Le tre priorità - esposte ieri al Corriere della Sera - su cui Elly Schlein baserà la coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni sono tre cose che non servono a risolvere i problemi italiani (e provo a spiegare bene perché).
E la coalizione di centrodestra (scossa da litigi e inerzie) si appresta probabilmente ad affidarsi ad una “quarta gamba” di estrema destra anti-atlantica, sovranista e populista.
Chi può, faccia qualcosa.
Il prossimo governo avrà una missione cruciale: far tornare la crescita in Italia per evitare una nuova crisi del debito, dopo che ben 200 miliardi di Pnrr non ci sono riusciti.
Il mio editoriale di oggi su L’Altra Voce -Il Quotidiano Nazionale.
Tra le competenze non-eliminabili del settore pubblico c’è quello di garantire che le persone possano spostarsi facilmente in città e tra le città, al costo minore possibile e alla qualità maggiore possibile.
Quanti di voi pensano che oggi il settore pubblico gestisca questo compito talmente bene da potersi dedicare a fare il socio delle banche, l’imprenditore della telecomunicazione, ecc?
Ma anche quando la politica si occupa di #mobilità e trasporti, la proposta è semplice triplice: più soldi, più soldi, più soldi.
Se vi va di dare un’occhiata alle proposte che invece abbiamo fatto, le trovate in queste 8 card. #trasporti #infrastrutture #respiralibertà @GGravela77
Gli emendamenti del @Partito_Libdem al DL Bollette (tutti bocciati) miravano - tra le molte altre cose - a dire una cosa molto semplice.
Oggi nella bolletta si pagano un sacco di cose che non c’entrano con la quantità di luce e gas che consumiamo: soprattutto, un sacco di sussidi alle rinnovabili, che non hanno più bisogno di essere sussidiati ma che fanno arricchire così tanto chi sulle rinnovabili ha costruito operazioni finanziarie.
Quindi la priorità è usare i proventi delle aste ETS per ridurre questi oneri impropri e abbassare i costi per imprese e famiglie.
Con Trump la comunità internazionale ha sempre commesso un grosso errore: ha ascoltato e commentato troppo le sue parole, e ha trascurato di guardare i fatti.
Grave errore quando si ha a che fare con una persona così instabile che, tra l’altro, le parole le usa solo per muovere i mercati finanziari, a beneficio Dio solo sa di chi.
In ogni caso, su questi temi meno Pollyanna e più pragmatismo.
E una volta tanto, facciamo gli utilitaristi anche noi, e pensiamo al nostro interesse nazionale ed europeo.
Quando vi siete stancati di parlare di chi fa il leader di quello, chi il capogruppo di questo, di Delmastro, Santanche ecc, la nostra Reponsabile Economia Aurora Pezzuto ci spiega che cos’è la riforma del “28esimo regime” che sta avanzando in Europa.
E perché è una delle cose più utili di cui possiamo discutere al momento.
Una società più libera, più semplice.
Quando vi siete stancati di parlare di chi fa il leader di quello, chi il capogruppo di questo, di Delmastro, Santanche ecc, la nostra Reponsabile Economia Aurora Pezzuto ci spiega che cos’è la riforma del “28esimo regime” che sta avanzando in Europa.
E perché è una delle cose più utili di cui possiamo discutere al momento.
Una società più libera, più semplice.
@Pauroral
Linus Torvalds created Linux at 21 without Claude or any other AI.
- He didn't have a co-founder.
- No VC funding. No office.
- No team.
- Just a personal project
he posted to a mailing list:
"I'm doing a free OS."
33 years later,
it runs 97% of the world's servers, all smartphones, and the International Space Station.
The most important software in history started as someone's side project.
Absolute legend.
C’è chi fa politica per sopravvivere.
E chi la fa per cambiare le cose.
Noi scegliamo la seconda.
Niente tatticismi, niente ambiguità:
le battaglie si fanno quando sono giuste, non quando convengono.
La giustizia non si difende con gli slogan, ma con riforme vere.
E chi ha avuto il coraggio di dire Sì oggi ha il dovere di andare fino in fondo.
È il momento di costruire, non di galleggiare.
È il momento di tirare ‘la nostra rete’.
#RespiraLibertà
Nel silenzio generale - e nell’accordo di tanti - la mano dello Stato (direttamente o indirettamente) sta riprendendo il controllo di numerosi settori dell’economia.
Tanti saranno contenti, a destra come a sinistra.
