quello che stiamo scoprendo negli ultimi due anni è che la Sinistra globalista ha costruito in tutto l'Occidente un apparato parastatale svincolato da ogni controllo democratico finalizzato a distruggere le istituzioni statali e a smantellare la civiltà secondo le linee-guida dichiarate da Open Society e dal WEF
“Quei poliziotti non erano malvagi.
Non erano incompetenti. Erano terrorizzati. Terrorizzati di essere visti come razzisti”.
UK. L’insegnante e attivista Katharine Birbalsingh riflette sulla morte di Henry Nowak, il ragazzo accoltellato da un giovane di origine indiana e lasciato di fatto morire dai poliziotti intervenuti. Il suo discorso è una delle riflessioni più profonde sulla società occidentale divorata dal senso di colpa e dal politically correct:
“L'aggressore di Henry Novak era un uomo di colore, quindi l'istinto più profondo della polizia di proteggere la vittima è stato sopraffatto dalla loro paura più forte, essere accusati di razzismo.
La polizia non è speciale. Sono ciò che alcuni dei nostri giovani sono diventati così consumati dal senso di colpa bianco che faranno cose folli, irrazionali e disumane piuttosto che rischiare di essere visti come razzisti.
Il motivo per cui la generazione più giovane vede le cose come le vede è perché è stata insegnata a vedere le persone in due campi, quelli che sono oppressi e quelli che sono oppressori
L'uomo che ha ucciso Henry Novak apparteneva alla classe degli oppressi, quindi il compito della polizia era proteggerlo, non l'uomo morente a terra.
Questa non è crudeltà o incompetenza. Questo è il senso di colpa bianco, e siamo noi quelli che l'hanno insegnato ai nostri figli.
Noi, i Boomers, i Gen X, i Millennials più anziani, siamo responsabili per non aver insegnato ai nostri figli la differenza tra giusto e sbagliato”.
La #Volkswagen, storica casa automobilistica britannica, annuncia migliaia di licenziamenti. Purtroppo la #Brexit e l'uscita dall'#UE continuano a devastare l'economia del Regno Unito.
✍🏻 Leandro Fabio Gamberucci
Cara senatrice Ilaria Cucchi (@cucchi_ilaria)
la memoria è una virtù preziosa. Soprattutto quando si sceglie di fare della giustizia e dei diritti umani la propria missione politica. Per questo sorprende che alcuni episodi sembrino essere stati cancellati dai suoi ricordi.
Ripercorriamo i fatti. Suo fratello Stefano venne arrestato nella notte del 15 ottobre 2009 con l’accusa di cessione di una modesta quantità di sostanze stupefacenti. Da allora quella vicenda è diventata una delle pagine più controverse della storia giudiziaria italiana. Oggi è ancora aperta l’inchiesta-ter sui presunti depistaggi successivi alla sua morte, con otto militari dell’Arma rinviati a giudizio per varie ipotesi di reato.
Non intendo entrare nel merito delle vicende processuali. Mi interessa, invece, ricordare ciò che ho vissuto personalmente.
Sono David Gramiccioli. Sono la persona che accompagnò lei, sua madre e suo padre – del quale conservo ancora oggi un ricordo dolcissimo – da Gianni Alemanno, allora sindaco di Roma. Stefano era morto da poco e il vostro dolore era ancora straziante.
Ricordo perfettamente quella serata in Campidoglio. Ricordo un Gianni Alemanno sinceramente colpito dalla vostra sofferenza e determinato a fare tutto ciò che era nelle sue possibilità. Non furono parole di circostanza.
Davanti a tutti noi prese il telefono, chiamò Maurizio Gasparri e, pochi minuti dopo, fu messo in contatto con Angelino Alfano, allora ministro della Giustizia del Governo Berlusconi quater. La conversazione durò qualche minuto. Alemanno spiegò la vostra presenza, illustrò la vicenda e chiese al Guardasigilli che venisse fatta piena luce sulla morte di Stefano.
È un episodio reale, vissuto in prima persona.
