Queste foto ritraggono una partita del 15 marzo scorso: Cremona-Brescia.
Brescia vince con una tripla allo scadere. Il palasport è gremito per un derby lombardo molto sentito, con una grande presenza di tifosi bresciani.
Tutto questo accadeva appena 3 mesi fa.
3 mesi dopo Cremona e Brescia non esistono più: al posto loro, l'anno prossimo, in Serie A ci saranno due nuove squadre di Roma.
Nel 1998 usciva al cinema un film capolavoro con protagonista Jim Carrey: "The Truman Show". Il film narra la storia di un uomo ignaro che la sua intera esistenza sia in realtà un reality show televisivo planetario.
Guardando oggi le foto di quella partita sembra di rivedere un remake del film, con l'unica differenza che non c'è un solo ignaro protagonista, ma migliaia di persone dentro e fuori quel palasport.
Mentre per la Vanoli il futuro incerto era nell'aria da tempo, per i bresciani la questione è stata molto più irreale.
Due settimane fa la società ha comunicato l'acquisto di un giocatore: due settimane dopo la società ha venduto il diritto sportivo di Serie A.
La compravendita di diritti sportivi, per chi segue poco il basket italiano, è sempre stata permessa dal regolamento e parecchio diffusa: più della metà delle squadre di Serie A di oggi, negli ultimi 20 anni, hanno comprato il diritto sportivo di un altro club a seguito di fallimenti e/o problemi economici.
È una pratica bella? Secondo noi no. È una pratica che andrebbe regolamentata meglio? Secondo noi sì.
Ma è lecita.
E soprattutto, sottolineiamo, che quando c'è qualcuno che compra è perchè c'è sempre qualcuno che vuole vendere.
Delle due nuove squadre di Roma create in queste ore a suon di promesse di investimenti milionari, ad oggi, oltre ai nomi pescati dal libro degli stereotipi romani ("Roma SPQR" e "Maxima Roma") sappiamo poco. Auguriamo loro una vita duratura, e la capacità (per nulla semplice) di crearsi una base di tifosi in una città dove una squadra storica esiste già.
Ciò che però ci preme di più, come abbiamo sempre fatto da 14 anni a questa parte, è il popolo del basket. In particolar modo, oggi, quello bresciano. Quello che ha sempre dimostrato grandissima passione e grande correttezza. Un popolo che questa mattina non ha più una squadra per cui tifare.
Uno degli aspetti più tristi di queste vicende di puro business, è che nessuno spenda mai una parola per i tifosi. I tifosi che sono, e per sempre resteranno, la benzina che tiene acceso il motore di qualunque sport. Fa comodo definirli "il primo sponsor della squadra", fa comodo quando applaudono, fa comodo quando si abbonano, fa comodo quando comprano il biglietto e spendono soldi per il merchandising. Salvo poi dimenticarsi di loro quando smettono di fare comodo.
Vale la pena ricordare che se da domani nessuno seguisse più il basket, in fila a comprare i diritti sportivi delle squadre ci sarebbero lo stesso numero di persone del cognome di quello che canta "I migliori anni della nostra vita".
Abbracciamo singolarmente ogni tifoso bresciano.
Nella speranza che il basket italiano in generale possa crescere, migliorare, aumentare il numero di appassionati, e soprattutto riacquisire un po' di credibilità.
@parallelecinico Grazie per il vostro lavoro, è molto apprezzato. Personalmente evito di commentare perché, è brutto da dire, ricevere insulti per idee espresse non fa mai piacere. E così finisce che facciamo sempre il gioco di quelli che insultano, la loro voce non si autocensura 😞 peccato
"Il basket per me è un gioco. Lo era quando giocavo. Lo è adesso che alleno. Oggi, addirittura, ci portano in giro con l'aereo, andiamo in bellissimi hotel, siamo serviti e riveriti. Ci sono le condizioni perfette per avere la mente sgombra e pensare solo a divertirci, giocando a questo bellissimo gioco. Il basket per me è questo, e per sempre lo sarà"
Meo Sacchetti ha ufficialmente dato l’addio al basket.
