Crosetto ha dichiarato di aver offerto a Fedorov, recentemente rimosso dall'incarico di ministro della Difesa ucraino, un ruolo di consigliere in Italia, lodandolo per aver rivoluzionato le regole del campo di battaglia con l'uso dei droni. Fedorov si è detto "commosso" e ha considerato l'offerta "una dimostrazione di stima e amicizia", ma non ha ancora accettato
This is the guy they hate. This is the guy they are writing the worst things possible about. Just because he is the best. Just because he wins.
All while he tries to share positivity wherever he goes and show people why he loves this sport. He celebrates with the fans. He jokes with his rivals. He signs autographs, takes photos, smiles, and never forgets to thank his team and the people who make cycling what it is.
And races with pure passion, attacks when others would wait, when others would in this phase of the race and with this big gap on second just sit on the wheel to defend safely yellow like we saw decade ago.
You don’t have to support him. You don’t have to cheer for him. Everyone is free to have their favourite rider. But there is a difference between supporting someone else and spreading endless hate, insults, and accusations without evidence simply because one rider is better than the rest.
I know these days it is trendy to write different things about Pogi, but this blog will always be different. I want this place to be a safe place and a place that brings you joy of cycling instead of bad feelings. So let’s enjoy cycling ❤️
Thank you for photo to Clément Parnot. #TDF2026
#Airbus ha costruito un aereo che sapeva avrebbe perso commercialmente.
Il suo A380 è stato ritirato nel 2021 e il suo concorrente, #Boeing, aveva ragione sulla direzione del mercato.
Eppure Airbus ha vinto la partita strategica.
(1/2)
Chi si muove per primo in modo irreversibile non vince perché ha più tempo, vince perché cambia le regole per tutti gli altri.
#Boeing non riuscì mai a rispondere in modo credibile: tre annunci, diversi modelli, ma nessun impegno reale.
(2/3)
ON HIS TOUR DE SUISSE DEBUT, TADEJ POGACAR (UAE TEAM EMIRATES XRG) WINS THE FIRST STAGE IN SONDRIO AFTER A 70 KM SOLO ATTACK! 👏🇸🇮 Fair to say he missed racing after 1 month and half of training, he ended this race after just one stage. CRAZY, GRANDE POGI!
#TourdeSuisse
Negli ultimi 10 anni l'occupazione nel privato è aumentata, ma il salario reale è sceso di 1.800 euro l'anno. Abbiamo creato lavoro, ma nei settori sbagliati: turismo, ristorazione, servizi a bassa produttività. La manifattura è ferma e la finanza in calo.
Uno dei modi che gli USA stanno utilizzando per fare pressione su Teheran è colpirne i ricavi generati dall’estrazione di greggio.
Non sapevo però cosa succede fisicamente a un giacimento quando sei costretto a fermare l’estrazione.
Ho scritto un pezzo su questo 👇
#hormuz
The Napoleonic Wars required a lot of horses in order for both sides to wage war. This created a horse shortage in many countries. Which increased the price for horse transportation.
This became a problem as coal from mining in northern england needed to get south. It was being pulled by horses on wagon tracks. But they decided to use steam locomotion on those wagon tracks instead of horses. Eventually that became passenger rail. And here we are.
All because of a war that led to a horse shortage
Really fascinating historical research by @hillaryvipond:
“Technological Unemployment in Victorian Britain - Young Workers and the Collapse of Entry”
Analysis of the bootmaking industry of Victorian England shows that the impact of mechanization was not so much to displace incumbent workers. Instead, the shock primarily affected a changing set of opportunities available to young people.
Il lavoro “rubato” dall’AI si sposta nei settori relazionali, dove la scarsità non è nella funzionalità del prodotto/servizio, ma nella psicologia della relazione umana.
É l’antica legge dello status sociale: desideriamo di più ciò che altri non possono avere.
Bellissimo saggio di @alexolegimas sul futuro del lavoro.
