guerra nella guerra potrà sembrare un dettaglio, ma in realtà non lo è. Perché soprattutto su questo terreno si gioca il sostegno del quale l’Ucraina ancora gode a livello internazionale. E dall’esito di questa battaglia dipende almeno in parte la possibilità di trasformare la vittoria di Kyiv in un trionfo del mondo libero. Vale a dire l’opportunità di bloccare ogni possibile via di fuga al regime morente di Vladimir Putin, cui non sarà possibile spacciare per pareggio una sconfitta che appare sempre più catastrofica e quindi sfuggire al destino che attende (quasi) tutti i più sanguinari dittatori della storia.
I ferocissimi paesi baltici sono armati fino ai denti e, a quanto pare, sognano di invadere la Russia da un momento all’altro.
Monaco invece prepara l’assalto a Parigi: orde di monegaschi su Lamborghini e Rolls-Royce, coperti di Chanel e Loro Piana, avanzeranno sugli Champs-Élysées.
Il Vaticano, naturalmente, si sta militarizzando per occupare Roma. Conquistare tutta l’Italia però sarà complicato: San Marino ha già mobilitato le sue temibili forze armate e lucidato le balestre per difendere la penisola che considera già sua.
Il Liechtenstein, invece, è già pronto alla guerra ma non ha ancora deciso dove invadere: Svizzera o Austria. Dilemmi geopolitici del XXI secolo. Il Lussemburgo ha iniziato le sue ambizioni imperiali dalla conquista del Belgio, ma tutti sanno che il vero obiettivo è Berlino. Tanto la Francia sarà già impegnata a respingere l’attacco combinato di baltici e monegaschi.
E infine, ovviamente, Andorra — armata fino ai denti — lancerà l’offensiva finale contro la Spagna. Pare che i duty free ai Pirenei siano solo una copertura per il complesso militare-industriale andorrano.
Più o meno così appare il nuovo “mondo multipolare” se si dà ascolto a certi “esperti” italiani. Manca solo l’annuncio che il Lussemburgo costruirà una flotta oceanica e che il principato di Monaco svilupperà armi nucleari nascoste nei casinò di Monte Carlo.
In questa realtà parallela, i Paesi baltici — che da decenni vivono accanto a una Russia infinitamente più grande e militarmente più potente — non sarebbero preoccupati per la propria sicurezza, ma starebbero segretamente progettando la conquista di Mosca.
Dovrebbero concludere con l’analisi geopolitica definitiva: “L’Estonia vuole arrivare fino a Vladivostok entro Natale”.
The russian human safari in Ukraine continues.
A russian drone struck a truck in the Kharkiv region today, killing civilians.
russians are murderers. Nothing else.
Sono talmente stupidi che mentre la parte più presentabile (quella che di fogna ha solo l'odore) nega e chiede un'inchiesta sull'ignobile attacco al convoglio umanitario ONU "per accertare le responsabilità" l'altra parte pubblica fiera nelle Z-latrine la rivendicazione del gesto
While the UN tries to avoid to point at the obvious culprit of the strike against their convoy in Kherson, Ukraine, Russians released FPV footage of that particular strike, making absolutely clear this wasn’t some kind of accident, but a deliberate terrorist strike, which civilians in Kherson have to endure on a daily base.
La pubblicazione, sulla piattaforma Mediaset Infinity e su eventuali altri siti, piattaforme o organi di informazione che abbiano riprodotto o diffuso i medesimi contenuti, dell’audio e della trascrizione di conversazioni intercorse tra Alberto Stasi e il suo difensore, il Prof. Angelo Giarda, pone una questione di straordinaria gravità sotto il profilo del rispetto delle garanzie costituzionali e della tutela del rapporto difensivo.
Nel nostro ordinamento le comunicazioni tra imputato e difensore sono assistite da una protezione rafforzata, posta a presidio del diritto di difesa e della libertà del cittadino di conferire con il proprio avvocato in condizioni di piena riservatezza. L’articolo 103 del codice di procedura penale vieta l’intercettazione delle comunicazioni difensive e sancisce l’inutilizzabilità dei relativi risultati nei casi previsti dalla legge. Tali conversazioni, oltre a non poter essere utilizzate processualmente, non possono essere oggetto di pubblicazione neppure dopo la conclusione del procedimento, ove non risultino utilizzate nel processo o riprodotte in provvedimenti giudiziari.
Se il cittadino non può avere la certezza che le proprie conversazioni con il difensore restino sottratte alla diffusione pubblica, viene inevitabilmente compromessa la pienezza stessa del diritto di difesa garantito dalla Costituzione.
Il problema non è il carattere accusatorio o difensivo del contenuto diffuso, ma il fatto stesso della pubblicazione di un colloquio tra imputato e difensore, che non può essere trasformato in materiale mediatico in assenza della volontà dell’interessato.
Appaiono pertanto necessarie la rimozione di tali contenuti da Mediaset Infinity e da ogni altra piattaforma o mezzo di comunicazione che li abbia diffusi, con la cessazione di ogni ulteriore pubblicazione, nonché l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e dell’autorità giudiziaria competente in relazione alla violazione delle disposizioni che disciplinano la pubblicazione di atti e contenuti relativi a procedimenti penali.
Roma, 14 maggio 2026
La Giunta
The world's democracies are being targeted one by one. That has to stop.
China has imposed trade boycotts on Australia, Lithuania, South Korea and Canada. Each time, the target stood alone. Each time, it worked.
The answer is not self-sufficiency. It is collective action.
Today I launch After the Rupture: An alliance of middle-power democracies led by a D-7: seven democracies representing 30% of the global economy, acting together on trade, technology, critical minerals and defence.
Not a new institution. A coalition of the willing, and the able.
Full paper → https://t.co/puAxqaYUYQ
Eyal Waldman è un imprenditore israeliano, da sempre sostenitore della pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi.
Ha donato risorse per ospedali a Gaza, ha creato posti di lavoro per i palestinesi in Cisgiordania. Sua figlia è stata uccisa il 7 ottobre mentre ballava al Nova Festival.
Ieri è andato a stringere la mano ai dimostranti pro-pal di fronte alla Biennale a Venezia.
Ecco come l’hanno accolto.
Nella questione mediorientale - come in tutte le altre - vanno isolati i violenti e gli estremisti e occorre mettere insieme gli uomini e le donne di buona volontà.
🇮🇹🇺🇦
As requested, this thread will go over the military aid Italy has provided to Ukraine since 2022. I will update the thread if anything new is found in the future. Hopefully this will help inform people, especially those who claim Italy has done nothing.
@BastardChiton una risposta D'Annunziana, non potrebbero accusarli di aver violato la tregua giustificando gli ingiustificabili attacchi al centro di Kyiv e farebbero fare una figura barbina al nonno