Per aver portato Sassari laddove sembrava impossibile per una squadra isolana: a vincere tutto, e a fare il grande slam.
Per aver portato Cremona a vincere la Coppa Italia e ad un soffio dalla finale Scudetto.
Per aver iniziato ad allenare nelle Minors, vincendo ad Asti e poi a Castelletto Ticino la C2, la C1, poi la B2 e la B1.
Per aver portato Capo d’Orlando al sesto posto in Serie A, miglior risultato di sempre per la piccola realtà siciliana.
Per tutto ciò che di straordinario hai fatto da giocatore, a Torino, ad Asti, a Varese, al Gira e soprattutto con la maglia Azzurra, regalandoci un argento alle Olimpiadi e un oro agli Europei.
Per la tua sottile ironia, per le tue imprecazioni sotto i baffi, per le tue maglie con 34 litri di sudore a metà primo quarto, per aver mandato a quel paese Pesic che non ti ha stretto la mano davanti ad una folla di serbi inferocita.
Per l’educazione, per i messaggi positivi che hai sempre dato ai giovani, per aver evitato di fare polemica anche quando ne avresti avuto tutto il diritto.
E in particolar modo per aver fatto quello che nessun altro è stato in grado di fare negli ultimi 22 anni: portarci alle Olimpiadi. Quella serata a Belgrado, quella finale vinta contro ogni pronostico, quel tuo lasciarti finalmente andare agli istinti primordiali, gioendo, gridando, saltando, ballando, bevendo, inveendo, facendoci sentire fieri di essere italiani e appassionati di basket.
Per tutto questo, grazie Meo.
Le ultime notizie dal basket italiano. Riportiamo due messaggi ricevuti nelle ultime 24 ore:
- "Ciao ragazzi, mi chiamo Daniele Okereke e sono un giocatore di B2 che milita nel Barcellona Pozzo di Gotto. Nell'ultima partita giocata a Reggio Calabria, gara 3 di playoff, durante la diretta del match, si vede e si sente chiaramente una persona in prima fila vicino al telecronista urlare più volte "Scimmia! Maledetta scimmia!!" al mio indirizzo. È allucinante che nel 2026 ci siano ancora persone che discriminano e offendono per il colore della pelle."
- "Ciao ragazzi, siamo le giocatrici del Garda Basket, una squadra femminile della provincia di Verona che milita in Serie C, la penultima categoria del basket femminile. Siamo talmente 'minors' che, come accade in tanti altri impianti in Italia, per questioni di sicurezza e burocratiche, nella nostra palestra non può entrare pubblico. Durante l'ultimo match contro una squadra della provincia di Bolzano, il piccolo gruppo di 'tifosi' ospiti al seguito (sette), dopo averci insultate nella partita di andata (con tanto di scuse di una persona dell'altra squadra), e dopo la loro vittoria strameritata in casa nostra, hanno vandalizzato una nostra auto con dei fumogeni, hanno sporcato completamente il piazzale scolastico, e ci hanno gentilmente donato un pacchetto di sigarette pieno di monete con un foglio con su scritto "Fondi per ristrutturazioni", con tanto di due belle svastiche. Tutto questo, lo ribadiamo, ad un livello di basket amatoriale. Insulti e svastiche... Da parte nostra siamo sicure che ancora una volta tutto passerà come 'cose che succedono'..."
Esprimiamo solidarietà alle ragazze di Garda e mandiamo un grande abbraccio a Daniele Okereke e suo fratello, particolarmente colpiti per l'accaduto. Da Nord a Sud l'imbecillità di alcuni, e l'odio razziale di altri, è un virus praticamente impossibile da estirpare. Un virus che si ciba di minimizzazioni, di derubricazioni a semplici goliardate, di pessimi esempi dal mondo politico. Che per una partita di basket si possa arrivare a vomitare il peggior odio razziale verso una persona, e a disegnare delle svastiche, è qualcosa contro cui noi non ci arrenderemo mai.