La Francia invece di sussidiare la domanda investe sull’elettrificazione massiccia. L’obiettivo è di arrivare al 60% di consumi elettrici entro il 2035. Cose che si possono fare quando hai elettricità pulita, abbondante e sovrana in quantità mostruose.
La “ragnatela” degli impatti dell’intelligenza artificiale su diversi settori professionali.
Un report di Anthropic uscito oggi misura empiricamente la differenza tra effetti attesi e reali.
https://t.co/NYP9UnFlGs
Apple non sta perdendo la sfida dell’Intelligenza Artificiale: sta giocando una partita completamente diversa e ha già costruito, senza che nessuno se ne accorgesse, il più grande data center del mondo. La competizione in questo mercato è feroce e riguarda ogni aspetto dell’industria, ma Cupertino possiede un vantaggio unico che gli altri player non avranno la possibilità di eguagliare.
Disclaimer: sono un investitore Apple.
La scommessa di Cupertino: l’AI locale, privata, personale, sicura e distribuita.
Mentre tutti gli altri player hanno investito centinaia di miliardi di dollari per costruire le proprie infrastrutture, la spesa prevista per Apple nel 2026 si ferma intorno ai 15 miliardi. Apple non ha un proprio modello, non possiede molti data center e non usa i dati dei propri utenti per il training. Ciononostante, è l’azienda meglio posizionata per la prossima fase della diffusione dell’AI, quella che sposta l’inferenza on device. Immagina di chiedere un consiglio al tuo amico al tuo fianco (inferenza on device) invece di inviare la richiesta a un esperto che vive dall’altra parte del mondo e aspettare la sua risposta (AI in Cloud).
Il settore dell’AI corre veloce perché la competizione è serrata in ogni aspetto. Le aziende competono sui modelli, sulle applicazioni, sui processori e sui dati. Con geometrie diverse, ogni attore cerca l’integrazione verticale sul maggior numero di queste componenti, rivolgendosi ai fornitori dove non arrivano con le proprie risorse o capacità. Osserviamo un mercato in evoluzione permanente: un anno fa sembrava che Google sarebbe stata spazzata via da OpenAI, poi ha rilasciato Gemini 3. Sembrava che Nvidia fosse irraggiungibile sui processori, ma AMD e Intel sono entrati nella partita. Abbiamo già parlato di quello che accade attorno ad Anthropic.
Anche nello sviluppo software, il mio settore, c’è una competizione spietata: Claude Code, Codex, VSCode con Copilot e Cursor sono ambienti agentici di sviluppo software che ogni mese rilasciano nuove feature cercando di conquistare il mercato. La conseguenza è che, mentre i player spendono centinaia di miliardi per investimenti software e hardware, i prezzi per i consumatori restano bassi e tendono a scendere. C’è chi, tra gli analisti, ha ipotizzato che l’Intelligenza Artificiale diventerà un mercato simile a quello dell’aviazione civile: margini bassi, competizione feroce tra le compagnie aeree con la conseguenza che tutto il valore viene catturato dagli utenti che possono viaggiare dove vogliono, quando vogliono, a prezzi accessibili.
In questo contesto, Apple è stata descritta come incerta, incapace di trovare una propria visione e di competere con Google, Amazon, OpenAI. È in parte così: ci sono stati ritardi nell’integrazione di Apple Intelligence nei prodotti e l’azienda non ha modelli propri efficienti come Gemini, GPT o Opus, tanto che per la prossima fase il fornitore per questa componente sarà Google. Mentre la concorrenza investiva 600 miliardi l’anno (combinati), Cupertino ne spendeva un decimo del più vicino concorrente: appena 15 miliardi la proiezione per il 2026.
Eppure, Apple è l’azienda meglio posizionata per dominare la prossima fase.
Ieri Cupertino ha presentato i nuovi chip M5 Max e Pro, con un design pensato per l’inferenza, il processo che genera le risposte dei modelli AI. I test dimostrano un miglioramento enorme rispetto alla generazione precedente.