Noi invece continuiamo a pensare che lo Stato, prima di immischiarsi in settori dove non c’entra nulla, dovrebbe svolgere alla perfezione i compiti che solo il settore pubblico può fare: dalla giustizia alla sicurezza, dal finanziamento dei servizi pubblici essenziali alla tutela della concorrenza, da un sistema fiscale efficiente al disegno di istituzioni che funzionino.
IL NUCLEARE NON È UN’OPZIONE, È UNA NECESSITÀ INDUSTRIALE E SOCIALE
Oggi l’Italia si trova davanti a un bivio: continuare a subire il ricatto dei mercati esteri e l'instabilità delle forniture, o scegliere una strada di autonomia reale e sostenibile.
Le rinnovabili sono un pilastro fondamentale, ma senza una base stabile e costante di energia nucleare il sistema rimane fragile.
Perché ora?
* Libertà Strategica: Smettiamo di dipendere dai regimi che usano l'energia come arma politica.
* Stabilità Economica: Proteggiamo imprese e famiglie dagli aumenti improvvisi in bolletta.
* Scienza contro Pregiudizio: Superiamo l'ipocrisia di chi dice "sì" alla transizione a parole, ma blocca ogni impianto sul territorio.
Il costo più alto che stiamo pagando è quello dell’attesa. Cominciamo adesso.
Passiamo dal "valuteremo" ai fatti.
Stiamo presentando emendamenti concreti al DDL Nucleare per dare all'Italia una visione energetica seria, moderna e finalmente coraggiosa.
👉 Scopri la nostra ricetta per il futuro e lascia un commento. Sei pronto a scegliere il pragmatismo? Noi sì! #nucleare #rinnovabili
@GGravela77
5 CONSIDERAZIONI
1) Quando il popolo parla, la politica obbedisce. Complimenti al fronte del NO per la vittoria netta.
Il @Partito_Libdem si è schierato senza dubbio a favore del Sì, lo rivendica e ancora pensa - differentemente dalla maggioranza degli italiani - che era una riforma giusta.
Noi non siamo abituati a non dire come abbiamo votato, persino a urne chiuse.
2) Dopo tre tentativi in 20 anni (Berlusconi 2006, Renzi 2016 e Meloni 2026) pare ormai chiaro che l’unico modo per cambiare la Costituzione per le cose “pesanti” è farlo in Parlamento con il consenso di tutte le forze politiche o quantomeno la stragrande maggioranza di esse.
Perché ogni volta che si portano queste domande al popolo, accadono due cose:
a) le contrapposizioni politiche che si registrano in Parlamento si riflettono inevitabilmente nel voto popolare, indipendentemente dal merito della riforma o persino dal fatto che in passato la stessa riforma era patrimonio della propria parte politica.
b) una parte importante dell’elettorato - di qualsiasi orientamento politico - è sensibile quando qualcuno gli racconta che toccare la Costituzione, fosse anche solo per una virgola, equivale a mettere in discussione le libertà democratiche e far arrivare i carri armati.
3) Una parte importante dello schieramento politico - il centrosinistra - non sembra essere disposto in nessun caso a toccare la Costituzione, considerata più come una reliquia che come un testo scritto 80 anni fa e di cui gli stessi Padri Costituenti, in alcuni casi, chiedevano modifiche a breve.
Ne’ per la giustizia, ne’ per i rapporti tra livelli di governo, ne’ per il bicameralismo, ne’ per l’architettura istituzionale.
Ne deriva che, ragionevolmente, non vi è più alcuna speranza di toccare la Costituzione, in nessun aspetto rilevante, nei prossimi anni o forse persino oltre.
E se c’è qualcuno che pensa che questa sia una buona notizia per la vita quotidiana degli italiani, beh, noi no.
E sicuramente con noi non avrà nulla a che fare.
4) Sul piano politico, io da sempre sono convinto di una cosa di cui praticamente non è convinto quasi nessuno: non esiste NESSUN canale di trasmissione tra due elezioni differenti.
Le amministrative di Pisa non influiscono sulle regionali in Piemonte, le regionali in Sicilia non influiscono sulle elezioni europee.
Così come un referendum sulla giustizia non influisce sulle elezioni politiche che si svolgono più di un anno dopo.
Gli italiani sono abituati (molto più della classe politica) a capire che schede elettorali diverse servono a cose diverse, soprattutto in momenti temporali diversi e in un paese non caratterizzato da una grande memoria collettiva.
E lo diciamo noi che non abbiamo alcun interesse a difendere né l’attuale centrosinistra ne’ l’attuale centrodestra.
5) per noi del Partito Liberaldemocratico non cambia nulla: nei mesi che ci separano dalle elezioni continueremo a lavorare per costruire un’offerta politica - più grande della nostra - di stampo liberale e in grado di indirizzare il governo del Paese verso alcuni temi “””””scomodi”””””” ma che in realtà sono cruciali per evitare il declino.
Venerdì trascorrerò una giornata intera a Cuneo e in provincia.
Incontri con i dirigenti e militanti del @Partito_Libdem e con associazioni vicine, visita ad aziende e realtà produttive, iniziative sul referendum giustizia e alle 18 parliamo un po’ di politica…. Perché in Italia, oggi, abbiamo avuto bisogno di fondare un anno fa un nuovo partito.
Per chi è in zona, ci vediamo lì!
Oggi in Aula il centrosinistra ha portato una proposta di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario che non solo è più indietro rispetto a Renzi 2014.
Non solo è più indietro rispetto a Veltroni 2008.
Ma è più indietro rispetto a D’Alema 1995.
Allora gli ho detto, a loro e al centrodestra, tutto quello che pensavo. In due minuti.
La pressione fiscale in Italia continua a salire: 43,1% nel 2025, il livello più alto degli ultimi anni.
La politica discute di nuove spese, bonus e riduzioni dell’orario di lavoro come se le risorse fossero infinite. Non lo sono.
Noi diciamo una cosa semplice: meno tasse e meno spesa pubblica (che è l’unico modo per avere davvero meno tasse)
Costruire una forza di dissuasione nucleare europea indipendente dagli USA e’ un passo fondamentale verso l’indipendenza politica dell’Unione. Spiace che l’Italia non stia partecipando al gruppo di lavoro con Germania, Francia e Polonia. E’ un grave errore.
IERI ALLA CAMERA NON POTEVO CREDERE A CIÒ CHE SENTIVO.
Dopo il “ti pago per non lavorare” (il reddito di cittadinanza a matrice grillina), ieri il centrosinistra ha introdotto nella discussione parlamentare un altro grande classico della demagogia:
“ti pago la stessa cifra ma per lavorare di meno”.
E cioè la mitica “riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”, cavallo di battaglia di Rifondazione Comunista 30 anni fa, e sempre contrastato dalla sinistra di governo, fin dai DS di D’Alema negli Anni 90.
Il loro ragionamento è: visto che siamo in tempi di forte innovazione tecnologica, deve accadere quello che è sempre accaduto in occasioni simili: la maggiore produttività deve tradursi in minore lavoro ma con salari uguali o più alti.
Il ragionamento non fa una piega.
Se, ovviamente, l’aumento di produttività si fosse effettivamente realizzato.
Purtroppo non solo non è così.
Ma è molto peggio di così.
Ieri in aula ho citato i dati Istat, da tutti verificabili qui (https://t.co/0MROVmHLaT): negli ultimi 30 anni la produttività del lavoro italiana è cresciuta ad una media annua dello 0,3%, contro l’1,5% della media europea.
Cinque volte in meno, e comunque ad una velocità non distinguibile dallo zero.
È allora evidente anche ad un bambino che se in un paese in cui la produttività del lavoro non cresce riduci l’orario di lavoro a parità di salario stai solo creando decrescita e disoccupazione.
“Avremmo più tempo libero”, dicevano ieri i colleghi del Campo Largo.
Si, ma senza sapere cosa farci, visto che non avremmo neanche più soldi.
Il @Partito_Libdem propone invece un grande Patto sulla Produttività tra le forze politiche, sindacali e imprenditrici.
Ecco alcuni punti:
1) riforma del sistema di contrattazione collettiva - che è vecchio di 33 anni - dando molto più spazio alla contrattazione decentrata.
2) detassazione completa e strutturale dei premi di produttività e degli aumenti retributivi decisi dalla contrattazione decentrata.
3) spostare l’incentivo attualmente previsto (ma non attivo) per chi riporta l’azienda in Italia ( = dimezzamento tasse per 6 anni) alle microimprese che si fondono.
4) togliere - come fece il Jobs Act - tutte le barriere esplicite o implicite alla crescita dimensionale delle piccole imprese.
5) massiccia detassazione del ceto medio (l’unico tartassato dalle tasse) finanziata riducendo di 3 punti in 5 anni il rapporto tra spesa pubblica e Pil.