Il Valencia ha appena battuto il Panathinaikos in Gara 5 vincendo una delle serie più belle degli ultimi anni 3-2. Lo ha fatto ribaltando il 2-0 iniziale (entrambe le sconfitte in casa) e andando poi a vincere gara 3 e 4 ad Atene per poi chiuderla, dominando, stasera. Ha soprattutto eliminato una squadra con un budget faraonico, e per la prima volta nella storia si è qualificata alle Final Four. Le semifinali saranno Olympiacos-Fenerbahce e Real Madrid-Valencia.
È la vittoria della squadra che da anni gioca la miglior pallacanestro d’Europa, architettata da quel genio che siede in panchina, coach Pedro Martinez.
È la vittoria di una squadra costruita su molte scommesse a questo livello, con giocatori non di nome, come Badio e Montero, che hanno disputato una stagione incredibile. E con un budget inferiore ad almeno 10/11 squadre.
È soprattuto la vittoria di un club, di una struttura, e di una visione di sport lungimirante come pochi altri.
Da questa stagione il Valencia gioca nel nuovo palasport di proprietà, la Roig Arena, da 16.000 posti. Un impianto ultra moderno, con 35 bar, 6 ristoranti, diverse aree giochi per bambini, negozi, palestre, in un’area completamente riqualificata con un immenso parco, un progetto costato 400 milioni di euro.
Di fronte c’è il “vecchio” palasport, sempre di proprietà, da 9000 posti dove gioca spesso la squadra femminile e tutto il settore giovanile. Ogni domenica, la squadra maschile e quella femminile (la più titolata di Spagna) portando al palasport una media di 18.000 spettatori in totale, con punte di 21.000 in Eurolega.
Sempre nella stessa area c’è l’Alqueria, la struttura di proprietà dedicata solo al settore giovanile, la più grande e più bella al mondo: 13 campi da gioco (9 al chiuso e 4 all’aperto) usati da 54 squadre giovanili (maschili e femminili, anche di minibasket), 6 aree per lo smart working riservate ai genitori che abitano lontano, 52 spogliatoi, 2 ambulatori medici, 1 museo, una parete con tutti i nomi dei ragazzi che hanno esordito in prima squadra.
Nessuna qualificazione alle Final Four di Eurolega è mai stata così meritata come questa.
Dall'anno scorso, a Memphis, centinaia di famiglie indigenti, hanno ricevuto aiuti economici, cibo, e scuola gratuita per i figli, grazie ad una fondazione: la "Brandon Clarke Foundation".
La fondazione porta il nome di un giocatore NBA, uno che da sette stagioni gioca con la maglia dei Memphis Grizzlies, uno che nonostante goda di una vita agiata, ha sempre avuto, sin da piccolo, il desiderio di aiutare gli altri.
Brandon partecipa spesso agli incontri con le famiglie, è stato a cena a casa di alcune famiglie, ha portato di persona ad alcuni bambini dei regali il giorno di Natale, ha organizzato incontri per sensibilizzare i giovanissimi e le famiglie soprattutto sulla scuola: "Ogni volta che parlo con i bambini, cerco di far entrare nella loro mente che la scuola è importante, gli insegnanti sono importanti e i voti contano. Non sarei arrivato dove sono arrivato senza concentrarmi sulla lettura, sulla scrittura e sull’educazione".
Brandon Clarke è stato ritrovato ieri senza vita nel suo appartamento. Pare si sia tolto la vita con un mix di sostanze. Si parla di depressione. Aveva 29 anni.
Tutto ciò che abbiamo scritto nelle prime righe di questo post, nelle ultime ore, è stato infangato da un'ondata di giudizi, accuse, cattiverie, che spesso leggiamo quando accadono tragedie come questa. Soprattutto sui media generalisti si possono leggere giudizi sul fatto che un ricco non possa e non debba soffrire di alcun problema. Troviamo un'invasione di emoticons con la siringa associate alla parola "vaccino". Da più parti c'è una rincorsa alla minimizzazione della faccenda perchè tanto "è morto solo un tossico". E tante altre sciocchezze.
Brandon Clarke, prima di essere un giocatore NBA, era una persona. Una persona che dal marzo del 2023, quando ha subito la rottura del tendine d'Achille, e ha faticato moltissimo a tornare in campo e si è accorto di non essere più il giocatore pre-infortunio, si è vista cadere il mondo addosso ed è tornata a sprofondare in quell'abisso che probabilmente era dietro l'angolo da tempo.
Brandon Clarke aveva dei problemi, e soffriva di una brutta, subdola, schifosa e pericolosa malattia.
Kevin Love, famosissimo giocatore NBA, ma anche Juan Fernandez ex giocatore di Venezia, Trieste e Brescia che abbiamo intervistato l'anno scorso, hanno detto che la cosa più difficile in questi casi è trovare il coraggio di chiedere aiuto. E soprattutto che i supereroi non esistono: ci sono solo persone che di fronte ai problemi e alla malattie che colpiscono la mente, non vanno giudicate ma aiutate.
Ci ha lasciato un giocatore di basket.
Ci ha lasciato un ragazzo di soli 29 anni.
Ci ha lasciato una persona buona.
Ciao Brandon.
“Volevo che questo momento non arrivasse mai. Ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali, ma ho capito che non sarò più il giocatore che ero prima e voglio che mi ricordiate tutti per quello che ero. Mi mancherai un sacco palla a spicchi.”
Con queste parole Achille Polonara ha appena annunciato il suo ritiro.
Per quello che sei stato ad Ancona, quando da bimbo volavi per il campo.
Per come sei esploso a Teramo, facendoci pensare che uno con quelle caratteristiche non l’avevamo mai visto.
Per le schiacciate incredibili che hai fatto a Varese.
Per il livello che hai espresso sul parquet a Reggio Emilia.
Per la maturità cestistica, e umana, che hai raggiunto a Sassari.
Per aver vinto il campionato più importante in Europa, con la maglia del Baskonia.
Per il ruolo che hai saputo ritagliarti tra Fenerbahce, Efes e Zalgiris.
Per l’uomo che sei diventato alla Virtus.
Per le emozioni che ci hai regalato in Nazionale, perché quel dominio e quelle triple a Belgrado che ci hanno consentito di volare alle Olimpiadi non ce lo scorderemo mai.
Per tutto ciò che hai fatto dopo. Per il pubblico del basket ma in generale per tutti. Affrontando la malattia con dignità, assenza di pietismo, con speranza e sorriso. Per averci fatto emozionare, piangere, sorridere, anche nei momenti più bui e drammatici.
Grazie di cuore Achi.
Questa ragazza in lacrime, qualche giorno fa ha sollevato al cielo il 33esimo trofeo della sua carriera.
Non è un errore: nella sua bacheca ci sono 33 trofei, per la precisione 9 Scudetti, 12 Coppe Italia, 12 Supercoppe, 2 Campionati turchi e 1 coppa di Turchia.
Nella storia del basket, femminile e maschile, quasi nessuno ha vinto come Giorgia Sottana.
Piange perchè questo in foto è l'ultimo momento della sua carriera.
Noi eravamo lì con lei.
Ha ripercorso con noi tutta la sua carriera, commuovendosi più volte parlando di Schio, della Nazionale, dell'amore che prova per sua figlia Ellis e per sua moglie Kim Mestdagh, del peso dei giudizi delle persone, ma soprattutto di cos'abbia rappresentato per lei il basket. Siamo stati con lei a casa sua, ad allenamento, durante l'ultimo match tra Schio e Reyer Venezia, negli spogliato ed in mezzo alla festa Scudetto.
Ecco il video: https://t.co/pqpaptZ15N
È per noi un grande orgoglio aver avuto la possibilità di raccontare l'atto finale di una leggenda del genere.
Grazie Giorgia.
| @legabasketfem | @Gio_Skirt | @familaschio |
Si è appena conclusa una clamorosa finale scudetto femminile.
Ha vinto Schio.
Ha dato spettacolo anche Venezia.
