I 20 minuti che sconvolsero il mondo.
Una cosa mai vista, impensabile, inconcepibile: una lite, toni che si alzano, gesti a stento trattenuti nello Studio Ovale della casa Bianca. Incredibile.
Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, JD Vance, suo vice, che rimbrottano ai limiti dell’insulto e della minaccia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che risponde per le rime mentre si dipinge in volto la più assoluta incredulità e un dolore quasi fisico.
Vale la pena ricordarlo ancora, prima che della storia e della verità non rimanga più traccia in quest’era stravolta: il Presidente di un Paese aggredito da un nemico incommensurabilmente più potente, in guerra da tre anni per la propria sopravvivenza e libertà a prezzo di immani sacrifici e perdite umane e materiali. Quest’uomo è stato sballottato, posto di fronte a un vero e proprio ricatto, senza neppure la voglia e quel minimo di decenza di far finta che non sia così: “O firmi l’accordo o noi siamo fuori!“, ha quasi urlato Donald Trump, riferendosi all’accordo sui minerali rari dell’Ucraina da cedere agli Stati Uniti.
Ma qui l’accordo non c’entra niente, il contenuto - peraltro estremamente vago - ancor meno. Siamo alla pura prevaricazione del più forte sul più debole, al ricatto. Alla profanazione del luogo che da quando siamo nati abbiqmo interpretato come un tempio della democrazia, pur con tutti i suoi limiti e umanissimi difetti. Una cosa raggelante, rivoltante. Insultante. Vergognosa.
#Trump per ora è riuscito nel miracolo di riavvicinare Londra all’Europa, risollevare il partito di #Trudeau dalla polvere in Canada e far apparire #XiJinping moderato. Il tutto semplicemente spingendo in direzione opposta con il suo stile impeccabile. Chapeau
Il video postato da Donald #Trump su #Gaza è talmente schifoso e irrispettoso di una tragedia epocale da essere incommentabile.
L’unica riflessione dovrebbe essere psichiatrica: un pezzo di mondo è in mano a una persona con evidenti alterazioni dell’equilibrio psichico.