C’è una piccola notizia, passata inosservata, comprensibilmente perché si tratta di un fatto molto tecnico e oscuro ai più. Un programmatore ha pubblicato su Substack una serie di tre articoli, spiegando (e pubblicando il codice) come ha bypassato lo strato di software di Apple per accedere direttamente all’Apple Neural Engine (ANE), la parte di processore che si occupa dell’inferenza, su un chip M4. Ha potuto eseguire alcuni test e fare qualcosa che Apple non vuole gli utenti facciano.
I test hanno dimostrato che l’efficienza di ANE, in termini di energia consumata per token generati, è dell’ordine di grandezza dei TPU di Google, i chip usati nei loro data center. È poi riuscito ad addestrare un modello con il Neural Engine, un chip pensato e prodotto esclusivamente per l’inferenza.
Il più grande data center (distribuito) al mondo
Ho chiesto a Gemini e a Grok di fare una ricerca e una stima: quanta potenza di calcolo hanno installato Google, Amazon e Microsoft nei loro data center e qual è la potenza di calcolo combinata se consideriamo i dispositivi Apple attivi?il più grande data center distribuito
Apple ha costruito negli anni un enorme data center distribuito su 2.5 miliardi di dispositivi attivi (tra MacBook, MacMini, iPad, iPhone). La potenza totale combinata è di ordini di grandezza superiore a quella dei competitor: Grok stima un equivalente di milioni o decine di milioni di CPU H100 equivalenti (uno standard usato come benchmark nell’industria), gli altri player migliaia o alcuni milioni.
Apple sta giocando una partita diversa: mentre tutti sono impegnati a costruire data center per l’AI in Cloud, integrando verticalmente le principali applicazioni, Cupertino scommette sui modelli locali, sull’inferenza distribuita. Il nuovo chip M5 Pro è in grado di eseguire un modello Open Source interamente on device quattro volte più velocemente della precedente generazione.
L’esecuzione on device offre parecchi vantaggi sia per gli utenti che per i fornitori: minore latenza, maggiore sicurezza e privacy, esecuzione offline. Scaricando i costi energetici sui consumatori, Apple non deve risolvere il problema dei data center: l’ha già risolto.
Larry Ellison, qualche giorno fa, osservava come i modelli sul mercato stiano convergendo perché sono addestrati fondamentalmente sugli stessi dataset: le informazioni che si trovano in rete. Con qualche variazione nella selezione, certo, ma sempre gli stessi dati, pubblici.
Privacy e dati: il bunker di Cupertino
Apple può contare sul patrimonio di dati che gli utenti custodiscono, al sicuro, sui propri dispositivi che sono considerati lo stato dell’arte in termini di privacy e sicurezza di un prodotto consumer (da poco, peraltro, approvato per l’uso in seno alla NATO proprio per queste caratteristiche). Come abbiamo visto, i chip serie M hanno già la capacità di addestrare modelli e l’accordo recentemente siglato con Google, hanno dichiarato, prevede che Gemini venga per lo più eseguito on device.
Apple, pur limitata dalla mancanza di un proprio modello all’altezza dei concorrenti, si sta posizionando come il più grande data center distribuito del mondo, senza spendere centinaia di miliardi per costruire infrastrutture che invecchiano in pochi mesi e sono già osteggiate dalle popolazioni locali perché responsabili dell’aumento incontrollato dei costi dell’energia.
Con una capacità di calcolo già installata e l'incomparabile vantaggio della privacy dei dati on-device, il posizionamento strategico di Apple la rende l'unica azienda in grado di cogliere appieno il potenziale dell'inferenza distribuita.
Leonardo Maria Del Vecchio guarda agli yacht e studia il dossier di The Italian Sea Group in difficoltà. Nel family office seguono con attenzione le vicende del gruppo toscano della cantieristica di lusso bersagliato dalle vendite in borsa dopo l’emersione di extra costi sulle commesse che vanno ricondotti a irregolarità attuate da figure apicali dell'azienda. La società è finita in crisi di cassa per il momento risolta con un’iniezione di 25 milioni di liquidità: https://t.co/F4fHfw1Jww
Da 3 anni, in privato, incontri, riunioni dei ministri, interviste, dico ciò che ieri è stato codificato nella Strategia di Sicurezza Nazionale USA e cioè che il rapporto con l’EU sarebbe mutato e che le garanzie di difesa regalate dopo il ‘45 sarebbero finite velocemente.