È l'ennesima grande pagina di basket femminile italiano che nell'ultimo anno ha portato la Nazionale a vincere un incredibile bronzo agli europei, la Reyer ad un passo dalla semifinale di Eurolega, e Schio a vincere il suo quattordicesimo Scudetto.
Al centro di questa foto c'è il personaggio più importante ed illustre della pallacanestro italiana di oggi, intesa sia al maschile che al femminile.
Giorgia Sottana questa sera ha vinto lo Scudetto numero 9 della sua carriera, tagliando il traguardo dei 30 trofei vinti in carriera.
Ha vinto da sola più trofei lei di 27 squadre su 29 tra Serie A femminile e maschile.
Questa sera si è conclusa la sua carriera.
Ha pianto consegnando il pallone della partita a suo padre, il motivo per cui ha iniziato a giocare a basket quando aveva 4 anni.
Noi siamo qui perchè abbiamo deciso di realizzare un documentario su questa incredibile campionessa, che vedrete tra pochi giorni sul nostro canale YouTube.
Nel frattempo, se amate il basket, o se amate semplicemente lo sport in generale, e vi piacciono le storie di quegli atleti che hanno avuto il merito di scrivere pagine di storia, di impreziosire il proprio sport, di elevarlo, e di essere da ispirazioni per tanti giovani, fate una cosa: alzatevi in piedi ad applaudire una leggenda di nome Giorgia.
Andrea Bargnani in merito alle dichiarazioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina:
"Le parole del presidente FIGC - Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gravina, dopo l'eliminazione di ieri mi hanno colpito ("Gli altri sport sono sport dilettantistici") E non riesco a non dirlo.
Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch'io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un "tritacarne".
La figura apicale del nostro sport nazionale ha giustificato le difficoltà nel calcio anche dicendo che "il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici", ma la massima espressione di questo "professionismo" ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l'esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l'esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?
Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno. Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei. Quindi, su questo tema, guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l'atletica leggera non cambia il livello di professionismo. Anzi, per esperienza diretta, conoscendo tutti i colleghi dei vari sport, chi fa atletica leggera o sci nella maggior parte dei casi si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte), e questo è un fatto.
A livello normativo e legislativo ci sono distinzioni nette tra professionismo e dilettantismo, certo, ma sono anche figlie di strategie e/o politiche...ed è tutto un altro discorso. Per inciso: la nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe "professionistica" secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un """coraggio""" che non ho.
Il problema non è il risultato di ieri sera. Il problema in alcuni casi è chi guida i nostri sport, e con quale spessore/know-how."
(in foto una sintesi, per chi non ha voglia di leggerlo, del suo post)
“Vi sembra bello godere per la sconfitta dell’Italia nel calcio?”
“Voi siete altrettanto vergognosi denigrando il calcio”
“Sì ma la nazionale di basket maschile fa schifo da anni perché non lo scrivete???”
…Ci siamo dimenticati di aggiungere nel post un avviso importante per i bambini italiani: studiate, leggete, aprite la mente, acculturatevi, altrimenti diventerete come tanti adulti di oggi che non sono neanche in grado di comprendere un semplice testo di trenta righe.
Cari bambini italiani,
un sacco di persone, anche importanti, moltissimi giornali, politici, televisioni, e giornalisti, si stanno preoccupando per voi in questi giorni.
Sono tutti terrorizzati dal fatto che ancora una volta non potrete vedere l'Italia ai mondiali di calcio.
Lo so, sembra assurdo anche a voi, ma l'opinione pubblica, la politica, e i vertici delle istituzioni, non sono preoccupati per la scuola, l'università, lo studio, ma per le vostre estati senza gli azzurri del pallone.
Cari bambini italiani, ci teniamo a rassicurarvi.
Il calcio, che è uno sport bellissimo e il più seguito qui da noi, non è l'unica disciplina sportiva esistente.
Non vi sono evidenze scientifiche che attestino che crescerete deviati, o con problemi psicologici, se vi emozionerete nel guardare anche gli atleti italiani che vincono nel tennis, nello sci, nell'atletica, nella pallavolo, nel nuoto, nell'automobilismo, nel motociclismo, nel pattinaggio di velocità, nello short track, nel curling, nella ginnastica, nella scherma, nel ciclismo (soprattuto su pista!), nel canottaggio, nel biathlon, e in tantissimi altri.
