Prendetevi un minuto per ascoltare: le preoccupazioni espresse da Renzi sul terrorismo islamico sono quelle di molti di noi dopo i recenti attentati in Europa e in Italia. Un intervento impeccabile e condivisibile sotto tutti i punti di vista.
Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano e anima del giustizialismo italiano, ammette di aver “goduto” quando l’Italia non si è qualificata per la terza volta ai mondiali. Cioè lui gode quando il suo Paese perde. Tutto si tiene, tutto si spiega. Ci sono persone che godono per le sconfitte del nostro Paese, che godono quando sentono il tintinnare di manette, che godono quando insultano gli avversari politici. Sono persone che sono caratterizzate dal loro odio per gli altri più che dalla passione per le cose in cui credono. Conosco Marco Travaglio per come in tanti anni ha insultato me, la mia famiglia, i miei amici. Oggi ne riconosco lo stile mentre gode per una sconfitta dell’Italia, mentre gode pensando che ci sono dei bambini che non si sono mai emozionati vedendo l’Italia ai mondiali, mentre gode perché in una piazza non possiamo abbracciarci felici per le Notti Magiche o per un’emozione chiamata Calcio. Si può nascere felici, liberi e entusiasti, appassionati di cose belle e innamorati della possibilità di mettersi in gioco. E poi si può nascere Marco Travaglio. Sono fiero e orgoglioso di non essere come lui
Le parole del procuratore capo di Palermo sono gravissime. E fotografano una realtà drammatica che denunciamo da anni e che è anche peggiore di così . L’ho detto e lo ripeto questo governo non è solo irresponsabile vuole fare esplodere il sistema carceri.
La destra litiga sulla legge elettorale mentre gli italiani fanno i conti con caro vita e bollette. Meloni ha perso la fiducia dei suoi e del Paese. Ora restituisca la parola agli italiani. La mia intervista a Il Messaggero 👉🏻 https://t.co/nbGDSF1oJS
Siamo stati noi.
Per giorni vi siete chiesti chi avesse invitato i giovani dello Zen a ribellarsi alla mafia. Chi avesse scritto e affisso quelle cartoline per sfidare i mafiosi scarcerati nei quartieri dove sono sempre stati abituati a spadroneggiare. La risposta è semplice: siamo stati noi.
Ogni sera ci davamo appuntamento da Ulisse, la pizzeria di Tommaso Natale che nei mesi scorsi ha subito intimidazioni mafiose. Mangiavamo una pizza e poi uscivamo con le nostre cartoline adesive. San Lorenzo-Resuttana, Uditore-Passo di Rigano, Acquasanta, Tommaso Natale-Sferracavallo, lo Zen. Strada dopo strada, palo dopo palo, muro dopo muro.
Non è stata una provocazione. È stato un messaggio. Ai boss, ma soprattutto ai cittadini. Per dire che i quartieri non appartengono ai mafiosi. Appartengono a chi li vive, li ama e non ha più intenzione di abbassare lo sguardo. Abbiamo vissuto gli anni in cui hanno occupato i nostri quartieri, non torneranno più. Adesso devono stare al loro posto.
È stata una bellissima esperienza. Perché la lotta alla mafia non si combatte soltanto nei tribunali o nelle caserme. Si combatte anche nello spazio pubblico, nelle parole, nei simboli, nella capacità di rompere l’indifferenza. Se una cartolina, un adesivo o un manifesto riescono a suscitare curiosità, a far discutere, a strappare una riflessione a un ragazzo o un sorriso di incoraggiamento a un commerciante, allora hanno già raggiunto il loro obiettivo. Loro sparano con i kalashnicov per fare paura. Noi affiggiamo cartoline per togliergliela.
Per questo non ci fermeremo. Continueremo con altre campagne di sensibilizzazione, con linguaggi nuovi, semplici, capaci di parlare a tutti. Perché la mafia teme soprattutto una cosa: una società che smette di considerarla normale.
Voglio ringraziare i volontari, i militanti di Italia Viva-Casa Riformista che, insieme a me, hanno dedicato il loro tempo, le loro energie e il loro entusiasmo a questa iniziativa.
E voglio ringraziare le donne e gli uomini delle forze dell’ordine e della magistratura. Ogni giorno, spesso nel silenzio, continuano a contrastare Cosa nostra con coraggio, professionalità e senso dello Stato.
Noi abbiamo attaccato degli adesivi. Loro difendono ogni giorno la nostra libertà di farlo.
Quando Trump attacca Meloni è evidente che noi stiamo con l'Italia e difendiamo l'interesse nazionale. Dieci anni fa invece Giorgia la pensava diversamente
Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni.