Se entrano in casa tua armati per rubare giusto che spari, dicono, gli stessi che negano il diritto alla resistenza armata dei palestinesi derubati di tutto.
@peachflavor3d I'm pretty sure this was made by Kenji Ando, who did similar other diorama works for other games as well.
He also was a regular contributor to magazines like SMH and DDD and frequent collaborator of Mamoru Oshii.
@Richmond_Lee Kutsuzawa made some great enemy designs as well. And Kito Eisaku made some model work along with Takeya. Truly a dream team of creatives. Saturn era SEGA was so good.
Gaza. Completely flattened. The lives of thousands of innocent civilians destroyed. And for those who say “but Hamas”, there is absolutely no justification for destruction on this scale. None whatsoever.
Il voto ci dimostra che la “Sinistra per il Sì/per Israele” letteralmente non conta nulla. Non li vota nessuno. È una psyop dell’establishment. Se fossero tutti espulsi, per ogni voto perso il PD ne guadagnerebbe 100, compreso il mio e quello di tanti giovani che hanno votato NO.
Forniamo le nostre basi, dice Meloni, ma solo per questioni logistiche. Maddai, pensavo per il barbecue, o per giocare a baseball. Invece no, per questioni logistiche, cioè atterrare, fare il pieno, ripartire e ammazzare decine di bambini in una scuola. Capito? E' solo logistica
🇮🇹 Il DDL approvato dal Senato italiano oggi non contrasta l'antisemitismo: contrasta solo le critiche alle politiche israeliane. Per assicurarsi che gli Italiani tacciano mentre Israele completa la pulizia etnica della Palestina. Onestamente, una vergogna.
Sette Paesi, un solo uomo
Diciamolo subito, senza giri. Maduro era un dittatore. Khamenei era un dittatore. Il regime iraniano ha represso, torturato, ucciso migliaia di persone. Nessuno qui versa lacrime.
Il problema è un altro. Il problema è il principio.
Se il presidente degli Stati Uniti può decidere da solo di attaccare qualsiasi Paese sovrano, catturare un capo di Stato con un raid, assassinare una Guida Suprema con trentuno bombe anti-bunker, ordinare bombardamenti su 24 province e la sera stessa andare a una cena di raccolta fondi, allora non esiste più un ordine internazionale. Esiste la volontà del più forte. Nient’altro.
Sette Paesi in pochi mesi. Nigeria, Siria, Venezuela, Iran, Iraq, Somalia, Yemen. Non è contrasto al terrorismo. Non è legittima difesa. È l’affermazione di un potere senza limiti, senza autorizzazione, senza contrappesi. Un solo uomo, da una sola scrivania, decide chi governa, chi cade, chi muore. Oggi è toccato a Teheran e Caracas. Domani può toccare a chiunque. Non perché i bersagli siano innocenti. Perché il precedente è stato creato. Il meccanismo è in moto. Una volta che accetti che la forza militare sostituisce la politica, la diplomazia, il diritto, non c’è più modo di fermarla.
Chi sosteneva che sarebbe stata un’operazione chirurgica, controllabile, limitata, guardi cosa è successo in meno di ventiquattro ore. Khamenei ucciso nel suo ufficio. Centootto persone morte in una scuola elementare femminile a Minab. Le Guardie Rivoluzionarie che lanciano missili su 27 basi americane in cinque Paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico navale. Esplosioni a Riyadh, Abu Dhabi, Manama. Spazi aerei chiusi da Israele al Kuwait. Paesi che non avevano chiesto nulla si ritrovano sotto il fuoco. La teoria della forza chirurgica si è smentita da sola nel giro di poche ore.
L’Iran non era un attore isolato. Aveva alleanze, milizie, capacità di ritorsione dal Libano allo Yemen. Colpire Teheran significava accendere ogni miccia della regione. Lo sapevano tutti. Lo hanno fatto lo stesso. Le infrastrutture energetiche globali sono esposte. I mercati si muoveranno. L’economia mondiale ne pagherà il prezzo. Non fra mesi. Adesso.
C’è poi la normalizzazione, che è forse la cosa più inquietante di tutte. Un presidente che bombarda mezzo Medio Oriente e la sera si presenta a un gala repubblicano. Un Segretario alla Difesa che celebra «l’operazione più letale della storia» come fosse un record sportivo. La guerra non viene più dichiarata. Viene gestita come ordinaria amministrazione, inserita tra un comizio e una foto di rito. Il confine tra guerra e pace non si è assottigliato. È scomparso.
Perché il vero problema non è l’Iran. Non è il Venezuela. Il vero problema è un uomo che si è convinto di stare sopra a tutto. Sopra al diritto internazionale, sopra al Congresso, sopra alle Nazioni Unite, sopra a qualsiasi vincolo che la civiltà ha costruito in ottant’anni per evitare che il mondo tornasse a essere una giungla. Trump non viola le regole. Le ignora. Le considera irrilevanti. Relitti di un’epoca in cui l’America aveva bisogno di alleati, di consenso, di legittimazione. Quell’epoca per lui è finita. Resta solo il potere, nudo, e la certezza messianica di poterlo esercitare senza rendere conto a nessuno.
Ha chiesto al popolo iraniano di «prendere il controllo del governo» mentre le bombe cadevano ancora. Ha festeggiato la morte di Khamenei su un social network con la stessa enfasi con cui commenta un indice di borsa. Ha trasformato un atto di guerra in un contenuto da piattaforma digitale. Non c’è solennità, non c’è peso, non c’è la consapevolezza minima che stai mandando a morire delle persone. C’è un uomo che si sente onnipotente e si comporta di conseguenza.
Qui sta la responsabilità dell’Europa. Il Segretario Generale dell’ONU ha condannato. L’Unione Europea ha chiesto moderazione. Parole. Comunicati. Niente. Il silenzio operativo è complicità. Accettare nei fatti ciò che si condanna nelle dichiarazioni significa ratificare un mondo in cui le regole valgono solo per chi non ha abbastanza bombe per ignorarle. Significa dire ai nostri figli che il diritto esiste finché conviene al più forte. Significa rinunciare a tutto quello su cui abbiamo costruito l’idea stessa di Europa.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso. I missili volano su cinque capitali. Una scuola elementare di Minab non esiste più. E l’uomo che ha deciso tutto questo stasera è a cena.
"Se la piazza è a Teheran, va benissimo.
È “sete di libertà”.
Anche se qualcuno resta sull’asfalto.
Fa curriculum morale.
Se la piazza è a Torino, no.
Lì diventa subito minaccia alla democrazia, terrorismo, ordine pubblico violato"
https://t.co/EAbU9F2WB7
Formigoni, per gli amici Triplete (corruzione, diffamazione e danno erariale) voterà sì al referendum e niente, stanno cercando di dirvelo in tutti i modi: non siete elettorato, ma un esperimento sociale.
Oggi è il giorno della memoria. Ricordiamo Hind Rajab, di anni cinque, assassinata a Gaza il 29 gennaio 2024.
Giustizia verrà.
Hind Rajab, 3 maggio 2018 - 29 gennaio 2024
🚨BREAKING 🇮🇹| In Italy, the general strike has shut down train lines, ports, highways, schools & shops. With a genocide ongoing, there can be NO business as usual.
🙏 Stay peaceful, everyone. Do not react to any provocation. Freedom for all allows no mistakes.
David Graeber saw this clearly... capitalism is not realism, it is utopian coercion. It survives by projecting an impossible human type, then fining us for failing to be it. Like every empire before, it mistakes temporary compliance for permanence. Collapse is already written in.