Eppure, nel corso degli anni, non l’ho mai sentita ricordarlo. Come se quel gesto non fosse mai esistito. Come se fosse stato cancellato dalla memoria.
Mi auguro che non sia una rimozione dettata da appartenenze ideologiche. Perché quel giorno Gianni Alemanno non agì per convenienza politica, ma per umanità.
Oggi lei siede tra i banchi del Senato della Repubblica. Ha costruito una nuova vita personale e politica, trasformando il dolore in impegno pubblico. È una scelta rispettabile.
Proprio per questo, però, sorprende che chi rivendica con forza la tutela dei diritti umani sembri aver dimenticato chi, in un momento drammatico della sua vita, le tese una mano senza esitazioni.
La memoria dovrebbe essere selettiva solo con il rancore. Mai con la riconoscenza.
il concetto stesso di "integrazione" deve affrontare temi che appaiono insormontabili...
e se l'idea stessa di "integrazione" non fosse altro che violenza giacobina...?
Una società che guarda i propri figli come un fastidio e gli animali domestici come surrogati affettivi su misura esprime un disagio culturale e psicologico totale.
Ne sono il manifesto perfetto le dichiarazioni della Murgia, che liquidava l'infanzia con un insulto e un cinismo provocatorio che è solo il sintomo di un’aridità emotiva profonda, dove l'incapacità di amare viene spacciata per emancipazione.
Dire che i bambini "rompono" significa aver smarrito l'istinto più elementare della nostra specie, rifiutando il futuro, la fragilità e il caos generativo della vita stessa.
Chi odia i bambini, in fondo, odia se stesso, la propria infanzia e inevitabilmente i propri genitori.
Perché un figlio richiede sacrificio, pazienza e la capacità di farsi da parte per far crescere qualcun altro; richiede, insomma, di non essere al centro del mondo.
Ed è precisamente questo che l'egoista contemporaneo non può tollerare.
Così, al posto del miracolo complicato di un figlio, si preferisce il cane o il gatto, usati come succedanei di un amore umano che è sì molto più difficile, ma proprio per questo infinitamente più appagante.
Il cane non contesta, non giudica e non cresce per rivendicare la propria indipendenza.
Offre una gratificazione emotiva immediata, sottomessa e a basso costo, capace di incastrarsi alla perfezione nei ritmi di una vita narcisistica e solitaria.
È l'amore ridotto a bene di consumo: un affetto da comprare, controllare o rinchiudere quando intralcia i piani personali.
Una civiltà che coccola i cuccioli di altre specie mentre anestetizza l'empatia verso i propri figli è una civiltà malata, che sta firmando la propria estinzione biologica e spirituale. Dietro la maschera dell'intellettualismo resta solo il vuoto di chi ha talmente paura della vita vera da preferire un surrogato pur di non mettersi mai in gioco.
In definitiva: si tratta di vigliacchi, egoisti e ignoranti.
Vigliacchi perché rifiutano le responsabilità della genitorialità.
Egoisti perché a un figlio non basta una crocchetta per fargli scodinzolare la coda.
E profondamente ignoranti, perché si riempiono la bocca di finto amore per la natura senza capire nulla delle sue leggi: nel mondo animale, nessuna specie caccerebbe mai via un proprio figlio per adottare il cucciolo di un'altra specie. Nel tentativo di imitare la natura, hanno finito per tradire persino quella.
La politica non richiede alcuna capacità, alcun talento, alcuna abilità, alcuna conoscenza specifica.
Richiede attitudine caratteriale ed una solo cosa: capacità dialettica.
La politica è: saper parlare in pubblico.
In Italia questa abilità non viene insegnata ad alto livello da nessuno in nessun contesto mai se non su specifica richiesta e in canali esclusivi.
Questo perché si intende la politica come una via di mezzo tra la lotta darwiniana e l'ordalia.
"Nel momento in cui si concederà la cittadinanza italiana, si creerà un nuovo peso politico e perciò... chi utilizza certi termini non avrà più abbastanza spazio"
"Con la vostra democrazia vi conquisteremo e con le vostre regole vi governeremo"
È chiaro o vi serve un disegnino?