«Si dice che il dolore passi con il tempo, ma è il contrario: è il tempo che va avanti, mentre il dolore resta sempre lì». Per Roberto Vecchioni niente riuscirà a rimuovere la sofferenza che prova per la perdita del figlio Arrigo, morto nel 2023 dopo aver vissuto per diciassette anni contro una malattia mentale.
Per provare a trasformare quel dolore in aiuto per gli altri, con la moglie Daria Colombo il cantautore ed ex insegnante ha costituito, in ricordo del figlio, la Fondazione Vecchioni. L’obiettivo è quello di combattere lo stigma nei confronti della malattia mentale attraverso la cultura: «Se ci si ammala di diabete non si prova vergogna e così dovrebbe essere anche per le patologie psichiatriche. Purtroppo, credetemi, anche di vergogna si muore», ha affermato Colombo, presidente della Fondazione. [...]
Professore, la Fondazione nasce anche per far sentire meno sole le famiglie di chi affronta un disagio mentale: com’è possibile accompagnarle?
«Non si possono dare delle risposte, ma fornire costruzioni di alternative. Anche se sono marginali e superficiali: il nucleo rimane sempre il dolore che si prova. Nei fatti lo possiamo coprire ogni tanto, ma non se ne andrà mai. A volte è eccessivo, ti perfora. Specie quando sei solo, magari la sera quando vuoi dormire. Ma in altri momenti una piccola possibilità di coprirlo c’è».
Lei in che modo lo fa?
«Ti occupi di altre cose, ami moltissimo, ami tutti quelli che hai intorno: i tuoi figli e i tuoi nipoti. E, perché no, ti lasci andare anche alla cultura, alla lettura, al cinema. Alle cose che, alla fine, fanno l’umanità. Questo ti dà sempre forza».
L'intervista di Nina Fresia è su La Stampa
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quello che purtroppo dico sempre. ci sono amiche che ho smesso di sentire e onestamente non mi viene neanche più spontaneo raccontare le mie cose. A quasi 30 anni è assurdo pensare di sentirsi o vedersi tutti i giorni ma un minimo di rapporto va mantenuto se no che amicizia è
A me la domanda che sorge è: se non ci vediamo e non ci sentiamo perché ti pesa il culo a rispondermi al telefono come faccio a sapere che posso contare su di te mi sembra una follia questo pippozzo colpa mia chiaramente mani avanti
a me dispiace sbattervi in faccia la realtà ma se non ci vediamo, sentiamo o scriviamo regolarmente, non sarete le persone contattate nel momento del bisogno. i rapporti si coltivano, se non avete piacere a frequentare i vostri amici è okay, ma non vi illudete di essere stretti