Era chiaro, evidente.
Con una tempistica più accelerata di quella che temevo (pensavo concedessero 2/3 anni in più) é accaduto ciò che era previsto.
La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell’avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile.
Gli USA hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario.
Trump ha semplicemente esplicitato che l’EU gli serve poco o nulla in questa competizione.
Perché non ha risorse naturali particolarmente rilevanti o utili.
Perché sta perdendo la competizione sull’innovazione e la tecnologia.
Perché non ha potere militare.
Perché, rispetto ai nuovi attori del Mondo, é piccola, lenta e “vecchia”.
I motivi per cui lo abbia fatto anche con un po’ di asprezza non sono nemmeno loro una sorpresa perché i suoi giudizi (e quelli di molti esponenti repubblicani o maga) su alcune posizioni e scelte politiche dell’Unione sono note da anni.
Ma il tema principale non è l’EU.
Come si nota dal poco spazio dedicato al vecchio continente, nella strategia resa nota ieri.
Ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli USA nella competizione con la Cina.
Un approccio pragmatico, senza sentimenti o legami, utilitaristico ed esclusivamente orientato alla supremazia economica e tecnologica nei prossimi anni perché significa supremazia in questo secolo.
Nulla di nuovo, per chi lo avesse seguito negli anni, nulla di strano rispetto alla visione americana consolidata.
É questo scenario (come dicevo ampiamente previsto) quello nel quale devono essere definite le scelte, le decisioni, le strategie delle nazioni più piccole (come noi).
Perché anche noi abbiamo bisogno di risorse.
Perché anche noi abbiamo bisogno di tecnologie.
Perché anche noi abbiamo bisogno di far crescere la nostra economia e difendere il nostro spazio di ricchezza.
Non per esercitare una supremazia su qualcuno ma per garantirci futuro.
Nel frattempo però la pessima notizia è che dovremmo (per me dovremo) pensare a ciò che finora ci avevano fornito “gratuitamente”, i nostri alleati statunitensi: la sicurezza, la difesa e la deterrenza.
Non parlo solo di quelle militari.
Per scelta politica in questi anni abbiamo costruito e consolidato una grande quantità di rapporti bilaterali con nazioni che ci possono aiutare nel percorso futuro (in Africa, Golfo, Asia, Sud America, Australia) per garantire e rafforzare la sicurezza economica, energetica e di approvvigionamenti strategici.
Per scelta abbiamo contribuito a dare un piccolo impulso positivo ad un’Europa che aveva perso il contatto con le traiettorie del Mondo pensando di poterlo plasmare a sua immagine e somiglianza.
Piccolo, perché le resistenze ideologiche e burocratiche che rifiutano un approccio veloce e pragmatico alle evoluzioni della realtà sono fortissime e sedimentate.
L’Europa è anche però un luogo naturale dove poter trovare partners per fare ciò che da soli siamo troppo piccoli per realizzare.
Ad esempio è chiaro che la “soglia di ingresso” finanziaria per recuperare il tempo perso su tecnologie fondamentali richiede una quantità di investimenti pubblici e privati tali che anche per 27 nazioni sono pesanti.
Ma vanno fatti, per sopravvivere.
Stesso discorso per la Difesa: più siamo, più é forte, meno costa.
Siamo nel pieno centro di cambiamenti epocali.
Occorre vederli, capirli ed orientare la nave, come in mare durante una tempesta.
Perché, come accade in mare, nessuno, nemmeno i più grandi sono in grado di controllare i flussi dei tempi nei quali viviamo, ma ognuno é costretto ad affrontarli navigando al meglio.