Anche nel basket eh, perchè se è vero che in quello maschile non vinciamo nulla da quando la vostra mamma e il vostro papà si dovevano ancora conoscere (ma vi giuriamo, è comunque bellissimo e vale la pena seguirlo), in quello femminile abbiamo una nazionale favolosa!
E questi sport non sono tutti dilettantistici come ha detto ieri quel signore a capo della Federazione del pallone: alcuni di questi, per legge, sono professionistici proprio come il giuoco del pallone, ed altri, se praticati a livello internazionale, sono inquadrati come super professionistici. Per intenderci, Sinner mica paga la quota per giocare come voi eh! E Kimi Antonelli non prende mica il rimborso spese per guidare ai 350 orari.
Ah, e riguardo sempre a quello che ha detto il numero 1 della Federazione Calcio, Arianna Fontana non è mica una sciatrice. Anche se quando gareggia fa freddo ed è tutto bianco (ed è questo che avrà fatto confondere il presidente), sappiate che in quelle condizioni si possono praticare anche altri sport come ad esempio lo short track. E sappiate che Arianna Fontana è l'atleta italiana più medaglietta nella storia dello sport!
Vi state chiedendo come sia possibile che un dirigente così importante si permetta di screditare gli altri sport senza nemmeno sapere quale che sport pratichi l'atleta che ci ha fatto vincere più medaglie di chiunque altro? Eh, bella domanda.
In conclusione, cari bambini, non dovete temere nulla per due motivi principali:
1) potete alleviare le delusioni calcistiche con tante altre belle cose che accadono in altri sport
2) tra qualche giorno, quando non servirete più ad alimentare il vero sport nel quale primeggiamo nel mondo, ovvero la retorica, nessuno si preoccuperà più per voi
"La felicità è un mezzo per fare cose che normalmente non si potrebbero fare."
Il 99% di voi non conosce questo ragazzo. Si chiama Andrea Macrì, gioca nell'Under 19 della Reyer Venezia e l'anno scorso ha vinto la medaglia di bronzo agli Europei Under 18 con l'Italia. In molti ci avete scritto riguardo alle sue parole alla termine del video che abbiamo pubblicato ieri (questo https://t.co/jYijilUIyT).
La frase "La felicità è un mezzo per fare cose che normalmente non si potrebbero fare", all'apparenza, sembra una frase semplice. Quasi scontata.
Ma è proprio la semplicità a renderla così unica e potente.
Il video che abbiamo girato, dedicato ai giovani che sognano di arrivare in Serie A, la famosa "Next Gen", ossia la "prossima generazione", secondo noi mette in risalto un aspetto: i tanto criticati giovani, quelli che spesso vengono sottovalutati, sottostimati, quelli che "non hanno voglia di fare", "non hanno voglia di impegnarsi", quelli "immaturi", e tante altre etichette spesso affibbiate da noi adulti, in realtà, molto spesso, sono l'esatto opposto.
Andrea, che ha solo 19 anni, che sogna di giocare in Serie A, ma che è conscio che potrebbe non accadere ed è per questo che ha già deciso quale facoltà, quale master e quale dottorato di ricerca farà, è secondo noi la sintesi di tutto questo: i giovani di oggi sono anche quelli che si emozionano, e quasi si commuovono, nel parlare del fatto che la felicità (nel suo caso grazie al basket) è una cosa fondamentale, perchè è grazie alla felicità se possono fare cose che normalmente non potrebbero fare.
Siamo felici di aver potuto girare questo video.
Siamo felici di aver dato voce ai giovani.
Abbiamo seguito tre giocatori della Virtus, di Milano e di Venezia prima, durante e dopo le partite, siamo stati nelle loro stanze, sul loro pullman, negli spogliatoi. Ci siamo fatti raccontare la loro vita, i loro obiettivi, e i loro sogni.
La "Next Gen" della @LegaBasketA non è soltanto il torneo nel quale giocano i migliori giovani d'Italia, è anche il palcoscenico del futuro del basket italiano: vedrete il coach della Virtus in lacrime dopo la vittoria finale, quanto i giocatori dell'Olimpia siano rapiti dal loro allenatore, e i discorsi da brividi del coach della Reyer prima e dopo la partita.
Buona visione.
Video completo: https://t.co/jYijilUIyT
| @REYER1872 | @OlimpiaMI1936 | @VirtusBo |
Ha segnato 21 punti in una partita di Serie A a 14 anni: unica nella storia del basket (femminile e maschile) italiano.
Ha segnato 36 punti in una partita di Serie A a 15 anni: unica nella storia del basket (femminile e maschile) italiano.
È stata top scorer italiana della Serie A femminile a 16 anni.
È stata la quarta italiana di sempre scelta al draft della WNBA.
Matilde Villa è un fenomeno del basket italiano che per��, 8 mesi fa, ha subito un grave infortunio che le ha fatto saltare gli Europei: quelli dove le ragazze del basket hanno vinto un incredibile bronzo.
In questi giorni Matilde è tornata in campo con la Reyer e noi abbiamo girato un video molto speciale: l'abbiamo intervistata, e siamo stati con lei prima, durante e dopo la partita.
Ecco il video: https://t.co/7RUYLQuxxZ
Piccolo spoiler: in questo video troverete uno dei personaggi più genuini, simpatici, autentici, e belli, dello sport italiano.
| @legabasketfem | @REYER1872 | @Italbasket | #lbflive
Achille Polonara: «Quando ho sentito la parola 'leucemia' ho pensato: basta, ora mi butto dalla finestra dell’ospedale e la faccio finita. Per fortuna c’era mia moglie Erika lì che mi ha detto di provare a resistere per la famiglia e per i bambini. Poi però ho pensato: non è giusto che i miei figli crescano senza un padre, o che pensino che papà non ci abbia almeno provato...
Ci tengo anche a dire una cosa riguardo al fatto che molti mi chiamino eroe: per molte persone sembra che io abbia fatto chissà cosa, ma se tu mi chiedi che cosa ho fatto, in realtà sono semplicemente andato in coma e mi sono risvegliato. Non ci vedo nulla di eroico».
Questi sono due passaggi di una intervista che Achille Polonara ha rilasciato al Corriere. Alcuni passaggi sono un pugno nello stomaco. Altri sono di una genuinità straordinaria.
In questi giorni lo abbiamo visto da vicino a Torino in occasione della coppa Italia. Ha stretto migliaia di mani. Ha fatto centinaia di foto. È l'idolo di ogni bambino al quale risponde sempre con un sorriso. Ha ripreso anche una palla in mano per fare un tiro. Uno dei suoi soliti tiri con quella mano sinistra fatata.
In questa foto, secondo noi, c'è il sorriso più bello di tutti: è il sorriso di chi sta ricominciando pian piano a sentirsi meglio, felice di poter restituire quello che di straordinario gli ha dato il mondo basket anche in quei terribili momenti.
(📸 @LegaBasketA@ilpupazzo33)
Sassari-Napoli, un'ora fa.
Lo speaker della Dinamo, come di consueto, presenta i giocatori delle due squadre.
Dodici "Olè!" scandiscono la presentazione dei 12 giocatori di casa.
Ma oggi c'è anche un tredicesimo...
"Col numero 33, Achille Polonara!"
Il boato attraversa il Tirreno e fa tremare anche il continente.
Sorriso a 36 denti.
Due mani, che sembrano due badili, sollevate per salutare tutto il pubblico.
Peso forma che sta pian piano tornando alla normalità.
Taglio di capelli comodo per non perdere tempo per il fon.
Ritorno alla normalità sempre più spedito.
Oggi, per pochi minuti, Achille Polonara ha riassaporato l'emozione della presentazione ufficiale.
A prescindere dal futuro, è stato un momento stupendo.
(📸 @LegaBasketA)